Medici ospedalieri a Brunetta: "Slitti il certificato digitale"

SANITA' ELETTRONICA

In una lettera aperta indirizzata anche al ministro della Salute Fazio, la Cimo-Asmd chiede una proroga per l'attivazione del servizio: "Serve un tavolo tecnico". La Cgil: "Un flop le nuove norme". Palazzo Vidoni: "Documenti digitali in aumento del 70%"

di Federica Meta
''E' necessario prorogare l'obbligo di invio dei certificati medici online, non ci sono gli strumenti idonei che consentano di rispettare i termini previsti dalla normativa''. E' quanto chiede il presidente nazionale Cimo-Asmd (Coordinamento Italiano dei Medici Ospedalieri - Associazione Sindacale dei Medici Dirigenti), Riccardo Cassi, in una lettera aperta al ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, al ministro della Salute Ferrucio Fazio e al coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni Luca Coletto.

Cassi sottolinea ''la mancanza in molte aziende sanitarie dei mezzi necessari per inviare i certificati di malattia per via telematica nonostante la vicina scadenza del periodo di collaudo''. ''La Cimo - afferma - chiede di prolungare la fase di prova'' affinché i medici che lavorano nelle strutture del Sistema Sanitario ''possano essere messi in condizione di farlo dalla propria amministrazione''.

Nel documento si chiede, inoltre, ''di attivare il prima possibile un tavolo tecnico tra amministrazioni centrali, regionali, e organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria, per affrontare problematiche specifiche della categoria come la drammatica situazione dei Dea/Pronto soccorso, strutture che dovrebbero essere pronte ad affrontare le emergenze e in cui, invece, si registrano sovraffollamento cronico dei pazienti, tempi di attesa elevati e problemi organizzativi''. ''In queste strutture è necessario – ha concluso il presidente Cimo - prevedere metodologie tecniche e operative specifiche per l'invio dei certificati online come l'utilizzo di personale dedicato o l'invio centralizzato da parte della direzione sanitaria''.

La lettera arriva a un mese di distanza dall’annuncio del ministro che lo scorso 3 agosto aveva chiarito che “a metà settembre terminerà la fase di collaudo e il sistema di certificazione online della malattia sarà del tutto operativo. Chi non avrà ottemperato alla legge subirà le sanzioni previste”. L’annuncio di Brunetta, però, non è piaciuto ai medici che denunciano lentezze nella distribuzione dei Pin necessari ad accedere al Sac (Sistema di accoglienza centrale), la piattaforma gestita dall’Inps dove verranno raccolti i certificati digitali.

Altro punto dolente riguarda la patch di aggiornamento del software in uso dai medici di famiglia per redigere i certificati: i professionisti lamentano prezzi troppo esosi per l’adeguamento. Si tratta i media di costi che si aggirano introno ai 300 euro ai quali vanno aggiunti a quelli per l’abbonamento annuale alla piattaforma.

Ma il ministro non sembra intenzionate a fare marcia indietro. “Abbiamo attivato un call center per tutti quei medici che non possono ancora usare la certificazione online”.

Inoltre Palazzo Vidoni informa di una forte accelerazione nell'invio di certificati online: in agosto sono stati inviati oltre 260mila documenti, con un aumento del 70% rispetto al mese precedente.

"Nel mese di agosto è proseguita a ritmo serrato la distribuzione ai medici delle credenziali di accesso (Pin) necessarie per l’utilizzo del nuovo sistema di trasmissione telematica, attraverso il quale, dal 19 luglio, il certificato di malattia dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, deve essere inviato direttamente all’Inps", precisa il ministero.

A partire dallo scorso 9 agosto i certificati sono stati oggetto di un attento monitoraggio da parte del Formez che, su incarico del Dipartimento per la digitalizzazione della PA e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha verificato quanto realizzato dalle Aziende sanitarie locali (ASL) e Aziende Ospedaliere (AO) di tutte le regioni e province autonome del territorio nazionale, con l’esclusione delle aziende dell’Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana, ove i medici sono già in possesso di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS) che consente loro di accedere al nuovo sistema.

"Nonostante la rilevazione si sia svolta in pieno periodo estivo, al 31 agosto sono state contattate, su un totale di 168, ben 166 aziende sanitarie, delle quali, il 68% ha risposto in modo esaustivo all'intervista, mentre il 32% ha comunque fornito dati parziali in via di completamento - si legge nel comuncato -. La rilevazione evidenzia come i ritardi nella distribuzione dei Pin manifestati in fase di avvio siano da ricondurre soprattutto a problemi organizzativi-burocratici interni alle aziende, quali quelli di natura tecnico-informatica, oppure di chiare direttive da parte degli uffici competenti. Solo nel 5% dei casi le cause del ritardo vanno invece riferite a fattori di tipo esterno riferibili alla mancata ricezione delle azione dei Pin. Dalle interviste emerge anche che, quasi ovunque, le Aziende sanitarie e quelle ospedaliere hanno iniziato l’azione di distribuzione intervenendo innanzitutto sui medici di famiglia, che di fatto sono quelli più operano sul fronte della certificazione per malattia".

Ancora secondo i dati rilevati dal Formez e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il numero di medici di famiglia oggi dotati di credenziali di accesso al sistema è infatti passato dal 32% di fine luglio a oltre il 70%. Significativo è stato anche l’avanzamento registrato per i medici ospedalieri, di cui circa il 25% risulta attualmente dotato di PIin di accesso al sistema.

Questo incremento ha interessato tutte le regioni, "sebbene si possano ancora osservare differenza significative a livello territoriale. Si va dalle situazioni delle regioni Marche, Valle D’Aosta e delle Province autonome di Trento e di Bolzano - conclude Palazzo Vidoni - laddove le percentuali di medici di famiglia abilitati sono superiore al 90%, a quelle di regioni quali la Puglia e la Sicilia dove la percentuale di medici di famiglia dotati di credenziali di accesso è ancora inferiore al 30%".

I numeri non convincono però la Fp-Cgil che per bocca del segretario nazionale Massimo Cozza ricorda che "il sistema di
trasmissione telematica all'Inps, già dato per operativo dal 15 dicembre 2009 e poi poi volte rinviato, sia ben lontano da un'adeguata attuazione. E' evidente il flop di Brunetta''.

Il dato di soli 260.000 certificati di malattia trasmessi in modalità telematica nel mese di agosto a fronte di 5.000.000
l'anno, continuano Cozza ''conferma che il sistema ancora è molto indietro''. Al ministro - conclude Cozza - "chiediamo di non illudere i cittadini e di sospendere la prossima scadenza ultimativa da lui stesso proclamata del 15 settembre".

02 Settembre 2010