Certificati medici online, lo scontro non si placa

MEDICI VS BRUNETTA

Lo Smi chiede un confronto con il ministro: "Serve una proroga o il sistema fallirà". Turatto (Ddi): "Gli strumenti tecnologici ci sono. Si deve partire". Ancora aperta la questione delle indennità informatiche

di Federica Meta
Continua lo “scontro” tra Brunetta e i medici sui certificati di malattia online. L’ultima voce ad alzarsi contro – non tanto il provvedimento in sé – quanto sulla tempistica ritenuto troppo stringente lo Smi (Sindacato dei medici italiana) che in una lettera aperta al ministro della PA e Innovazione a firma del segretario generale, Salvo Calì, chiede “un confronto con tutti i sindacati rappresentativi della categoria sul nodo dell’invio online dei certificati di malattia per evitare di andare incontro ad un fallimento del nuovo sistema a scapito dei medici, minacciati da ingiuste sanzioni e degli stessi cittadini”. Nel testo lo Smi ribadisce la richiesta di una proroga del periodo di prova, la cui scadenza è prevista per metà settembre, e avanza la proposta di inserire nella Commissione tecnica di collaudo e verifica i rappresentati dei medici.

“È evidente che da parte nostra non c’è alcuna preclusione rispetto a quella che è stata definita la ‘rivoluzione telematica nella sanità’ – precisa la lettera - ma allo stesso tempo non possiamo non nascondere i molti problemi emersi”.

Secondo il sindacato “lo stato della diffusione della banda larga e la capillarità della rete internet in Italia è ben lungi dall’essere in grado di supportare questa scommessa in così breve tempo”. Lo Smi ribadisce infine come la messa a regime dell’invio online dei certificati va a rilento tanto tra i medici dirigenti che convenzionati.

“Le realtà che rispondono con più efficacia sono le Regioni che già avevano un sistema telematico in stato avanzato ed anche in questi casi con non pochi intoppi – conclude la missiva -. Si avvicina la scadenza del periodo di collaudo di metà settembre e crediamo sia fuorviante semplificare o rimuovere questa situazione di difficoltà oggettiva ricorrendo alla minaccia di sanzioni ai medici cosiddetti inadempienti”.

Nei giorni scorsi Palazzo Vidoni aveva reso noto che oltre il 70% dei medici di famiglia sono in possesso del Pin per accedere al Sac, il Sistema di accoglienza centrale, gestito dall’Inps che “raccoglie” i documenti telematico. Inoltre il ministero ha attivato un numero verde (800 013 577) ad uso dei professionisti non digitalizzati. “Il pacchetto di strumenti a disposizione dei medici è completo – ricorda al Corriere delle Comunicazioni, Renzo Turatto, Capo dipartimento Digitalizzazione e Innovazione tecnologica -. Non c’è motivo di far slittare la messa a regime del provvedimento. E’ necessario partire per spingere tutto il sistema ad adottare l’invio online. Certamente, poi, terremo nella debita considerazione l’esistenza di eventuali ostacoli all’applicazione del provvedimento e valuteremo i casi in cui derogare alle sanzioni previste”.

Oltre alla questione meramente tecnologica che – come precisa il ministero – “ormai non sussiste più”, c’è in ballo anche quella economica. Nei mesi scorsi le rappresentanze sindacali dei medici avevano sottolineato la necessità di vedersi riconosciute indennità per sostenere le spese informatiche necessarie. Indennità che però il ministero non intende prendere in considerazione. Paolo Donzelli, direttore dell’Ufficio Studi e Progetti per l’innovazione digitale, ricorda che “i medici già usufruiscono di 930 euro di rimborso IT a cui si aggiungono gli adeguamento per la dotazione informatica che ogni Regione destina ai professionisti che ammonta a 4684 euro”.

Inoltre l'Inps ha definito la procedura con la quale i datori di lavoro possono richiedere all’Istituto di inviare alla propria casella di posta elettronica certificata (Pec) le attestazioni di malattia dei dipendenti. "Sono quindi disponibili da oggi tutti i servizi per i datori di lavoro (sia pubblici che privati) previsti dal nuovo sistema per la trasmissione telematica dei certificati di malattia", rimarca una nota del ministero della PA e Innovazione.

07 Settembre 2010