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Web tax, Usa pronti alla guerra con la Ue: “Trattamento scorretto per le imprese americane”

Bruxelles vuole tassare le multinazionali del digitale in base al paese in cui generano le vendite per combattere l’elusione fiscale. Ma per gli Stati Uniti è un colpo diretto alle imprese della Silicon Valley e una reazione alla riforma fiscale di Trump che ha “irritato” alcuni leader Ue

Pubblicato il 20 Mar 2018

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La web tax europea, ovvero la proposta di riforma fiscale con cui l’Unione europea vuole combattere l’elusione fiscale da parte delle multinazionali hi-tech, sta scatenando una vera guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa: la tassa europea sulle aziende del digitale e di Internet, che sarà presentata domani, viene letta negli Stati Uniti come un tentativo di colpire direttamente i colossi della Silicon Valley, scrive oggi il New York Times.

Il piano europeo, di cui il quotidiano americano rivela di aver visionato una bozza, intende tassare le aziende dei media digitali in base al paese in cui generano il fatturato, non in base a dove hanno le loro sedi regionali, per impedire che, con sedi strategicamente posizionate in Irlanda e Lussemburgo, i colossi hi-tech godano di regimi fiscali decisamente più favorevoli e facciano concorrenza sleale alle altre aziende.

La proposta di web tax europea, secondo il Nyt, è però anche una risposta alla legge fiscale da 1,5 trilioni di dollari che il presidente americano Donald Trump ha firmato l’anno scorso e che, dal punto di vista dell’Ue, ha danneggiato i partner commerciali europei. Infatti la norma voluta da Trump cerca di arginare il fenomeno del trasferimento all’estero degli utili delle imprese statunitensi imponendo una nuova tassa minima sui guadagni esteri di qualsiasi società con operazioni negli Usa. Le disposizioni internazionali contenute nella legge fiscale degli Stati Uniti hanno irritato alcuni leader europei, che sostengono che Trump potrebbero essere in violazione delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Questi sforzi in materia fiscale nascono dalla preoccupazione condivisa tra i governi globali che le grandi multinazionali non paghino la loro giusta quota di tasse ai paesi in cui operano. I colossi americani della tecnologia come Amazon, Apple e Google sono riusciti per anni a godere di regimi fiscali molto favorevoli scegliendo appropriatamente le loro sedi. Ma non c’è un accordo globale su come rimediare a questa forma di elusione fiscale e gli sforzi compiuti finora stanno esacerbando la tensione tra Stati Uniti ed Europa già innescata dai dazi di Washington sulle importazioni di acciaio e alluminio.

L’Ocse ha indicato nei giorni scorsi che 110 paesi membri hanno accettato una revisione del sistema fiscale internazionale, ormai obsoleto nella digital economy, ma nel frattempo che si trova un accordo la tensione Usa-Ue sembra destinata a salire: all’incontro del G20 a Buenos Aires, il segretario al Tesoro statunitense Steven Mnuchin ha accusato i rappresentanti europei di voler instaurare un trattamento iniquo verso le imprese americane con la web tax. Solo ieri il Financial Times scriveva che si sta profilando una vera guerra commerciale nell’hitech tra Usa e Europa, innescata dalle politiche protezionistiche di Trump e rinfocolata, dice oggi il Nyt, dalla crociata di Bruxelles per tassare le multinazionali hi-tech.

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