"Senza il satellite l'Europa ultrabroadband non si può fare"

IL MONITO DELL'ESOA

"La Ue sta spingendo molto sulla banda larga ma l'attenzione è troppo focalizzata sulle infrastrutture terrestri", sottolinea Aarti Holla, segretario generale dell'Esoa, l'Associazione degli operatori satellitari. "Senza il mix col satellite si rischia di mancare l'obiettivo"

di Patrizia Licata
L’Ue rischia di mancare l’obiettivo fondamentale di far salire il numero delle connessioni su banda larga nei Paesi europei se concentra la sua attenzione esclusivamente sull’infrastruttura di rete ultra-veloce terrestre: il monito arriva da Aarti Holla, segretario generale dell’Esoa (European satellite operators association).

In un’intervista pubblicata da EurActiv, la Holla sottolinea come la missione Ue di portare la banda larga a tutti i cittadini entro il 2013 si basi sulla realizzazione di reti in fibra più veloci. Eppure, “secondo noi anche il satellite è fondamentale se vogliamo raggiungere un’inclusione del 100% e se il 2013 è da considerarsi un target realistico”.

La Commissione europea ha detto di volere che il 50% dell’Ue acceda a velocità di 30 Mbs entro il 2013 e di 100 Mbs entro il 2020 ma, continua il segretario generale dell’Esoa, “per raggiungere tale obiettivo, specialmente nei Paesi-membro che ancora stanno risollevandosi dalla crisi economica, ci sarà bisogno di una soluzione immediatamente disponibile, e a prezzi convenienti, come il satellite supportato dal wifi”.

Secondo la Holla, puntare maggiormente sul satellite non andrebbe comunque a interferire con i necessari investimenti nell’infrastruttura di rete terrestre, cui l’Ue dà la priorità: “Non ci sentiamo in competizione con le offerte land-based ma pensiamo di essere complementari e di arrivare dove gli altri non vogliono nemmeno andare”.

Per portare davvero il broadband a tutti, la soluzione è dunque un “mix di tecnologie”: zone geograficamente diverse richiedono tecnologie diverse. “In regioni pianeggianti, wifi e wimax vanno molto bene. Nelle aree di montagna, è meglio il satellite”.
L’Ue ha avviato alcuni progetti per esplorare l’utilità del satellite e la Commissione ha tenuto colloqui informali con gli operatori del settore, dicendosi neutrale rispetto alle diverse tecnologie. Ma secondo la Holla, “l’esecutivo europeo solo a parole si dice aperto a più soluzioni, mentre nei fatti il dibattito è dominato dalla questione della velocità delle connessioni. Eppure, nemmeno il video on demand richiede più di 4-5 Mbs. La mia domanda è: quali sono i servizi che pensano che abbiano bisogno di 100 Mbs? Mi sembra un target staccato dalla realtà”.

C’è anche la questione dei costi. Per l’Esoa, il satellite è meno caro: “Possiamo connettere antenne e modem che costano tra i 250 e i 500 euro. Può essere un modo più intelligente di usare i fondi pubblici, anziché a pioggia. Un esempio negativo è quello della comunità montana di Alta Valle del Reno, in Italia, dove le autorità hanno investito quasi 40.000 euro in 10 nuovi ripetitori per potenziare il segnale terrestre e dopo sei mesi hanno ottenuto solo 150 nuovi abbonamenti. Il costo del satellite sarebbe stato solo una frazione, tenuto conto anche del fatto che non sempre si può essere sicuri che ci sia un mercato”.

“La fibra domina il dibattito perché il satellite è ancora troppo poco conosciuto e la politica ha le sue responsabilità”, conclude la Holla. “Non si può investire in una sola tecnologia senza effettuare un’analisi informata su costi e benefici della tecnologia stessa. Non si può stendere la fibra senza sapere quante persone la vogliono o hanno bisogno di essere connesse”.

31 Marzo 2010