La Pec non decolla. Mosella (Api): "Pochi fatti troppa propaganda"

L'INCHIESTA

Il j'accuse del deputato di Alleanza per l'Italia: "Il personale non è adeguatamente formato e sostenuto. Così l'e-mail certificata si trasforma in un'ulteriore zavorra nel mare di disservizi"

di Federica Meta
La Pec sta scontando tutte le “colpe” di un lancio eccessivamente propagandistico. Ne è convinto Donato Mosella, deputato di Alleanza per l’Italia (Api) che in questi sei mesi ha guardato con molta attenzione allo sviluppo del progetto di posta elettronica certificata.
Onorevole Mosella, perché la Pec sembra essersi arenata?
È quello che vorrei capire anche io. Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Brunetta dove chiedevo lumi su quale sarebbe stata l’azione del governo per dare nuova linfa all’iniziativa.
Lei che idea si è fatto?
Credo che la Pec stia scontando i toni eccessivamente propagandistici con cui il ministro l’ha lanciata. Si sono venute a creare attese troppo ambiziose per lo stato in cui versa la PA italiana che, prima dei singoli cittadini, deve fare la rivoluzione digitale. E se finora non l’ha fatto è perché non si sono messi in campo adeguati strumenti di sostegno; non sono stati, ad esempio, attivati percorsi di formazione del personale, con il risultato che questo prezioso strumento è stato percepito come un’ulteriore zavorra nel mare di disservizi che la PA già soffre.
Escludendo i giorni successivi al lancio, non c’è stato nemmeno il grande boom di richieste di attivazione che ci si aspettava da parte dei cittadini. Come mai?
Certamente le prime richieste sono state effetto della campagna mediatica. Se dopo c’è stato un riflusso, immagino sia stato perché le amministrazioni non esigevano comunicazioni via Pec, continuando a privilegiare metodi più “oliati”, i servizi sui portali ad esempio. Inoltre anche i cittadini “digitali”, ovvero quelli che vorrebbere usare la casella, si sono trovati di fronte a inaccettabili disservizi: mancanza di risposte, messaggi persi. Questa situazione ha creato una diffusa disaffezione.
Cosa dovrebbe fare il ministro?
Prima di tutto dare conto dello stato di avanzamento del progetto, con monitoraggi regolari. Sarebbe inoltre utile trovare risorse ad hoc per la formazione del personale ma anche per supportare i cittadini nell’utilizzo della Pec. Magari creando dei punti di ascolto dove chiedere info sull’attivazione e l’uso. Infine bisogna fare ordine nei provider: la casella di Poste e Telecom Italia è esclusiva per le comunicazioni con la PA e chi si affida a un provider diverso non può usarla a questo scopo. Un ostacolo troppo grande sulla strada della semplificazione.

02 Dicembre 2010