Dal Co: "L'innovazione nella PA? Bisogna partire dall'organizzazione"

MARIO DAL CO

Sburocratizzazione dei processi e snellimento delle regole, sono i pilastri della modernizzazione pubblica, sottolinea il Dg di AgInnovazione. Alla Sapienza di Roma via al primo master italiano sull' "Interoperabilità per PA e imprese"

di F.M.
Formare persone che creino efficienza nella Pubblica amministrazione. È l’obiettivo del nuovo Master in Interoperabilità per la PA e le imprese organizzato dall’università Sapienza di Roma con il patrocinio di AgInnovazione e DigitPA e la partnership di Almaviva, HP, Ibm, Microsoft e Telecom Italia.

“In nostro punto di riferimento è la Digital Agenda europea nella quale l’interoperabilità è il punto nodale della crescita di un Paese - ha spiegato nell'evento di presentazione che si è tenuto oggi a Roma,  Roberto Baldoni, direttore del master. A fargli eco Mario Dal Co, dg dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione che ha sottolineato come il tema dell’interoperabilità non sia una questione meramente tecnologica ma tocchi più da vicino l’organizzazione degli enti. “Il vero gap che l’Italia soffre nei confronti degli altri Paesi non è tanto di risorse tecnologiche o progetti messi in campo – ha sottolineato Dal Co - quanto di burocrazia, dell’esistenza, cioè, di regole formali farraginose che impediscono la piena realizzazione degli obiettivi. Per questo lavorare sull’interoperabilità deve volere dire lavorare sull’organizzazione del lavoro e quindi sulle persone”.

Persone che, come ha puntualizzato Biagio De Marchis, director of Public Sector di Ibm Italia “devono disporre di una rete tecnologica standardizzata e ottimizzata sulla quale mettere a disposizione linguaggi, pratiche e culture amministrative”.
Antonio Menghini, account executive della divisione Servizi di Hp Italia ha cambiato la prospettiva del dibattito e ha posto l’accento sui bisogni del cittadino a cui “non interessa sapere quale processo investe il servizio richiesto e nemmeno da quale ente venga erogato, ma poter accedere alla prestazione da un unico punto di accesso. In questo senso l’interoperabilità dei sistemi è dirimente”. D’accordo che Emilio Frezza, direttore del Dipartimento Risorse tecnologiche e Tlc del Comune di Roma. “Il valore aggiunto dell’interoperabilità è nella sua capacità di far parlare la PA italiana tutta che, non potendo contare su una banca dati unica, riesce comunque a comunicare ed operare al suo interno, scambiando informazioni. È su questa strada che i manager pubblici devono proseguire”.

E per raggiungere questo obiettivo è necessario “selezionare le migliori interfaccia e protocolli sulla base di esperienze realizzate anche a livello internazionale”, ha ricordato Pier Luigi Dal Pino, direttore centrale Relazioni istituzionali e Industriali di Microsoft Italia. All’evento è intervenuto anche Giorgio De Rita, dg di DigitPA secondo cui “l’interoperabilità è un terreno da esplorare e una sfida da raccogliere anche dal punto di vista della formazione del personale” e in questi contesto il master “ricopre un ruolo impagabile”.

A chiudere la tavola rotonda Giovanni De Iacovo, Ad della Società IT di Telecom e Italia e Luigi Viscione di Almaviva che hanno ribadito come l’efficienza operativa della PA dal punto di vista del back office e nell’erogazione dei servizi al cittadini sia strettamente legata alla capacità delle PA di “parlarsi” tra loro.

19 Novembre 2010