TRIPWIRE. Se ai giudici non piacciono i satelliti

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Gli antichi interrogavano le stelle, noi non interroghiamo i satelliti. Assolto il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli per la strage di Nassirya. In precedenza erano stati assolti Vincenzo Lops e Bruno Stano, comandanti del contingente rispettivamente fino a un mese prima e durante la strage.

Le assoluzioni certificano che l’investigazione della procura fu sgangherata. Solo in dibattimento, grazie a una perizia voluta dalla difesa, si è appurato che l’esplosivo della strage ammontava a quattro tonnellate, dieci volte le “congetture” della procura, che stimò quattro quintali. Gli esiti tecnici d’un tale errore svelano la qualità e l’affidabilità della nostra intelligence, diretta dal generale Nicolò Pollari. Come fu possibile per i terroristi approntare in zona di guerra tali quantità di esplosivo, portandolo sull’obiettivo senza allertare la nostra intelligence? Se ciò fosse agevole, non ci sarebbe contingente in Iraq e in Afghanistan che potrebbe resistere più d’una settimana. Vi sarebbero almeno un’altra mezza dozzina di domande che giustifichino la riapertura di un’inchiesta, ma non a carico dei tre assolti.

La scarsa dimestichezza della magistratura militare con la tecnologia rifulge anche per altri versi.
Su Nassirya è logico attendersi una sorveglianza satellitare con immagini in HD, su un campo di osservazione più ampio di quello devastato. L’esame di queste riprese avrebbe potuto fornire risposte sull’autocisterna carica con quattro tonnellate di esplosivo. Le possibilità sono due: o i fotogrammi ci sono e non li si vuole esibire o nessuno ha voluto la sorveglianza satellitare. Una prova che crimine e idiozia sono parenti stretti.

09 Giugno 2010