Pec, i call center comunali non sanno cos'è

L'INCHIESTA

L'e-mail certificata è ancora sconosciuta. Pochi gli addetti ai centralini pubblici che conoscono il servizio e riescono a dare indicazioni concrete ai cittadini

di Paolo Anastasio
La Pec di Brunetta alla prova call center comunali? Fa acqua. Nei Comuni la Pec l’hanno sentita nominare. Ma in linea di massima, concretamente, le direttive interne per usarla sono ancora in alto mare. E in ogni caso, le risposte sullo stato di avanzamento della posta elettronica certificata nella comunicazione con i cittadini sono sempre diverse, da Comune a Comune.

La posta elettronica certificata, che nelle intenzioni del ministro Brunetta dovrebbe abbattere le barriere fra cittadini e pubblica amministrazione, abbattendo le file allo sportello ed eliminando l’obbligo di affidarsi alla classica raccomandata con avviso di ritorno per parlare con la PA, è ancora di fatto una chimera.

A Roma e Milano la Pec non solo è conosciuta, ma gli operatori che rispondono al telefono cercano anche di mettere l’utente in condizione di usarla. Allo 060606 l’operatrice del call center capitolino risponde cortese e ti spiega cosa devi fare per chiedere un certificato online attraverso il sito del Comune (www.comune.roma.it), accedendo ai servizi online. Non è esattamente la Pec, ma il certificato di nascita di tuo figlio, ad esempio, lo puoi richiedere così, via Internet. La modulistica c’è. Sui tempi di consegna, i primi scricchiolii e nessuna certezza. “Ci vuole almeno una settimana - dice l’operatrice - Però, se è urgente, è meglio andare direttamente allo sportello in Municipio, per sicurezza”, ammette l’operatrice. Ma l’indirizzo anagraferoma@postacertificata.gov.it esiste, è attivo da maggio, e consente di accedere a tutti i servizi anagrafici del Comune di Roma, tra cui tra cui nascita, matrimonio, residenza.

Allo 020202 del Comune di Milano la Pec è un concetto più nebuloso che sotto il Cupolone: la richiesta di certificato viene inserita dall’operatrice nel cervellone elettronico meneghino, con la promessa che “un operatore la ricontatterà più avanti, martedì, per farle sapere se si può fare”. La parola la mantengono, ma la Pec non è il canale designato per ottenere il pezzo di carta.

Al centralino del comune di Torino nebbia fitta: “La Pec? Ah sì, l’ho già sentita, ma qui non funziona la stampante”, rispondono confusi a telefono, aggiungendo che “il servizio è stato istituito, ma non funziona ancora”. All’Anagrafe centrale, sotto la Mole Antonelliana, dicono che per il momento non sono state diramate le direttive interne per il trattamento delle richieste di certificati che arrivano via Pec. Agli sportelli dell’Anagrafe non sanno nulla della Pec, però per accedere ai servizi online del Comune i cittadini possono iscriversi a “Torino Facile”. Ma ci vuole un po’ di tempo per l’attivazione.

Al call center di Firenze (055055) rispondono che sì, la Pec la conoscono, ma che non si può ancora usare. Per chiedere un certificato anagrafico a Firenze, si può telefonare ad un numero ma la comunicazione certificata con i diversi uffici avviene soltanto per corrispondenza.

A Verona la Pec la conoscono bene e la usano già. Peccato che funzioni a senso unico: il cittadino munito di Pec può comunicare online le sue richieste agli uffici del comune scaligero, però poi il certificato richiesto non te lo mandano online. Sei tu cittadino che devi andare di persona, allo sportello del Comune, a ritirarlo fisicamente, anche se la domanda l’hai fatta via Internet secondo tutti i crismi. Nella homepage del sito del Comune di Verona il recapito Pec c’è, vicino al numero di telefono e all’indirizzo. La richiesta di certificati anagrafici si può fare anche tramite i servizi online del provider Teseo.

Anche sul sito di Torino e di Firenze (dove la Pec non si usa ancora) ci sono le caselle di posta elettronica certificate del comune.
A Palermo della Pec di Brunetta non ne sanno niente: è venerdì pomeriggio e gli uffici sono vuoti in vista del ponte dei morti. Stessa situazione a Bari, dove, secondo il centralinista, “i baresi la Pec non sanno cosa sia, il Comune non si è ancora attrezzato. Richiami martedì mattina, che le passo qualcuno dell’ufficio semplificazione che le sa dire qualcosa”. Al Comune di Genova al centralino non risponde nessuno. La Pec però ce l’hanno sul sito, a Genova, con rimando ad un link delle Poste. A Napoli l’operatore del call center è irraggiungibile, la musichetta per non perdere la posizione acquisita non finisce mai ma sul sito c’è un link all’indirizzo Pec del Comune partenopeo.

01 Dicembre 2010