Sei ricette aziendali per l'e-government

INNOVAZIONE E PA

Innovare per uscire dalla crisi. Mettere il know how delle imprese Ict a servizio della PA. Non slogan ma obiettivi reali che le aziende di settore si impegnano ad onorare. Sul rilancio delle collaborazione pubblico-privato, auspicata anche dal ministro per la PA e Innovazione Renato Brunetta con E-gov 2012, pesano però una serie di fardelli che ne impediscono l’attuazione. Ecco le ricette dei manager Ict presentate in occasione del Forum PA.


Il project financing
per reperire i fondi


Maria grazia filippini
Ad Sun Microsystems italia

Le imprese di settore sono pronte a collaborare con il governo per l’attuazione del piano E-gov 2012. Ma rilanciare le partnership significa anche impegnarsi a trovare strumenti che le semplifichino. Uno di questi, a mio avviso è il project financing, diffusamente utilizzato nel settore delle grandi opere pubbliche ma ancora poco bel settore dell’Ict pubblico. Perché allora non pensare di reperire quei 1133 milioni di euro che mancano a coprire il finanziamento del piano telematico nazionale con il project financing? Mi piacerebbe gareggiare in un contesto di project financing con la “regia” del ministero della PA e Innovazione e con il supporto di tavoli di lavoro a cui presenziano le associazioni di settore, come Assinform. Credo, inoltre, che sia utile introdurre un albo nazionale delle aziende che partecipano alle gare nonché stabilire nuovi criteri di assegnazione che non sia solo il basso prezzo del prodotto ma il valore che quel prodotto può dare in termini di efficienza dei servizi pubblici.



Un Cto per l’attuazione
del piano telematico


Luigi Freguja
ad Hp Italia

Il piano E-gov 2012 si propone di indirizzare la burocrazia verso l’efficienza, in questo senso il ruolo delle aziende Ict è certamente determinante. Ma definire un ruolo non è sufficiente. Fondamentale sarebbe invece  mettere le imprese nelle condizioni dialogare con la PA facendo leva su strumenti realmente innovativi: penso alla firma digitale o alla posta elettronica certificata da corredare con un fascicolo elettronico con le informazioni relative all’impresa. Inoltre credo sia necessario lavorare per implementare l’interoperabilità, ovvero fare in modo che le amministrazioni, sia a livello centrale sia locale, si parlino tra loro.
In questo modo il privato si troverà a dialogare con un interfaccia unico e valido per ogni realtà pubblica con cui viene a contatto, sia che si tratti di un’amministrazione centrale o un ente locale/regionale. Negli Stati Uniti questi compiti sono stati dati al Chief technology officer, una figura fortemente voluta dal presidente Obama. Credo che in Italia si possa e si deva seguire questo esempio se vogliamo che il piano di e-gov funzioni realmente.


Definire gli standard
dell’hi-tech pubblico

Sergio Rossi
Ad Oracle Italia

In un momento di crisi come questo il piano E-gov 2012 rappresenta davvero uno strumento prezioso per mettere pubblico e privato nelle condizioni di fare sistema e di innovare per efficientare il paese e uscire dalla crisi. In questa prospettiva credo che sia il project financing e non solo per la sua garanzia che da in termini di risk sharing. È questo modello, infatti, che permette alla Pubblica amministrazione di concentrarsi su obiettivi di ampio respiri - gli 80 progetti di E-gov 2012 ne sono un esempio - ma anche alle aziende di focalizzarsi sulle tecnologie da sviluppare per quegli obiettivi. E questo a cui mi riferisco quando parlo di fare sistema: la PA che progetta potendo contare su un know how e su tecnologie che conoscono a fondo il valore di quei progetti. Ovviamente dietro e prima il rilancio del project financing devono essere stabiliti e catalogati gli standard che le tecnologie al servizio del settore pubblico devono avere, sia in ambito centrale e locale. Credo che sia utile creare un catalogo o un registro dove inserire le specifiche tecniche delle nuove tecnologie, sarebbe una garanzia per il pubblico e il privato che potrebbe più facilmente stimare la qualità della sua offerta.


Rafforzare la fiducia
con il privato

Luciano Martucci 
Ad Ibm Italia

Il project financing potrebbe essere uno strumento in grado di rilanciare la collaborazione tra pubblico e privato. Ci sono però delle considerazioni che vanno fatte. Al di là della complessità normativa che caratterizza questo modello di finanziamento, da rilevare c’è anche la difficoltà da identificare il ritorno degli investimenti. Cosa fare dunque per ovviare a questo stato di cose? Prima di tutto la dimensione dei progetti hi-tech deve essere corposa - il project financing negli altri comparti viene ad esempio scelto per gare del valore minino di 10 milioni di euro - e poi si deve rafforzare il rapporto di fiducia tra Pubblica amministrazione e imprese che alla base del risk sharing: un fornitore forte vuole una controparte pubblica forte che a sua volta possa valutare le reali competenze delle aziende con cui lavora. In questo senso la creazione di un albo delle imprese Ict che partecipano alle gare è una garanzia per la Pubblica amministrazione. Infine credo che nel bandire una gara vadano distinti gli acquisti di commodities dai progetti veri e propri supportare il lavoro delle commisioni giudicatrici che, spesso, si trovano a valutare con i medesimi criteri obiettivi profondamente diversi tra loro.



Firma digitale
per i bandi di gara

Pietro Scott Jovane
Ad Microsoft Italia

Più che di project financing per reperire i fondi che servono ad attivare i progetti di E-gov 2012 parlerei project piloting che è un modello un po’ diverso. Il sistema che ho in mente prevede, in prima battuta, l’identificazione di progetti e obiettivi devono essere considerati abilitanti, come ad esempio quelli del comparto sanitario. Nello specifico tocca alla Pubblica amministrazione scegliere i programmi che garantiscano un’elevata replicabilità sul territorio e su cui il privato si dovrà muovere . In realtà Microsoft “gareggia” poco nella Pubblica amministrazione, ma lo fa attraverso i suoi partner. E proprio partendo da questa esperienza indiretta, ma comunque interessante, crediamo che il nodo da sciogliere sia tutto nella semplificazione delle procedure. In questo senso l’Ict può dare un supporto dirimente. Penso all’introduzione dello strumento della firma digitale per tutta la documentazione relativa ai bandi oppure alla strutturazione di workflow che fungano da archivi digitali e, ancora, alla creazione di un fascicolo digitale con tutti i dati dell’azienda, dove la PA può pescare ciò che le serve. Un ultima ma non meno importante innovazione sarebbe un tavolo pre-competitivo dove il Cnipa, in quanto traccio destro hi-tech del settore, e le associazioni di settore, come Assinform, possono confrontarsi e cercare nuovi modelli di business pubblico.



La chiave di volta
è la dematerializzazione

Giuseppe Tilia
Direttore PA Telecom Italia

Il project financing è un modello di interazione e sinergia che potrebbe impattare positivamente sul rilancio delle partnership pubblico-privato. Ma solo se affiancato da dalla semplificazione delle procedure di gara. In che modo? Applicando la filosofia del riuso alle certificazioni e spingerndo sulla dematerializzazione. Infine credo che possa essere uno stimolo per il settore Ict utlizzare l’articolo 57 del codice degli appalti, secondo cui le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti mediante procedura negoziata, senza pubblicazione di un bando. Un modo per velocizzare il sistema e mettere le aziende nelle condizioni di analizzare a fondo la sostenibilità dell’offerta.

18 Maggio 2009