PA, acquisti Ict tallone d'Achille

L'INCHIESTA/1

Per superare l'impasse l'amministrazione punta a sburocratizzare le procedure di gara e a qualificare la domanda. In campo Ddi, DigitPA e Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici

di Federica Meta
Acquistare Ict “di qualità” per rendere la PA il motore dell’innovazione del sistema Paese. In campo per raccogliere la sfida, come è stato ribadito al Forum PA 2011, ci sono il Dipartimento per la Digitalizzazione tecnologica, l’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici e DigitPA.

L’Authority sta lavorando a una semplificazione dell’accesso alle gare pubbliche. “Il pilastro della riforma - spiega il consigliere Andrea Camanzi - è il fascicolo virtuale dove le imprese inseriranno i dati di partecipazione alla gara una volta per tutte. Si tratta di una semplificazione che andrà a vantaggio anche della PA che accederà più agevolmente ai documenti”. Ma perché il fascicolo diventi operativo - l’Autorità punta a lanciarlo in beta test per fine 2011 - sono necessari specifici prerequisiti tecnologici, come la banca dati nazionale dei contratti pubblici. “Stiamo lavorando su questo e sulla cooperazione applicativa”, puntualizza Camanzi.

Ma bastano queste azioni a fare acquisti di qualità? Camanzi è convinto che bisogna agire anche sulle stazioni appaltanti, troppe e non qualificate a comprare innovazione. “In Italia esistono 23mila stazioni, di cui 13mila non censite - sottolinea -. Tutte hanno la delega a comprare di tutto, dai cavi elettrici ai sistemi tecnologici perché la norma, che è una sola per ogni tipo di acquisto, non obbliga a identificare la “qualifica” del compratore. Con il risultato che compra innovazione anche chi di innovazione sa poco”. Sarebbe utile un sistema di deleghe “segmentato che qualifichi le stazioni appaltanti ma anche i fornitori”.

“La comunicazione con i player è fondamentale - conclude Camanzi -. Bisogna rendere operative quelle norme, già presenti nel codice degli appalti, sulla simmetria informativa PA-imprese in un’ottica di rilancio del project financing”.
Project financing che però, secondo Renzo Turatto Capo del Ddi, non è facilmente applicabile nel pubblico, dove manca un flusso di cassa a fare da puntello.  “Se l’obiettivo che bisogna raggiungere è quello di una qualificazione della domanda pubblica - dice - bisogna lavorare al pre-commercial procurement, ovvero pensare a procedure di acquisto differenziate, rispetto a quelle standard, per i beni a forte contenuto innovativo. Il pre-commerciale è un approccio che consente alla pubblica amministrazione di condividere con i fornitori rischi e vantaggi di progettazione, creando le condizioni ottimali per la commercializzazione dei risultati, e di mettere in comune risorse di più committenti”.

Altro strumento utile, secondo il braccio destro di Brunetta, è la creazione di un prezzario ad hoc -“almeno sui componenti standard di un sistema”- per fare ordine nel marasma di prezzi che non aiuta l’amministrazione a scegliere ciò che è meglio.
Sulla questione del prezzo dell’innovazione, e quindi della spesa che l’amministrazione deve affrontare, punta l’attenzione Fabio Pistella, membro del comitato direttivo di DigitPA. “Condivido le azioni messe in campo da Ddi e Authority - puntualizza - perché permetteranno alla PA di valutare ex ante ed ex post, nonché nella fase di realizzazione, il risultato in termini di innovazione di processo e di servizio raggiunto con l’acquisto di Ict. In questa direzione va anche la riforma della contabilità di stato, il cui pilastro è il cosiddetto dividendo dell’efficienza, che consente un’analisi del risultati in modalità full cost”.

Concretamente significa che “è possibile effettuare una comparazione tra costi e risultati che interessa l’organizzazione di tutto l’ente e non i singoli uffici o dipartimenti - spiega il presidente di DigitPA, Francesco Beltrame - contribuendo ad ottenere risparmi in una voce di spesa, come quella dell’innovazione pubblica, che si aggira sui 5 miliardi l’anno”.

Il tutto - secondo Beltrame - “condito” da un rilancio del concetto di economia sociale di mercato applicata all’innovazione “che integra la libertà di impresa con il diritto dei cittadini a fruire egualmente di beni prodotti”.
In questo quadro in movimento gioca un ruolo preponderante anche il nuovo Cad che, battezzando l’era dei pagamenti online, dà un ulteriore spinta al processo di semplificazione e razionalizzazione degli acquisti.

23 Maggio 2011