Lanzillotta: "All'innovazione manca un governo"

L'INTERVISTA

L'ex ministro per gli Affari regionali: "Senza un piano industriale che preveda una ristrutturazione della spesa non è possibile nessuna riforma". E accusa: "Sbagliato aver chiuso il confronto con Regioni ed enti locali"

di Federica Meta
«Non si fanno le nozze con i fichi secchi». Linda Lanzillotta, deputato dell’Api ed ex ministro per gli Affari regionali, si affida a un vecchio proverbio per “smontare” la strategia digitale del governo.
Lei dice che non si fanno le nozze con i fichi secchi. Eppure il ministro Brunetta ci tiene a sottolineare che la sua innovazione è a costo zero e che, nonostante la crisi, sono stati raggiunti importanti successi..
Questo governo non ha in alcun modo finanziato l’innovazione. E quando dico “finanziare” non mi riferisco certo ad un aumento di spesa, tutt’altro. Mi riferisco invece a una ristrutturazione della spesa che faccia leva su una forte riorganizzazione dei processi, che non mi pare ci sia stata finora. Quello che è mancato è un “piano manageriale” di riassetto della Pubblica amministrazione settore per settore, linea di attività per linea di attività, in grado non solo di iniettare tecnologia, ma soprattutto di generare risparmi facendo efficienza. Per quanto riguarda i successi del piano E-gov 2012, vorrei capire dove sono: il ministro aveva promesso di dare conto dei passi avanti fatti nelle singole iniziative e invece non l’ha fatto, soprattutto negli ultimi tempi.
È innegabile però che sulla giustizia digitale e sui certificati di malattia online dei risultati sono stati raggiunti.
Riconosco che l’unico settore in cui la digitalizzazione ha fatto dei passi avanti è la giustizia, ma con risorse in capo a via Arenula. Diverso il discorso dei certificati digitali: non si può sostenere che la PA è cambiata perché si inviano per via telematica dei documenti. In termini di miglioramento del servizio pubblico cosa ci guadagna il cittadino? E soprattutto come impatta il progetto su una sanità che si differenzia fortemente da Regione a Regione? Anche in questo caso è mancata la governance dell’innovazione.
Dove ha sbagliato Brunetta a suo avviso?
Il governo ha sbagliato ad abbandonare i tavoli di confronto, come la commissione permanente per l’innovazione tra governo ed enti locali voluta dal governo Prodi. Uno strumento che oggi, mentre si rafforza il federalismo, sarebbe utilissimo per definire politiche ad hoc condivise che evitino ridondanza di investimenti e, quindi, di progetti, per facilitare il dialogo con le imprese Ict italiane, contribuendo a mettere a sistema l’innovazione. Ma per far funzionare una commissione così articolata serve un impegno continuo e faticoso che, evidentemente, il ministro non si è sentito, di mettere in campo.
L’impegno c’è stato per il nuovo Cad. Come giudica le regole aggiornate?
Il testo contiene un esorbitante numero di disposizioni di carattere programmatico prive di effettivo valore giuridico. Sancisce, ad esempio, il diritto dei cittadini e delle imprese alla fruizione dei servizi informatizzati da parte della pubblica amministrazione. Ma qualcuno ha più visto gli 800 milioni di euro destinati a modesti interventi per la banda larga? Allora come potranno i cittadini e le imprese far valere questi nuovi diritti telematici se intanto è loro negato l’accesso ad una rete veloce? Come potranno ottenere un servizio online se non si innova sull’organizzazione dei processi organizzativi? Ciò non significa che non si debba affermare il diritto a fruire di servizi amministrativi digitalizzati, ma che questo deve essere il punto di arrivo di una potente azione di modernizzazione di tutti i livelli e di tutte le aree della nostra complessa governance amministrativa oltre che di una massiccia ristrutturazione della spesa. Non parliamo poi delle strutture pubbliche che si occupano di innovazione…
Parliamone invece…
Per ridurre la spesa pubblica il ministro aveva annunciato una riorganizzazione per Sogei, Consip, Poligrafico e DigitPA che spesso svolgono attività similari. Ma della riorganizzazione non c’è traccia.
L’ex Cnipa è stato riformato e il Cad gli affida nuove funzioni.
Sì, peccato non si capisca bene cosa debba fare in questa sua “seconda vita”.
Una delle attività è i monitoraggio della diffusione della Pec tra cittadini e imprese, ad esempio.
La Pec non funziona. Il perché è di facile intuizione: non ci sono servizi annessi e, dove ci sono, i cittadini preferiscono fruire delle prestazioni via Web, dato che almeno dal 2005 gli enti locali dialogano tramite Internet con l’utente. Stando così le cose, a cosa serve la Pec?

09 Maggio 2011