Web-certificati, i medici si appellano a Berlusconi: "Far slittare le sanzioni"

E-HEALTH

La Fimmg chiede tempo al premier per non incorrere nella sanzione prevista da Brunetta: "I professionisti non siano costretti a pagare per un sistema ancora lacunoso"

di Federica Meta
E’ ancora battaglia sui certificati di malattia online. Dopo aver chiesto al ministro Brunetta di prorogare la sospensione delle sanzioni per i medici inadempienti - le multe scatteranno a partire dal 1° febbraio - la Fimmg si appella ora direttamente al presidente del Consiglio ricordando che la richiesta fatta al ministro della PA e Innovaizone risponde a un sistema a tutt’oggi ancora lacunoso.
Ecco di seguito il testo della missiva firmata dal segretario Giacomo Milillo.

“Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, in qualità di Segretario Nazionale della Fimmg ritengo doveroso rappresentarLe il grave disagio e il sentimento di profonda mortificazione della gran parte dei medici di medicina generale, così come, ne sono certo, della stragrande maggioranza dei medici coinvolti da alcune disposizioni del Decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

La maggioranza dei medici di medicina generale che Fimmg rappresenta, sebbene negativamente colpiti dall’atteggiamento pregiudizialmente vessatorio che ispira le innovazioni in materia di certificazione introdotte dal d.lvo richiamato, non hanno voluto, responsabilmente e strategicamente, ostacolare l’introduzione della trasmissione telematica del certificato di malattia, così come non si sono mai opposti all’introduzione della ricetta on line e del sistema tessera sanitaria nel suo insieme.

Lo stesso profilo di responsabilità, in considerazione delle difficoltà della finanza pubblica, ha portato ad escludere rivendicazioni economiche, ma sempre e solo a chiedere di essere messi nelle condizioni di poter utilizzare le nuove procedure senza inutili aggravi burocratici che sottraggono tempo prezioso ai loro prioritari obblighi assistenziali.

Questa posizione responsabile della Fimmg, non immune da critiche interne, ha trovato conforto in analoghi atteggiamenti di quasi tutte le OoSs mediche, che l’hanno ribadita e confermata più volte anche nell’ambito della FnomCeo che, nel rispetto delle sue specifiche funzioni di rappresentanza istituzionale della professione , è più volte intervenuta sulla materia stigmatizzando accelerazioni mediatiche e procedurali talvolta minacciose ed ingiuriose, ma soprattutto sollecitando una sana collaborazione che affronti e superi le oggettive criticità del sistema senza mascherarle o dandole per superate.

Tale atteggiamento, fermo e responsabile , ha avuto due motivazioni fondamentali: favorire l’avvio di un processo innovativo che da troppi anni era rimasto nelle dichiarazioni e nelle intenzioni e che tutti riteniamo utile e vantaggioso per il Paese e per i cittadini; non concedere spazi a quelle forzature mediatiche e comunicative su presunte chiusure corporative dei medici che purtroppo hanno fatto da cornice ideologica a questa ed altre questioni che ci vedono coinvolti.

Questa disponibilità non è stata colta, tanto che la reiterazione da parte del Ministro Brunetta di atteggiamenti manifestamente diffamatori e provocatori ed una ostinata volontà a sottostimare le criticità applicative del sistema hanno costretto la FnomCeo ad interrompere la sua partecipazione alla Commissione di collaudo dichiarando che, allo stato dei fatti, riconosceva il Ministro della Salute quale principale interlocutore affidabile.

Fin dai primi invii telematici dei certificati di malattia, il sistema è apparso inadeguato e lacunoso; i successivi interventi di implementazione e perfezionamento messi in atto, col nostro determinante contributo, hanno prodotto sicuramente miglioramenti, ma non hanno ancora portato il sistema ad un livello di funzionalità e quindi di fruibilità soddisfacente.

Dopo ben dieci mesi, durante i quali l’attività assistenziale dei medici è stata fortemente disturbata dalla sperimentazione dell’invio telematico della certificazione di malattia a causa del malfunzionamento del sistema, restano lacune ostative l’intero processo quale, ad esempio, l’invio telematico dei certificati redattial domicilio del paziente, ancora di fatto non praticabile.

Nel caso di un qualsiasi impedimento nella filiera d’invio della certificazione la via alternativa (call center) alla trasmissione telematica si è dimostrata, a tutt’oggi, talmente fallimentare da suggerire l’opportunità di abbandonarla per la sproporzione fra i costi e i benefici ottenibili. Nessuna responsabilità di questi deficit del sistema è dunque attribuibile ai medici, ed appare quindi ancora più assurdo attivare il regime sanzionatorio.

I medici di medicina generale non sono più disponibili a tacere sulle inevitabili conseguenze che l’obbligo di utilizzare un sistema con evidenti deficit di funzionamento comporterà anche per i cittadini, a causa delle ripercussioni negative sui tempi della attività assistenziale e sulla serenità dei professionisti.

Ciò vale certamente sia per i medici convenzionati che per i colleghi ospedalieri, tutti obbligati e sanzionabili nello stesso modo a norma del d.lvo 27 ottobre 2009, n. 150.

A buon diritto, perciò, tutte le categorie coinvolte chiedono insieme che le Aziende sanitarie forniscano i mezzi tecnici ed i supporti necessari per poter provvedere all’invio telematico dei certificati di malattia senza compromettere l’attività assistenziale e che venga prevista l’alternativa del cartaceo come procedura vicariante in caso di sopravvenienti cattivi funzionamenti.

Fino ad ora le reazioni dei medici sono state contenute, oltre che dalla responsabilità già ricordata della maggioranza delle loro Organizzazioni rappresentative, solo dall’attenzione, dall’ascolto e dalla mediazione operata dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio.

Con l’approssimarsi della scadenza del 31 gennaio 2011, la constatazione che, sia da parte del Ministero dell’Innovazione che da parte di alcune regioni, “sperimentazioni inadeguate o fallite” sono dichiarate unilateralmente, con forzature demagogiche o derivanti da necessità di bilancio, “concluse con successo”, pone i medici non solo nella condizione di non poter collaborare, ma di dover contrastare pubblicamente un processo applicativo, che maschera e sottostima le inadeguatezze del sistema e minaccia sanzioni severe agli inadempienti.

In questo modo si ingannano i cittadini e si mortificano inutilmente i medici. La Fimmg, come ribadito in sede congressuale, è pronta a mettere in campo tutte le azioni sindacali e le risorse economiche necessarie a difendere, nelle sedi deputate, la categoria o i singoli medici che fossero sanzionati in modo inappropriato per effetto del “decreto Brunetta”, supportata in questo dal parere di diversi legali che ne sostengono l’incostituzionalità per l’illegittimo esercizio della delega.

Con questa lettera la Fimmg lancia l’ultimo appello affinché la buona volontà dei medici non sia vanificata da una arrogante quanto disinvolta applicazione di una legge nella quale leggiamo con amarezza, una regia applicativa ispirata da una profonda disistima ed una ingenerosa mancanza di rispetto per la nostra professione.

La Fimmg ribadisce la Sua assoluta disponibilità a promuovere ulteriori progressi dell’e-health e del Sistema tessera sanitaria, purché i metodi di sperimentazione e introduzione siano graduali, ispirati al buon senso e al raggiungimento concreto del risultato, che non può prescindere dal coinvolgimento e dal consenso dei professionisti interessati, consapevoli che i cittadini misureranno il risultato nei fatti e non sui media”.

Stamattina sempre la federazione dei medici di medicina generale aveva diffuso i dati sulla Lombardia dove ben il 97% dei medici di famiglia utilizza il sistema di certificazione on-line e riesce a trasmettere oltre il 70% dei certificati attraverso la rete informatica regionale. In questo contesto ricorda la Fimmg rimane però una forte criticità nel funzionamento del sistema. “Pur disponendo al 90% di una connessione a banda larga e di un sistema di ricerca anagrafica messo a disposizione dalla Regione, molto efficiente e gradito – precisa la nota - oltre il 90% dei professionisti segnala gravi blocchi il lunedì mattina (giorno in cui circa 400.000 cittadini lombardi si recano negli studi del proprio medico di famiglia) e dichiara che è impossibile trasmettere il certificato, vedendosi costretto a ricorrere alla certificazione cartacea per evitare inutili attese agli assistiti. E' quanto emerge dall'ultimo sondaggio on-line della Fimmg Lombardia su un campione di oltre 300 medici.

Per quanto riguarda la certificazione di malattia in seguito a una visita domiciliare i medici ritengono più utile l’utilizzo della certificazione cartacea rispetto alla possibilità di rivolgersi al call center, una procedura non prevista in Lombardia, ma - come emerso da indagini della Fimmg nazionale - di scarsa praticabilità e compatibilità con l’attività clinica.

“I nostri medici dimostrano di utilizzare realmente e con spirito di servizio lo strumento informatico quando rappresenta un modo per velocizzare e migliorare l’assistenza al cittadino: è questo che serve al sistema - dichiara Fiorenzo Corti, segretario regionale della Fimmg Lombardia - L’obiettivo è curare bene i pazienti, ridurre i tempi della burocrazia e non raggiungere percentuali del 100%, traguardo tipico di posizioni ideologiche e di schemi burocratici appartenenti a una cultura estranea alla ragionevolezza e al buon senso della nostra gente e delle nostre istituzioni. Ritengo sia necessaria una proroga dell'avvio delle sanzioni previste per i prossimi giorni in caso di mancata trasmissione telematica: anche in una regione come la nostra, all’avanguardia in termini di informatizzazione del servizio sanitario, i medici di famiglia potrebbero essere sottoposti a gravi penalità nonostante l'enorme sforzo effettuato e gli ottimi risultati raggiunti in questi mesi".

24 Gennaio 2011