Lo smartphone Nexus S a bordo dell'ultimo shuttle

NASA

La Nasa ha equipaggiato con il telefonino di Samsung un trio di Spheres che raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale per catturare immagini e video tramite la fotocamera

di F.Me.
C’è anche la firma di Samsung sull’ultima missione dello shuttle. Il Nexus S è stato incluso in una ricerca che si baserà su piccoli satelliti che si muovono liberamente nello spazio di nome Synchronized Position Hold, Engage, Reorient, Experimental Satellites (Spheres), utilizzati dagli astronauti al fine di sfruttare una più ampia gamma di funzionalità e una migliore comunicazione tra terra e spazio.

Nexus S è il primo smartphone commerciale certificato dalla Nasa ed autorizzato ad essere trasportato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. L’esperimento utilizzerà le Spheres attrezzate con gli smartphone come dei robot attivi da remoto al fine di condurre indagini interne e ispezioni della stazione, di catturare immagini e video tramite la fotocamera del telefono, e di studiare come la robotica possa supportare la futura esplorazione dello spazio.

“Samsung è orgogliosa del fatto che Nexus S sia stato scelto per essere a bordo dell’ultima missione NASA, un evento che è già divenuto storico – commenta Dale Sohn, presidente di Samsung Mobile- La ricerca condotta tramite Spheres equipaggiate di Nexus S aiuterà a monitorare e comunicare dalla Stazione Spaziale Internazionale”.

L’aggiunta di Nexus S alle Spheres aumenterà le capacità di ogni singolo satellite, aiutando allo stesso tempo la Nasa nell’esplorazione e nella scoperta dello spazio. “Connettendo uno smartphone, è possibile rendere le SPHERES immediatamente più intelligenti – spiega DW Wheeler, ingegnere responsabile dell’Intelligent Robotics Group al centro ricerca Nsa Ames presso Motteff Fiedl, California - Con Nexus S, le Spheres avranno a disposizione una fotocamera integrata per catturare immagini e video, sensori per aiutare a condurre le ispezioni, una potente unità di elaborazione per effettuare calcoli e misurazioni, ed una connessione Wi-Fi che useremo per trasferire i dati in tempo reale alla stazione spaziale e al controllo della missione”.

Nel 1999, un gruppo di studenti del Massachusetts Institute of Technology (Mit), in collaborazione con il Dipartimento della Difesa e Nasa, ha costruito cinque satelliti della dimensione di palloni da pallavolo che si potessero muovere liberamente nello spazio. Questi satelliti sono stati ribattezzati Synchronized Position Hold, Engage, Reorient, Experimential Satelites (Spheres), e tre di loro sono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal 2006. Ciascun satellite Sphere è autonomo ed indipendente in termini di propulsione, potenza, navigazione e strumenti di calcolo. Al tempo della creazione delle Spheres, le possibilità di utilizzo presenti oggi erano inconcepibili; per questa ragione ognuno dei satelliti è stato equipaggiato di una porta di espansione. Ulteriori appendici e sensori possono essere aggiunti ai satelliti, permettendo a sistemi di trasferimento senza fili e alle fotocamere di divenire parte integrante. Nexus S è il primo smartphone commerciale ad essere diventato parte delle Spheres tramite la porta di espansione.

14 Luglio 2011