Bottesi: "Noi donne smart per Dna"

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La marcia in più dell’Ict. La country manager di NetApp apre la galleria che il nostro giornale dedica alle super-manager del settore: "Ci sono sempre più donne con incarichi di peso all’interno dell’Ict"

di Dario Banfi

Amministratori delegati al femminile nel settore Ict si contano sulle dita di una mano in Italia. Una di queste è Bruna Bottesi passata dai vertici di Hp, dove ha lavorato per ben 21 anni, alla guida di NetApp, azienda specializzata del settore dello storage.
Cosa l’ha spinta a passare da una grande azienda a una più piccola, ma con responsabilità più elevate?
In realtà, sebbene sia rimasta a lungo in Hp, di lavori ne ho cambiati moltissimi. È una società che permette di spostarsi internamente e assumere ruoli e responsabilità crescenti. Sono passata dal marketing alle vendite, dallo sviluppo del canale al mondo dei consumatori finali al business development, affrontando mercati diversi, dall’enterprise al public sector, dalle Pmi al retail. È così che mi son formata come manager. Cambiare mi attira, ma se permette ancora di imparare. La sfida che ho assunto con NetApp è di farla crescere come in Germania, dove è leader di mercato. Per ottenere questo risultato ho ampia libertà di manovra e possibilità di lavorare a 360 gradi, un’opportunità che spesso non viene concessa nelle grandi aziende.
Cosa porta in NetApp?
Arrivando da un’impresa molto strutturata, porto un contributo di organizzazione, a partire dalla gestione delle risorse e dalla definizione dei piani di strutturazione dell’impresa in Italia e di crescita.
Quale parte del suo lavoro è più piacevole?
Ogni ambito richiede energie, ma è vero, ci sono attività che amo più delle altre. Per esempio, incontrare clienti e partner, che nelle posizioni di vertice spesso non è possibile fare. Ho tempo per questo anche perché sotto il profilo del portafoglio prodotti non mi devo preoccupare, in azienda c’è già molta attenzione e buona capacità d’innovazione. Mi sto inoltre concentrando sullo sviluppo organizzativo che mi piace molto. C’è tanto spazio nuovo per NetApp da conquistare sul mercato.
Come donna ha trovato ostacoli al suo percorso di carriera?
Non particolarmente. C’è però un fatto. Come donna ogni volta che cambi devi ricominciare sempre a dimostrare chi sei e che i risultati che hai ottenuto te li sei costruiti nel tempo grazie alla tue capacità, all’intelligenza e alla passione per il tuo lavoro. Ho lavorato in tanti ambiti, alcuni erano davvero “maschili” e quando ti sedevi al tavolo sembrava si chiedessero “Ma che cosa ne sa?”. La professionalità, la capacità di ascolto e le competenze ti fanno superare questi momenti e guadagnare fiducia. Da quando raggiungi questa consapevolezza in poi la strada è in discesa. Lo storage, è vero, è un mercato molto maschile, ma per fortuna in azienda non c’è antagonismo di genere. È una multinazionale americana, che come molte altre, per esempio Hp, ha piani per valorizzare i percorsi di carriera. Attualmente in NetApp, a livello europeo, ci sono due donne in posizione di business mentre è più frequente trovarne nelle aree Hr, marketing e comunicazione.
Ci sono più donne ai vertici Ict oggi?
Sì, per due ragioni. Nelle multinazionali dell’Ict esistono da tempo programmi per la crescita delle donne in azienda. È aumentato poi il peso proporzionale di figure femminili con competenze in area gestionale ed economico-finanziaria. Si pensi alle donne laureate in questi ambiti. Oggi ho la sensazione che sebbene giovani siano molto più “smart” rispetto al passato. Ne ho incontrate tante e inserite molte che stanno già facendo carriera. Resta la difficoltà della maternità. È un momento delicato in cui s’interrompe la crescita professionale. Io ho avuto la fortuna di essere stata richiamata addirittura prima della fine della maternità per ricoprire un ruolo manageriale.
E come ha fatto?
Ne ho discusso con mio marito. Mi ha aiutato, prendendo tre mesi di congedo.
Anche la sua vita personale e in famiglia è “tecnologica”?
Sì, totalmente. Vale per me, mio marito, mia figlia, tutti appassionati di tecnologia. Siamo una famiglia che per numero di pc è lungamente fuori dalla media nazionale. In casa ci sono wi-fi, dischi condivisi per lo sharing di film, smartphone, iPad e Kindle per tutti e tre. Forse siamo eccessivi, ma la viviamo in maniera normale. Se usata correttamente la tecnologia porta benefici: mia figlia telefona via Voip in casa, facciamo acquisti online e quasi sempre la spesa via Web.
Tempo libero?
Poco. Quello che mi resta lo impegno per fare viaggi insieme alla famiglia. Abbiamo girato l’Europa, visitato Cina, Africa e America. È un modo per stare insieme e c’è tempo per leggere.
Quali libri?
Thriller e gialli, al massimo concedo spazio al genere storico, ma deve essere storia “romanzata”.
Musica ne ascolta?
Come non potrei, con un marito e una figlia che suonano?
Le serve una buona dose di storage anche in casa…
Esatto. Abbiamo anche un’infinità di foto. Ho fatto il back-up del back-up per paura di perderli.
A parte le foto, a che cosa non rinuncerebbe mai?
Ai momenti irripetibili della crescita di mia figlia. Non soltanto i classici saggi e spettacoli, ma anche più banalmente i colloqui con i professori. Il lavoro è importante, ma non è così importante come la crescita dei figli. Il problema è che bisogna pianificare, anche perché a scuola i ricevimenti sono sempre alle undici del mattino!
E come fa?
Con una buona agenda, digitale ovviamente.
Tornando al business, quale sarà invece la sua agenda per il 2013? E come andrà per l’Ict?
Non credo che il 2013 si presenterà migliore del 2012, un anno in cui il mercato che ha sofferto di più è stato quello consumer, a parte smartphone e tablet. Il settore enterprise tiene, quello delle Pmi meno, mentre il public sector sarà bloccato fino a dopo le elezioni. NetApp ha la fortuna di operare nell’ambito dei dati, sempre critico per qualsiasi azienda, che sta esplodendo in maniera significativa, vista la complessità di gestione che arriva dal cloud e da Internet. Il 2013 sarà ancora l’anno del cloud e dei big data: noi metteremo il focus ancora su questi temi e alcuni mercati, come l’healthcare, gli Isp o i media, più esposti alle due problematiche. Daremo attenzione anche all’integrazione dei device personali in azienda, al tema cioè che semplifichiamo con la formula “bring your own device”. Ha impatti sull’infrastruttura, sulla sicurezza e gestione dei dati e questo è il nostro business.
Sta parlando da un iPhone, Android o BlackBerry?
Ho in mano un iPhone. È personale. NetApp mi doterebbe di un Blackberry, ma anche per noi vale appunto la libertà di portare dispositivi personali in azienda. L’unico difetto è che è della serie 4S, non ancora 5, ma l’ho opportunamente sottolineato a mio marito…

©RIPRODUZIONE RISERVATA 21 Gennaio 2013

TAG: bruna bottesi, net app

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