Quel pasticciaccio del Sistri

INNOVAZIONE/2

Ennesima proroga, questa volta a settembre, del sistema di tracciabilità dei rifiuti da parte dell'Ambiente. Colpa della tecnologia? Sì e no. A innescare il corto circuito è stata soprattutto la mala gestione della vicenda, un mix di problemi legati al software di gestione e resistenza al cambiamento

di Mila Fiordalisi
Un flop tecnologico? Ni. Perché se è vero che le criticità informatiche hanno sicuramente avuto il loro peso è anche vero che il corto circuito che ha sortito l’ennesima proroga dell’entrata in vigore del Sistri - il sistema telematico per la tracciabilità dei rifiuti - è frutto anche e soprattutto di una carenza organizzativa, dell’incapacità di gestire il processo di migrazione dalla carta al digitale e di creare quel dialogo fra industria e pubblica amministrazione necessario a garantire tutte le parti in causa in spirito di collaborazione.

La resistenza all’innovazione e al cambiamento non è nuova in casa nostra, e non solo. Ma la strategia dell’imposizione dall’alto - quella seguita dal dicastero dell’Ambiente - senza prima verificare puntualmente le questioni più volte sollevate dagli operatori coinvolti nella partita non ha pagato. Anzi, ha sortito un effetto boomerang senza precedenti.

Il braccio di ferro fra ministero dell’Ambiente e imprese ha costretto il ministro Stefania Prestigiacomo, suo malgrado, a cedere alle pressioni in zona Cesarini, travolta dallo tsunami di proteste e accuse, rimandando al 1° settembre l’entrata in vigore precedentemente fissata al 1° giugno. La questione tiene banco da oltre un anno: era il 14 gennaio del 2010 quando in Gazzetta ufficiale veniva pubblicato il decreto del ministro dell’Ambiente che istituiva ufficialmente il Sistema, ricevuto in eredità dalla Prestigiacomo dal Governo Prodi. Obiettivo: sostituire la gestione cartacea delle attività operative e amministrative con un innovativo procedimento basato sulle tecnologie informatiche, in nome della sfida alle ecomafie. L’adozione della tracciabilità digitale per 147 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno (di cui il 10% pericolosi) punta infatti a tenere sotto controllo e a monitorare l’intero ciclo della movimentazione dei rifiuti speciali mettendo un freno all’illegalità.

Una faccenda non da poco, al punto da essere definita la più complessa opera di informatizzazione in materia ambientale degli ultimi 10 anni. Nonostante l’innegabile bontà dell’operazione la macchina si è impantanata al punto da sortire numerose proroghe nel corso dei mesi: le aziende hanno lamentato sin da subito problemi di tipo hardware e software nonché ritardi nella distribuzione dei dispositivi Usb e nell’installazione delle scatole nere sui veicoli. Ma a preoccupare maggiormente le aziende sono la complessità procedurale, i continui correttivi legislativi e la mancanza di un programma di formazione ad hoc.

Nonostante i numerosi appelli per rimandare e addirittura bloccare il sistema a data da destinarsi - Emma Marcegaglia e Carlo Sangalli, presidenti di Confindustria e Rete Imprese Italia sono più volte scesi in campo in prima persona - il ministro Prestigiacomo ha optato per la strada dell’avanti tutta, sottovalutando di fatto le istanze portate avanti dal fronte industriale.

Ma la questione si è talmente infuocata da fare sempre nuovi proseliti e creare una frattura all’interno dello stesso governo con la Lega schierata a fianco degli operatori. A far precipitare la situazione è stato il click day, la giornata di test nazionale del sistema andata in scena l’11 maggio scorso: mentre il dicastero dell’Ambiente gridava al successo - su 83mila aziende coinvolte i problemi hanno riguardato meno del 3%, recitava una nota del ministero - le aziende gridavano al flop segnalando “rilevanti malfunzionamenti e gravi carenze del sistema informatico”.

Per l’immediata ed ennesima sospensione dell’entrata in vigore si sono compattate Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative Italiane (Confcooperative, Legacoop, Agci). Ma il ministro prima ha risposto con un secco no, poi a distanza di appena una decina di giorni ha fatto dietrofront: l’entrata in vigore del Sistri è rimandata al 1° settembre con una partenza graduale per la messa a regime entro il 31 dicembre. “Credo che la rimodulazione in chiave di progressività dell’entrata in vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche”, ha detto il ministro cambiando improvvisamente posizione.

Basteranno meno di due mesi, considerata la pausa estiva, a garantire gli adeguamenti necessari? La Prestigiacomo ha già annunciato che non ci saranno ulteriori proroghe, ma considerati i precedenti, bisognerà avvicinarsi alla deadline per capire se veramente quella di settembre sarà la volta buona.

Supporto alla formazione tecnica, avvio di una sperimentazione mirata su un campione rappresentativo di imprese coinvolte nella filiera della gestione dei rifiuti e gestione ad hoc dei casi particolari: queste le tre linee d’azione emerse dal Comitato di coordinamento fra Assosoftware (Csit) e Assintel (Confcommercio), a valle del protocollo d’intesa siglato con il ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di risolvere le problematiche tecniche legate all’interoperabilità dei software. Il countdown è partito. Come andrà a finire è presto per dirlo. Ma è certo che il caso Sistri passerà alla storia come l’ennesimo affaire all’italiana.

06 Giugno 2011