DigitPA, sedotto e abbandonato?

L'IMPASSE

Ancora commissariato l'ente che avrebbe dovuto guidare il piano E-gov 2012. Senza testa la struttura dedicata a Spc e consulenza agli enti centrali. Tagliati 8 milioni di fondi. L'ex ministro Nicolais: "Così si rischia il caos". Volpi (Lega Nord): "Stop al commissariamento"

di Federica Meta
Doveva essere protagonista di una grande riforma, invece l’ex Cnipa, diventato da dicembre 2009 DigitPA con una mission rinnovata, è al palo dalla scorsa primavera. Ovvero da quando è stato commissariato e nominato commissario straordinario l’ex presidente Fabio Pistella. Da quel momento le attività sono bloccate, in attesa delle redazione del piano triennale al quale, stando a quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, il dg Giorgio De Rita sta lavorando.

Lo stop delle attività è causato anche dal fatto che molte strutture sono scoperte, non avendo più dirigenti responsabili. A soffrire della mancanza di una guida sono quelle dedicate all’elaborazione dei pareri dei progetti della Pubblica amministrazione centrale (praticamente il core business di DigitPA), dei rapporti con Regioni ed enti locali e, infine, quella dell’Spc, rimasta acefala dopo il trasferimento di Emilio Frezza al Comune di Roma. A tentare di tenere insieme le fila del coordinamento è rimasto solo il professore Antonio Orlandi, arrivato lo scorso settembre.

Alla paralisi operativa va aggiunta la scarsità di personale: di 250 addetti ne sono rimasti 110. Per fare fronte alla carenza di dipendenti proprio in questi mesi l’ente sta facendo nuove selezioni. Ma a loro volta le assunzioni rischiano di non andare a segno per del taglio dei fondi: per funzionare, DigitPA ha bisogno di 15-18 milioni di euro all’anno per affitto, utenze e stipendi. Peccato che la Finanziaria 2011 preveda solo 7 milioni di euro.

E se il ministro Brunetta contava sul fatto che al fabbisogno finanziario l’ente potesse fare fronte mettendo sul mercato prodotti e servizi, così non è stato. Finora, infatti, non c’è alcuna struttura dedicata alla commercializzazione; struttura che - manco a dirlo - per funzionare ha bisogno di soldi e personale qualificato ad hoc. E, ad oggi, non ci sono né gli uni né l’altro. “La paralisi di DigitPA è frutto della ‘filosofia’ di innovazione del ministro Brunetta che considera l’amministrazione al pari di un’azienda privata - sottolinea Antonio Crispi, segretario nazionale Fp-Cgil -. Ne sono un esempio le intese siglate con aziende IT, che delegittimano il ruolo di questo prezioso strumento. Il ministro dovrebbe avere il coraggio di ammettere che così si depaupera quel patrimonio di competenze qualificate che tanto ha fatto per la modernizzazione del Paese”.

E sul destino di DigitPA si interrogano anche esperti del settore, come dimostrano le considerazioni di Greta Nasi, assistant professor del dipartimento di Analisi Istituzionale e Management Pubblico della Bocconi. “È grave che DigitPA non riesca a decollare - rimarca Nasi -. Una delle funzioni svolte, infatti, era quella di armonizzare le best practice, appannaggio di enti locali virtuosi, per lanciarle sul territorio nazionale con le pratiche di riuso oppure con le Ali, alleanze locali per l’innovazione. Se viene meno questa funzione il rischio è che l’innovazione non venga rilanciata in aree svantaggiate”.

Il ruolo di “cane da guardia” dell’Ict pubblico serve ancora dunque? Per la docente il discorso è più complesso. “Non si tratta tanto di capire ‘chi’ debba prendere in capo la governance dell’innovazione quanto il fatto che effettivamente ci sia questa governance - puntualizza Nasi -. Il Cnipa lo ha fatto bene in passato, ora può farlo anche DigitPA. Ma se così non dovesse essere sia chiaro che serve una cabina di regia che governi i processi innovativi, altrimenti l’Italia resta al palo”.

Ma cose dice il top management di DigitPA di questa empasse? Contattati dal Corriere delle Comunicazioni hanno preferito non rispondere alle domande “proprio perché la situazione è molto delicata e gli ostacoli da superare non sono pochi”.


L'INTERVISTA/1
L'EX MINISTRO NICOLAIS: "Così si rischia il caos, rilancio necessario"


"Senza un ente che svolga le funzioni che prima erano del Cnipa ogni strategia di innovazione è destinata a collassare". Non usa mezzi termini Luigi Nicolais, deputato PD ed ex ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, per commentare l’empasse in cui si trova oggi DigitPA.

Brunetta sembrava aver puntato molto sul rilancio dell’ex Cnipa con la riforma di fine 2009, invece oggi DigitPA è in fase stallo. Cosa non ha funzionato a suo avviso?
Onestamente stento a comprendere il perché questo ente sia stato abbandonato a sé stesso. Tanto più che si occupava di temi dirimenti per l’innovazione: la larga banda e l’interoperabilità che sia io, ai tempi del mio ministero, sia il mio predecessore, Lucio Stanca, ci eravamo impegnato a rilanciare. Temi che il ministro Brunetta aveva inserito nel suo nuovo programma, salvo poi sacrificarli su un non meglio identificato altare.

Questa situazione che impatto avrà nei rapporti tra le amministrazioni e le aziende, dato che uno dei ruoli di DigitPA è proprio quello di fare da interlocutore tra le necessità del comparto pubblico e le offerte dei fornitori di tecnologia?

Il fatto che quel ruolo sia venuto meno è drammatico e getta tutto il comparto in un caos totale. Faccio un esempio: il Cad del 2005 è stato elaborato con un forte contributo del Cnipa che ha disegnato la cornice ideale entro cui l’innovazione si sarebbe dovuta iscrivere, fornendo, dunque, alle aziende un prezioso strumento di comprensione dei processi pubblici. Se viene meno questa funzione le aziende perdono la bussola.

Se DigitPA langue, di contro l’Agenzia per l’Innovazione torna a nuova vita...
Ma anche in quel caso si capisce poco quello che questo ente è diventato o vuole diventare. Nata con funzioni di valutazione dei progetti di privati interessati ad accedere ai fondi pubblici nonché di messa a punto e diffusione di best practice, oggi non fa né l’una né l’altra cosa. Anche io mi chiedo a cosa servire e dove dovrebbe portare questo rilancio...

Esiste una ricetta per far tornare DigitPA agli antichi fasti?
Credo che fondamentale elaborare un piano regolatore per la digitalizzazione della PA sia sul piano hardware sia sul software. Uno strumento di indirizzo armonizzato al Cad per trasformare l’amministrazione in una sorta di Internet “navigabile” per cittadini e imprese che DigitPA potrebbe prendere in carico.

L'INTERVISTA/2
VOLPI (LEGA NORD): "Stop al commissariamento, ma l'ente sia meno pubblico"


Credo che ci debba essere maggiore chiarezza in merito a quello che sta succedendo a DigitPA, dobbiamo sapere che ne sarà dell’ente". Raffaele Volpi, deputato della Lega Nord e membro della commissione Affari Costituzionali della Camera, chiede chiarimenti su quello che sarà il futuro dell’ex Cnipa.

Onorevole Volpi che idea si è fatto di tutta questa storia?
Guardi, io ho osservato con interesse alla trasformazione che ha portato il Cnipa a diventare DigitPA con un mission rinnovata e più aperta verso il mercato. Detto questo, aggiungo però che non è più sostenibile questo stallo. È necessario sbloccare subito il commissariamento e nominare gli organi direttivi, mettendo l’ente in condizione di lavorare in un momento in cui è economicamente urgente spingere l’acceleratore sui progetti di innovazione. Ma oltre al lato operativo bisogna guardare con attenzione anche a quello culturale.

In che senso?
La mia impressione è che DigitPA andasse ripensato in modo più dinamico per quel che riguarda l’approccio al tema dell’innovazione. Mi spiego: l’ente resta ancora troppo “pubblica amministrazione” esso stesso. Questo lo porta a considerare il comparto pubblico come qualcosa di “altro” rispetto alle aziende private.

Invece non è così?
Credo di no. Non c’è molta differenza tra le resistenze culturali che si incontrano nel management di una piccola impresa davanti all’uso di nuove tecnologie rispetto a ciò che accade in piccolo ente; così come si trovano gli stessi ostacoli nella scelta della soluzione innovativa e nella sua armonizzazione con l’organizzazione interna del lavoro e dei processi.
Se DigitPA iniziasse a pensare in quest’ottica potrebbe rappresentare realmente un valore aggiunto nell’attuazione del piano di modernizzazione che il ministro Brunetta ha messo in campo.

Concretamente cosa dovrebbe fare DigitPA una volta messo in condizioni di operare?
A questo proposito vorrei lanciare un’idea. A mio avviso quello che serve al Paese oggi è un tavolo sull’innovazione pubblica dove possano interagire tutti gli attori - pubblici e privati - coinvolti ne processi, con l’obiettivo di elaborare una roadmap che, partendo dalle buone pratiche già implementate, ci porti a fare il tanto atteso salto nel digitale. E in questo tavolo l’ex Cnipa potrebbe mettere sul piatto tutta la sua esperienza e capacità di elaborare progetti ad alto valore tecnologico.

02 Novembre 2010