TRIPWIRE. Una deontologia per l'Ict nella PA

TRIPWIRE

di Piero Laporta
L’ultimo Tripwire ha ispirato i commenti d’un paio di lettori. La PA “dipendente-centrica”, addita il primo, coi diritti ai dipendenti e i doveri sul cittadino, reca una peculiare ostilità alla comunicazione real time. Vero. Occorre ripetere tuttavia che, non i “fannulloni” esecrati da Renato Brunetta, ma i dirigenti sono causa di ritardi, scarsa trasparenza e carenza di e-work, cortina dell’incapacità organizzativa, quando non degli illeciti.

Ciò è confermato dal secondo commento, sulle relazioni cittadino-giustizia. Un dirigente di cancelleria, impiegato al di sopra delle sue capacità, rifiuta di ricevere un atto per fax o per posta certificata. Non c’è giustificazione per tale ostruzionismo, le cui conseguenze, ben prima dei tempi del processo, della incertezza della pena, delle intercettazioni, ben prima della malagiustizia, ricadono sul cittadino.

Urge un codice deontologico che tenda a distinguersi con una forzatura costituzionale, nel quale s’enunci l’obbligo della massima trasparenza degli atti e della comunicazione online con l’utenza. Se una PA è carente nella comunicazione real time, le conseguenze devono esserle ascritte con riparazioni immediate e risarcitorie per il cittadino.
Il secondo principio è una revisione della normativa sui dati privati: nome, cognome, compito, stipendio, struttura organizzativa, obiettivi conseguiti e falliti, e la documentazione deve essere online: chi fa cosa, la sua e-mail, negli ospedali, nei municipi, nei tribunali, nel parlamento, dappertutto nella PA. Ci sono già gli Urp? Ormai sono solo una cortina un po’ meno grezza dell’usciere che t’apostrofava:”Dicaaa!”.

15 Novembre 2010