Siagri: "Service economy, cioè nuovi mercati"

L'INTERVENTO

Il presidente e Ad di Eurotech: "La rivoluzione Internet of Things potrebbe permettere alle imprese italiane di conquistare nuovi spazi"

di Roberto Siagri - Presidente e AD di Eurotech

L’Internet of things e le teconologie di inteconnessione degli oggetti permettono la mutazione dei modelli di business, trasformando i prodotti in servizi. La service economy è la rivoluzione che potrebbe permettere alle imprese italiane di conquistare nuovi mercati e nuovi spazi nel mondo.

La Germania l’ha inserita nell’agenda di governo già quattro anni fa. Noi cominciamo a parlarne timidamente soltanto ora.

L’industry 4.0 ha una declinazione nell’efficienza dei processi di fabbrica, ma non è questo su cui dovrebbero focalizzarsi principalmente le imprese italiane. Più importante è la business process transformation: come riuscire a dare in uso come servizi i nostri prodotti, non a venderli come merce.

La trasformazione digitale verso la sharing economy è fondamentale per coprire in modo economicamente ed ecologicamente sostenibile i bisogni di miliardi di abitanti del pianeta. È fondamentale usare meglio la materia: riuscire a fare prodotti che non si rompono, per poterli vendere come servizi e per potere realizzare più prodotti a parità di materiale, con la conseguenza di avere anche meno scarti da riciclare. Il servizio fidelizza il cliente meglio del prodotto e crea una customer experience completamente diversa.

L'Internet of things diventerà una piattaforma importante quanto oggi un Erp o un Crm. Perché con il Crm l’azienda è in contatto con il prodotto tramite il cliente, mentre con l’Internet of things è il prodotto ad essere in contatto con il cliente consentendo all’informazione di ritornare all’azienda.

Anche se non c’è ancora un chiaro modello di monetizzazione, l’Internet of things va fatto e basta: sta già avvenendo negli Usa. Per le aziende si tratta di un tema di competitività, di stare sul mercato, di trasformazione. La quarta rivoluzione industriale ha costi d’accesso bassi: le tecnologie sono tutte as a service, cloud e infrastrutture incluse. C’è dunque molto meno di un tempo il problema dell’investimento iniziale: tutti possono provarci perché non è più necessaria la scala per ammortizzare i costi. Tutti dovrebbero capire come i loro processi possono essere trasformati ed i loro prodotti possono essere venduti in maniera diversa cominciando a ragionare anche in una dimensione di sharing oltre che di prodotto. Si tratta di buttare il cuore oltre l’ostacolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 27 Luglio 2015

TAG: roberto siagri, eurotech, service economy, internet, digital revolution

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