IL NUOVO CAD. Brunetta: "Niente scuse, l'e-gov è un diritto"

IL NUOVO CAD

Il ministro per la PA e Innovazione spinge sulla digitalizzazione. Premi per le PA virtuose e pesanti sanzioni per chi non adempie entro 15 mesi. "Mancano i soldi? I Comuni sfruttino meglio i fondi per l'Ict"

di Federica Meta
L’e-gov diventa un diritto. Per cittadini e imprese. Questo il “manifesto” alla base del nuovo Codice dell’amministrazione digitale (Cad- decreto legislativo 235/2010) entrato in vigore il 25 gennaio.
“Si tratta del secondo pilastro su cui si basa il processo di rinnovamento della Pubblica amministrazione, avviato con la legge 150/2009 che ha introdotto nella PA principi di meritocrazia, premialità e trasparenza – spiega Brunetta -. Stiamo entrando in una nuova fase : il Cad diventa motore del processo di trasformazione e di rinnovamento, completando regole già previste e inserendo un insieme di innovazioni normative che rendono effettivi i diritti per cittadini e imprese, cogenti gli obblighi e chiare le opportunità per tutta la PA, dando sicurezza agli operatori specializzati del settore Ict sulla validità, anche giuridica, dell’amministrazione digitale”.

Nel dettaglio più che un mero rinnovamento delle norme - che restano nel solco del Cad del 2005 - il nuovo codice introduce due principi innovativi: l’effettività della riforma (e quindi l’esigibilità di quanto previsto dal testo), tramite misure premiali e sanzionatorie per PA virtuose e inadempienti, e incentivi all’innovazione dell’ente stesso.

Perno della nuova versione del codice è la Pec, “strumento principe” – così l’ha definito Brunetta – dell’identificazione dell’utente a fronte della PA. “Tutte le istanze - annuncia Brunetta - potranno essere trasmesse da tutte le caselle di posta certificata”.

Tra le altre novità introdotte la diffusione dei pagamenti elettronici; il riconoscimento di validità dei documenti indipendentemente dal supporto (quelli digitali sono validi grazie a un timbro elettronico); istituzione di un responsabile unico per la conservazione sostitutiva; maggiore diffusione dei servizi pubblici online; spinta verso l’open data government e infine, creazione di un ufficio unico dell’Ict in ogni ente “per razionalizzare ed efficientare – chiarisce Brunetta – le strategie di innovazione”. Il tutto in un contesto di obbligatorietà: al massimo entro 15 mesi tutti gli enti pubblici centrali e locali saranno obbligati ad applicare le regole, pena dure sanzioni.

Per molte delle norme sarà necessario predisporre regole tecniche, dettate da appositi decreti del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che verranno varati nelle prossime settimane. Il primo Dpcm – in questo senso ministero dell’Economia e ministero della PA stanno già lavorando - riguarderà l’Agenzia delle Entrate, l’ente che per primo ha “abbracciato” la filosofia della dematerializzazione, obbligando gli utenti ad inviare il modello unico solo per via telematica già a partire dal 2006.

Ma l’obbligatorietà, associata alla stretta sui tempi, non convince fino in fondo gli enti, soprattutto quelli più piccoli, preoccupati – fanno sapere i Piccoli Comuni dell’Anci – dell’impatto economico che il nuovo codice digitale avrà sulle già magre finanze pubbliche locali. Per adeguarsi, infatti, è necessario un piano di investimenti per l’innovazione che, in un momento in cui gli enti soffrono per i tagli in Finanziaria e l’eliminazione dell’Ici (non tralasciando gli scenari che si apriranno con il federalismo fiscale) risulta difficile predisporre. Almeno in tempi rapidi.

“Stando alle nostre stime la maggior parte delle pubbliche amministrazioni non utilizza tutto il budget destinato al lancio di progetti Ict – rimarca però il ministro -. Il nuovo Cad serve proprio perché questi fondi vengano degnamente utilizzati, stimolando la domanda di Ict, qualificando l’offerta e dando fiato a un comparto, come quello delle nuove tecnologie, che rappresenta una parte importante del nostro Pil”. Motivo per cui il Cad in versione bis ha ricevuto il benestare di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (Csit), che si è detta disponibile ad appoggiare la fase di attuazione.

“Dopo il passaggio fondamentale costituito dall’entrata in vigore del nuovo Codice Digitale - sottolinea Stefano Pileri, presidente di Csit - ora è cruciale sostenere le diverse fasi attuative, per contribuire alla costruzione delle regole tecniche, all’applicabilità dei sistemi e all’incremento della capacità di utilizzo. La nostra federazione garantirà inoltre il suo impegno per sensibilizzare le imprese, che non solo dovranno adottare le procedure digitali ma esigere dalla stessa pubblica amministrazione l’applicazione del Cad”.

Csit metterà a disposizione del ministero della PA e Innovazione una presenza tecnica articolata e continua di collaborazione, dialogo e verifica del processo di implementazione.

07 Febbraio 2011