Brunetta: "PA digitale, ora non si torna indietro"

INTERVISTA CON IL MINISTRO

Intervista con il ministro per la PA e Innovazione: "Le nuove norme non sono più un'opzione ma un obbligo e un diritto esigibili"

di Gildo Campesato
È la nuova costituzione materiale della digitalizzazione della PA: è entrata in vigore una riforma di grande importanza e di grande peso» . Usa toni enfatici il ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta. Difficile, però, dargli torto. Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale entrato in vigore l’11 gennaio segna una svolta decisiva nella trasformazione della macchina pubblica italiana.

Non tanto per la novità dei contenuti che lo caratterizzano (il “Codice Brunetta” è in linea di continuità con la Riforma Bassanini prima e con il Codice Stanca poi) quanto perché stavolta si pongono basi concrete perché la riforma diventi veramente efficace, strumento cogente di organizzazione ed erogazione dei servizi pubblici in modo digitale. Insomma, il nuovo codice, nelle intenzioni di Brunetta, è la nave che consentirà di attraversare il mare che è in mezzo fra il dire ed il fare.

Ministro, perché è così sicuro che stavolta è la volta buona?
Intanto, mi permetta di osservare che il nuovo Cad è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È legge e gode di piena effettività. Tutte le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di applicare le norme che si propongono di governare il processo di digitalizzazione della PA e di indicare regole, procedure, meccanismi e, ci tengo a sottolinearlo, esigibilità. Non si tratta più di un’opzione digitale ma di obbligo e di un diritto esigibile di cittadini e imprese. In passato c’era una forma di moral suasion verso le amministrazioni: oggi c’è l’esigibilità. È un cambio di paradigma fondamentale.

In Italia siamo bravi a fare leggi di riforma e poi trovare mille motivi per rinviarne l’applicazione.
Proprio per questo tengo a sottolineare la novità ed il valore della esigibilità. Il Cad fissa un preciso calendario di entrata in vigore delle principali innovazioni: non ci si potrà sottrarre alla sua applicazione. Tramite il Formez abbiamo inviato quasi 50.000 e-mail ad altrettanti nuclei amministrativi: entro quattro mesi ogni amministrazione dovrà dotarsi di un responsabile delle attività Ict. Si parte subito, non alle calende greche: il cronoprogramma è ben chiaro e definito.

Un codice dei doveri, ma lei lo ha definito anche un codice dei diritti.
Sì, diritti di cittadini e imprese che potranno esigere servizi digitali dagli uffici pubblici. Entro 18 mesi famiglie e aziende colloquieranno in rete con tutte le amministrazioni. Abbiamo fissato un percorso da cui non si torna indietro. Non sarà più possibile, ad esempio, richiedere a cittadini e imprese un documento cartaceo al posto di un documento in Pec.

Cioè il Cad rilancerà la Pec?
La renderà indispensabile ed effettiva, a vantaggio di tutti: cittadini, imprese, ma anche uffici pubblici che potranno così rinunciare alla carta. Con il nuovo codice, la Pec diventa uno strumento principe di identificazione nel rapporto tra cittadino e amministrazione. Le PA, centrali e locali, avranno l’obbligo di pubblicare online l’elenco documenti richiesti. Entro sei/otto mesi tutto il dialogo tra cittadini e amministrazioni potrà avvenire esclusivamente attraverso la Rete. Si tratta anche di una grande operazione economica che libera spazi, volumi, risorse consistenti.

A proposito di risorse, le PA dovranno dotarsi di nuove competenze professionali e di dotazioni tecnologiche adeguate. Ne hanno i mezzi?
La digitalizzazione non è un costo ma farà risparmiare a Stato, Regioni, Comuni, Enti pubblici ingenti risorse dando nel contempo una forte spinta per la riqualificazione dei servizi resi a cittadini ed imprese. In particolare, le risorse per il Cad sono già contenute nei capitoli di spesa di tutti i ministeri. Abbiamo verificato la piena capienza dei bilanci Ict, finalizzati alla realizzazione dei programmi del Codice. Sa cosa abbiamo scoperto? Che le poste in bilancio per il settore Ict non sono quasi mai state saturate. Chi teme o lamenta che non vi siano risorse per l’applicazione del Cad o sbaglia o rema contro. Dalla razionalizzazione dell’organizzazione e dall’informatizzazione dei procedimenti, le PA ricaveranno risparmi che potranno utilizzare per il finanziamento di progetti di innovazione e per l’incentivazione del personale coinvolto.

Accennava a liberazioni “di spazi e di volumi”.
Il decreto prevede l’istituzione obbligatoria degli archivi informatici, vale a dire la sostituzione di tutti gli archivi cartacei con quelli elettronici. Si tratta di un’altra rivoluzione decisiva. Da oggi cambia il supporto materiale di conservazione dei documenti, cambiano le regole del gioco e cambiano i luoghi. Come cambiano tante altre cose. Ad esempio, il nuovo Cad introduce strumenti che consentono alle amministrazioni pubbliche di riscuotere i pagamenti e di avvalersi di soggetti privati per la riscossione online. Abbiamo fornito gli strumenti normativi affinché la rivoluzione della PA possa avere piena effettività.

Non le mancheranno i problemi in corso d’opera.
Sono il primo a rendermene conto, ma abbiamo avviato un processo che è irreversibile, con tappe ben definite: non si torna indietro. Ma guardi che siamo più avanti di quanto normalmente si pensi: quanto a digitalizzazione le classifiche europee ci vedono in testa. E non lo dico io, ce l’ha riconosciuto la stessa Commissione Ue.

Le associazioni imprenditoriali hanno apprezzato e hanno manifestato la disponibilità a collaborare per l’implementazione del Cad.
Abbiamo avuto un incontro con tutte le associazioni del settore. Sono molto soddisfatto dei risultati, dell’apprezzamento che è stato dato alla riforma e della volontà di collaborazione manifestata dalle aziende per la sua applicazione. Fermo restando che il legislatore è il legislatore e gli stakeholder sono gli stakeholder, auspico un dialogo proficuo e regolato tra legislatore e stakeholder, con l’avvertenza che ognuno deve fare la propria parte.

Nell’implementazione un ruolo fondamentale è assegnato a DigitPa. Ne ha mezzi e risorse?
DigitPa è assolutamente in grado di svolgere, e bene, i compiti ai quali è chiamata. Abbiamo rivisto la governance, rinnovato il collegio, riorganizzata la struttura funzionale. È cambiata in meglio: non è più il mastodonte immobile del passato. Chi ne dubita sbaglia: DigitPa è diventata un gioiello.

21 Febbraio 2011