Cape Canaveral, tutto pronto per l'Endeavour

LA STAZIONE ISS

Domani alle 3.47 ora locale  (21.47 ora italiana) la navicella salirà per l'ultima volta sulla rampa di lancio. Made in Italy le tecnologie per lo spettrometro e per il laboratorio. Saggese (Asi): "Missione a forte impronta tricolore"

di G.C.
A Cape Canaveral tutto è pronto per la partenza dell’Endeavour. A meno di ostacoli metereologici o tecnici dell’ultimo momento (le previsioni danno le probabilità al 70%), domani alle 15,47 ora locale (21,47 in Italia) prenderà il via, con destinazione la stazione spaziale internazionale (ISS), l’ultima missione di uno shuttle - la Sts-134 - prima del definitivo pensionamento (anche se si mormora di una possibile ulteriore missione). Per l’America in crisi è il momento dell’orgoglio: lo stesso presidente Barak Obama sarà presente al lancio. Insieme a Gabrielle Giffords, la deputata democratica gravemente ferita in un attentato a Tucson lo scorso gennaio e, scampata per miracolo alla morte, arrivata in Florida per assistere all'ultimo lancio del marito astronauta Mark Kelly. Simboli, storie personali, orgoglio di un’America che cerca di ritrovare se stessa e una leadership mondiale che oggi sente minacciata si fondono nell’ultimo appuntamento di una avventura iniziata esattamente 30 anni fa.

Ma quella di domani sarà una pagina fortemente caratterizzata anche dalla presenza dell’Italia spaziale. E non solo perché a bordo dell’Endeavour ci sarà un astronauta italiano, Roberto Vittori, alla sua terza missione con lo Shuttle, mentre ad accoglierlo nella Iss vi sarà un altro italiano, Paolo Nespoli: per la prima volta due italiani si ritroveranno insieme nello spazio.
Quella che partirà domani sarà una missione “italiana” anche dal punto di vista scientifico. Compito principale dello Shuttle sarà infatti portare in orbita e agganciare alla Iss l’Ams (Alpha Magnetic Spectometer), un rilevatore di particelle progettato proprio per essere collocato nella Iss e che cercherà, “setacciando” miliardi di raggi cosmici con i suoi rilevatori, di scoprire l’esistenza di tipi di particelle elementari che non si possono riprodurre nella terra con gli acceleratori.
Particelle che potrebbero rivelare l’esistenza di antistelle e antigalassie, o darci qualche indizio in più sulla natura della materia oscura che dovrebbe costituire circa un quarto dell’intero Universo.
Nell’Ams, che nasce dalla collaborazione ultradecennale fra 16 Paesi, l’Italia ha un ruolo di primo piano con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Italiana. Uno sforzo testimoniato anche dall’affidamento dell’incarico di vice-responsabile del progetto Ams a Roberto Battiston, docente all’Università di Perugia e presidente della commissione Infn di Fisica Astroparticellare.

I ricercatori italiani si sono valsi del supporto di varie industrie aerospaziali nazionali come Carlo Gavazzi Space, G&A Engineering, Fbx-irst, Caen Aerospace, Euromec, RI-BA Composites, Carso.
“La missione dello shuttle - rileva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese - riveste un’importanza particolare e per certi versi eccezionale per il ruolo dell’Italia nell’attività spaziale. È una missione con una forte impronta italiana sia per la presenza umana sia per il carico scientifico.”
Sul piano scientifico, rileva ancora Saggese, “il ruolo dell’Italia è evidente sia nell’esperimento Ams, che incorpora il grande contributo di ASI e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sia nei sei payload scientifici interamente italiani che saranno eseguiti direttamente dal Vittori. Con la missione STS-134 l’Italia si pone quindi come attore principale nel nuovo percorso di attività scientifica della Stazione Spaziale da qui al 2020, un ruolo di prestigio e con un grande valenza economica e scientifica guadagnato grazie agli investimenti dedicati finora e a quelli programmati per il prossimo decennio”.

L’Endeavour trasporta inoltre nella sua "cargo bay" uno straordinario payload di esperimenti scientifici made in Italy, frutto di una selezione che, per la prima volta nella storia del programma di volo spaziale umano italiano, è stata effettuata congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dall’Aeronautica Militare, in collaborazione con università italiane e centri di ricerca nazionali. A dimostrazione della capacità del sistema Paese di realizzare sinergie e convergenze strategiche di eccellenza.
L’implementazione di questi esperimenti è stata costantemente seguita da un team integrato ASI-AM che si è interfacciato con la Nasa grazie al supporto dell’Altec (Advanced Logistic Technology Engineering Center) di Torino per gli aspetti di ingegnerizzazione delle proposte di sperimentazione.

“Gli assetti spaziali sono oggi considerati una indispensabile infrastruttura nazionale, che concorre a garantire al Paese le necessarie funzioni per assicurare la completa operatività delle Forze Armate, con innegabile rilevanza duale (civile e militare) poiché genera una grossa ricaduta per l’economia e la produttività nazionale”, spiega il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di squadra aerea Giuseppe Bernardis.

28 Aprile 2011