Milionarie ma non sempre giovani. Le startup del nuovo millennio

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Sono 114 le nuove società italiane che entrano nel 2017 con un fatturato annuo di almeno un milione di euro. Ma solo 4 superano i 5 milioni

di Luciana Maci

Quante sono le startup milionarie? Sono 114 le nuove società italiane che entrano nel 2017 forti di un fatturato annuo di almeno un milione di euro, ma solo 4 superano i 5 milioni. Due delle "pentamilionarie" sono Beintoo, società di mobile e proximity marketing, e Mashfrog, che si occupa di soluzioni digitali e marketing online, entrambe nate negli ultimi anni, ma le altre due, Bonetti & Partners e Officine Del Bello, sono società che affondano le loro radici nel secolo scorso. Un dato che fa riflettere sulla reale composizione dell’ecosistema delle startup nel nostro Paese, insieme a un altro elemento affatto trascurabile: come rileva l’Osservatorio startup hi-tech della School of management del Politecnico di Milano, solo il 70% delle nuove imprese finanziate tra il 2012 e il 2015 risulta iscritto alla sezione speciale del Registro delle Camere di Commercio.

È evidente quindi che quell'elenco non può restituire il quadro completo delle giovani imprese innovative, anche se resta l’unica fonte ufficiale alla quale fare riferimento per riuscire a comprenderlo meglio. Secondo i dati forniti dal Registro, aggiornati al 26 dicembre 2016, le startup innovative in Italia sono 6.761. Di queste 114 hanno dichiarato un valore di produzione (ovvero la somma di fatturato e rimanenze non vendute, chiamato per comodità “fatturato” o “reddito”) superiore al milione di euro. Tra le società milionarie, 33 superano i 2 milioni di euro e quattro fanno registrare un valore di produzione annua che va oltre i 5 milioni. Tra queste, come detto, ci sono due vecchie conoscenze dell’industria italiana. Bonetti & Partners è sì una startup, ma è nata come evoluzione di un’azienda costituita nel 1951, che si occupava di componenti per il settore aerospaziale, petrolifero e navale e che oggi fattura complessivamente 20 milioni di euro. Dopo essersi lanciata nel mercato dell’IT, a fine 2014 Bonetti & Partners si è costituita come startup. Sviluppa una soluzione software per il settore della difesa relativa al monitoraggio delle esportazioni in ambito militare. Un’altra startup fondata nel Novecento è Officine del Bello.

Sorta a Sagrado, in provincia di Gorizia, opera nel settore della marine technology e realizza prodotti per navi quali porte tagliafuoco e pareti a vetro. Nel 2014 l’azienda è entrata a far parte del Gruppo MBM e l’anno successivo si è iscritta alla sezione speciale delle startup innovative. È invece una giovane startup innovativa nel senso canonico del termine Mashfrog Plus, ma è anch’essa spinoff di un gruppo più grande fondato nel 2008 che si occupa di soluzioni digitali e di marketing online in Italia e Germania. Mashfrog Plus fornisce servizi di system integration e management consulting in ambito ERP e collabora con realtà come l’Agenzia Europea per lo Spazio. Ugualmente giovane è Beintoo, società di mobile e proximity marketing fondata nel 2011 da Antonio Tomarchio.

Ha uffici a Milano, Roma, Shanghai e Londra e ha chiuso il 2015 con quasi 6 milioni di euro di fatturato. Paradossalmente sono proprio queste “magnifiche 4” che nel 2017 potrebbero dire addio allo status giuridico di startup. Per legge, infatti, il valore della produzione annua di una startup al secondo anno di vita non deve essere superiore ai 5 milioni di euro. Allo stato attuale le startup con fatturato tra uno e due milioni di euro sono 77, molte delle quali note per aver ottenuto investimenti importanti e vinto premi. Tra queste D-Orbit, gli “spazzini dello spazio” impegnati a sviluppare sistemi di decommissioning di satelliti al termine della loro vita operativa, BeMyEye, che utilizza il crowdsourcing per offrire alle imprese ricerche di mercato e verifiche all’interno dei negozi e Domec, impegnata nel processing dei servizi a valore aggiunto collegati ai sistemi e alle soluzioni di pagamento elettronico. Nella classifica delle milionarie troviamo anche Lovli, specializzata nell’e-commerce di mobili e oggetti made in Italy, Zehus, spin-off del Politecnico di Milano che ha realizzato una bicicletta smart a pedalata assistita e Buzzoole, in grado di connettere aziende e clienti attraverso gli influencer sui social network.

Sempre in lista c’è Mapendo, che ottimizza la pubblicità sugli smartphone, Musement, portale per prenotare esperienze mentre si è in viaggio, Lovethesign, marketplace di design, Empatica, società sviluppatrice di uno smartwatch per monitorare il battito cardiaco, e Brandon (già nota come Brandon Ferrari), che organizza campagne e-commerce per grandi brand.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 21 Gennaio 2017

TAG: startup, hi-tech, politecnico, società, fatturato

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