Yoo: "Net neutrality, serve andare oltre"

L'INTERVISTA

Parla il docente di legge, comunicazione e informatica dell’Università della Pennsylvania: "Le soluzioni one-size-fits appartengono al passato di Internet"

di Luciana Maci

L’universo digitale è in costante e rapido cambiamento, perciò le soluzioni non possono essere “statiche” e le politiche che regolano Internet devono essere “flessibili e non prescrittive”. A sostenerlo è Christopher S. Yoo, docente di legge, comunicazione e informatica alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università della Pennsylvania (Usa). Intervistato a margine di un convegno organizzato a Roma da Telecom Italia, Yoo spiega come la tecnologia, gli stessi utenti e il mondo degli affari stiano trasformando la rete.
Perché sostiene che le one-size-fits all solutions, singole soluzioni valide per tutto, appartengono al passato di Internet?
La Internet policy è ancora come negli anni Novanta, quando pochi utenti usavano un numero limitato di applicazioni attraverso poche tecnologie a disposizione. Da allora gli utenti sono aumentati a dismisura, le applicazioni sono numerose e variegate, si utilizza una maggiore ampiezza di banda ed è richiesta una garanzia più elevata nella qualità di trasmissione. Perciò i rapporti commerciali e le dinamiche legati alle tariffe sono molto più complessi. Il problema è che i policy makers pensano che siamo ancora nei Novanta e adottano un approccio che non tiene in considerazione la profonda varietà di Internet.
Può fare un esempio di questa trasformazione?
All’inizio le applicazioni che dominavano Internet erano quelle per il trasferimento di file. L’utente era interessato solo alla ricezione finale, non al percorso compiuto. Con il video è molto diverso, perché le immagini arrivano in un flusso di packets: questi pacchetti, se pure partono da uno stesso punto alla sorgente, poi nel percorso possono distanziarsi tra loro e creare dei vuoti... C’è bisogno di una gestione all’interno del sistema per tenere insieme i pacchetti, in particolare per i video interattivi come video-chat e videoconferenze. Quindi servono soluzioni tecniche alternative che comportano anche cambi di mentalità.
E a livello di infrastrutture cosa sta cambiando?
Siamo sopravvissuti finora cercando di ottenere sempre di più dalle infrastrutture esistenti, ovvero la vecchia rete di telefonia e il network della tv via cavo. Ma nella rete di telefonia siamo alle prese con una svolta cui dovremo assistere di fronte alla mutata domanda. Faccio l’esempio di Verizon, una delle prime società a costruire Ftth (fiber to the home) negli Usa. L’ha fatto per 18 milioni di nuclei familiari, ma oggi ha solo tra i 5 e i 6 milioni di abbonati. Difficile vedere in questi numeri un consistente ritorno economico. Infatti Verizon ha detto che non estenderà la fibra e, nelle comunicazioni ufficiali, sta dando maggiore enfasi all’Lte.
Lei mette in discussione anche la net neutrality.
Dico che non si può avere una rete totalmente neutrale, in cui gli operatori gestiscono il proprio traffico senza discriminazioni che danneggino concorrenza, innovazione e i diritti degli utenti, perché tutto questo costa molto. La rete del passato si basava sul concetto “first come, first served”, “chi primo arriva primo alloggia”. Per esempio: ci sono due applicazioni, una che manda ogni tanto una scarica molto ampia e l’altra che invia lo stesso quantitativo di banda ma in modo costante nel tempo. La tecnica “first come, first served” favorirà l’applicazione che invia brevi scariche. Attualmente gli ingegneri stanno lavorando a meccanismi di “fair queuing”, per una fila equa dei pacchetti Internet. Il più noto è la Weighted fair queuing che funziona come un padre con due figli: non è che chi arriva prima ha diritto a tutte le fette di torta. Questa è una discriminazione formale o un metodo equo? Entrambe le cose, a mio parere.
È destinato al tramonto anche l’Internet del best effort?
Il best effort, basato sul concetto che Internet cerca di fare arrivare il flusso di pacchetti a destinazione ma non fa promesse sul come e sul quando, ha funzionato bene per un lungo periodo.
Oggi i provider di wireless stanno usando una nuova soluzione chiamata Arq (Automatic Repeat Request) in base alla quale, ogni volta che i pacchetti passano uno switch, un nodo interno di rete, questa tecnica fa una sorta di “ispezione del pacchetto” per controllare gli errori e quindi agevolare il flusso. È una questione problematica per la net neutrality - e qui si torna al concetto di prima - ma molti pensano che sia essenziale per andare oltre il best effort.
Quale futuro vede per il web?
In generale dobbiamo assicurarci che la nostra strategia di business e le politiche di regolamentazione siano abbastanza flessibili da organizzare al meglio molti  mondi diversi tra loro.
Non dobbiamo mai presumere che il futuro sia come il passato. E soprattutto non dobbiamo mai affezionarci a un’unica idea di futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 29 Novembre 2012

TAG: Christopher S. Yoo, net neutrality

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