Bracco, cura globale a dosi di IT

CIO VISION

Parla Andrea Provini, Global Cio del gruppo: "L’IT impegna oltre 60 persone e un budget al netto degli ammortamenti di circa 30 milioni di euro"

di Dario Banfi
tecnologia, innovazione, laboratorio, ricerca

Presente in oltre 90 Paesi con più di 3.200 dipendenti e un fatturato di 1,1 miliardo, il Gruppo Bracco è un’azienda di 85 anni di vita che opera nel settore della salute e oggi vanta un patrimonio di oltre 1.500 brevetti e investe annualmente in ricerca & sviluppo oltre il 10% del fatturato. Persone e innovazione continua sono gli asset di un’impresa che affronta la sfida della globalizzazione grazie anche all’Ict. Ne parliamo insieme con Andrea Provini, Global Cio di Bracco Imaging Spa.
Provini, qual è la sfida più importante?
Bracco opera attraverso quattro business unit con Bracco Imaging, nella diagnostica per immagini, Farma, per i farmaci etici e da banco, e nel campo dei medical devices e con il Cdi (Centro Diagnostico Italiano) di Milano. All’inizio siamo cresciuti in maniera organica, poi abbiamo iniziato ad acquisire presenze nei mercati, capacità produttive e prodotti innovativi e anche l’IT ha seguito questa evoluzione. In Italia c’è il quartiere generale dell’IT cresciuto insieme all’organizzazione, mentre in Nord America nel corso degli anni e della espansione americana, l’IT è oggi presente con 3 diversi centri direzionali in New Jersey, Minnesota e Canada. In Cina abbiamo un’infrastruttura IT locale, mentre il resto del mondo, il Giappone, la Corea del Sud e l’America Latina, convergono su Nord America ed Europa. La nostra sfida è la globalizzazione e l’integrazione.
Cosa significa dal punto di vista IT?
Da quasi due anni abbiamo dato vita a un progetto globale di riorganizzazione dell’assetto IT del gruppo. Dal punto di vista applicativo siamo un’impresa “Sap based”. Sap è consolidato in Europa e in Cina, mentre le nostre consociate americane che fino a quest’anno operavano con sistemi locali, da ottobre sono tutte operative sul nostro Erp globale. La globalizzazione del Gruppo ha creato sinergie a livello commerciale, finanziario e di ricerca, ma l’infrastruttura IT era ancora ridondata e spesso non integrata. Abbiamo iniziato a lavorare sull’integrazione dell’Erp. Un progetto che ha puntato più sugli aspetti soft che hard.
Cioè?
È stato un impegno di armonizzazione dei processi e ricerca di un core model condiviso. Vogliamo prendere il meglio da ogni parte del mondo, armonizzare culture di business, non staccare una spina e semplicemente riallacciare la nostra.
È un progetto trasversale a tutte le divisioni?
Sì, è un cantiere aperto, che lavora anche sul fronte dell’insourcing di alcuni asset strategici come, per esempio, la logistica, ma anche all’adozione del meglio che c’è nelle singole aree di produzione, nella collaborazione interna, nella pianificazione e per il Crm.
State cercando di eliminare soluzioni legacy?
Sì, l’obiettivo è un IT centrale e strutturato con centri di competenza globali e Regioni che facciano riferimento a pochi centri infrastrutturali. Vogliamo che i nostri modelli globali siano serviti localmente, ma sulla base di forti competenze maturate in contesti locali e verticali. I centri di competenza saranno di fatto entità virtuale con persone sparpagliate in tutte le Regioni.
Perché non avete dato un assetto societario a queste unità?
Vogliamo lasciare il massimo esperto dove è nata e cresce la competenza di business e rimarcare il fatto, conservando un IT forte e interno, che le tecnologie rappresentano un asset strategico per Bracco. Chi esternalizza le competenze alla fine le cede, per doverle in seguito riacquistare come servizi. Non vogliamo seguire questo modello di business perché crediamo che l’IT sia una componente fondamentale dell’innovazione.
Anche sul fronte dell’investimento?
Certamente. L’IT di Bracco impegna nel mondo oltre 60 persone e un budget complessivo, al netto degli ammortamenti, di circa 30 milioni di euro. È un volume che dimostra come Bracco stia crescendo e investendo, in particolare nelle componenti gestionali e infrastrutturali. Contiamo di mantenere questi livelli anche nei prossimi anni, con percentuali di spesa pari al 2,3- 2,5% del fatturato.
In quale area investite di più?
Abbiamo un ottimo portafoglio applicativo in area commerciale che si basa su sistemi di Crm avanzati. È già globale, come l’area Medica e l’R&D.
Che cosa pensa del cloud?
Strategicamente mi piace essere un follower della tecnologia, seguire le buone tracce e poi salire sulle spalle dei giganti. Spesso, per ragioni legate al mercato del pharma, non possiamo che acquisire soluzioni as a service, ma perché nativamente in cloud. Non credo però che il cloud sia una soluzione di breve periodo. In fase di unificazione dei tre data center negli Usa, valuteremo come sfruttare al meglio le opportunità che ci offriranno, per esempio portando sulla “nuvola” i sistemi di posta.
Quanto incide invece il processo di unificazione sul budget?
Quasi 500mila euro, serviti soprattutto per studiare il modello da applicare, acquisendo le esperienze di successo di alcune divisioni interne. Per noi dell’IT la decisione di andare verso la globalizzazione sta producendo invece un “vuoto d’aria”. Ed è il momento più difficile per la nostra organizzazione.
Che si supera…
Con la definizione di una forte governance dei sistemi, una pianificazione razionale dell’organizzazione che sia gerarchica, ma al tempo stesso rispetti le geografie e le competenze. Una volta che la cultura ci ha lasciato spazio, abbiamo bisogno di un “lock-in”. Per questo ci siamo avvalsi di framework come Itil e stiamo lanciando diverse progettualità in quest’ambito .
Conta più l’IT o le competenze?
Come sostiene Jim Collins in Great by Choice il successo si deve spesso alla maniacale disciplina nel mettere in pratica un’idea, eseguendo al meglio il proprio compito. Se il business mi chiede di frenare o accelerare è importante che i tempi della macchina IT siano quelli attesi. Quanta tecnologia ci sia dentro il motore è secondario: i migliori sistemi al mondo senza esperti capaci di gestirli sono inutili. In Bracco vive una forte cultura legata alle persone che ci consente di dare la giusta attenzione alla conoscenza e all’innovazione tecnologica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 12 Novembre 2012

TAG: andrea provini, bracco

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