Ngn, Bernabè affossa il Tavolo Romani

SLITTA IL TAVOLO ROMANI

Il presidente di Telecom Italia: "No allo Stato imprenditore. E basta perdite di tempo: si bloccano gli investimenti". Valducci (Commissione Trasporti e Tlc Camera): "Il Paese non può permettersi più di una rete". D'Angelo (Agcom): "Situazione si sta complicando"

di Giampiero Rossi
"Da nessun'altra parte c'è un intervento diretto del pubblico. Se lo Stato vuole tornare a essere imprenditore va benissimo: ha Infratel e lo faccia per conto suo". E' chiara, chiarissima, la posizione del presidente di Telecom Italia Franco Bernabè dalle colonne del Corriere della Sera, in merito alla realizzazione delle reti di nuova generazione. Oggi era previsto un incontro nell'ambito del Tavolo Romani che avrebbe dovuto giungere alle conclusioni per l'avvio della società pubblico-privata, la "Infraco", a cui farebbe capo il progetto. Ma la riunione all'ultimo momento è slittata e rimandata al 21 giugno. A giudicare dalle parole di Bernabè però, l'accordo che il ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani ha più volte annunciato come imminente, non può dirsi cosa fatta.

"Sia chiaro - precisa - che così torniamo indietro di 15 anni, al ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni". Fra l'altro Bernabè denuncia che l'ingerenza dello Stato "ha addirittura bloccato gli investimenti in banda larga e ultralarga. La situazione è paradossale: abbiamo un piano di investimenti su 13 città nel 2011 e 125 città entro il 2018 e siamo trattenui dall'andare avnati". I principali ostacoli sul cammino di Telecom, precisa Bernabè sono "i vincoli rappresentati dalla regolamentazione e quelli dei tavoli che ci impediscono di accelerare i tempi". Secondo Bernabè se da un lato "la regolazione è importante", dall'altro "un Paese non può fermare tutto in attesa che si trovi la quadra, come dicono i politici".

Il presidente di Telecom ribadisce poi che Telecom ha le risorse per portare avanti i propri progetti: "Abbiano ridotto i debiti, figuriamoci se non abbiamo i soldi per fare la rete di nuova generazione. Anzi - puntualizza - siamo gli unici ad avere la capacità tecnica".

Tornado alla questione delle regole Bernabè dice che "c'è un assetto regolatorio su cui c'è ancora da lavorare ma che massimo a settembre dovrebbe essere concluso e vorremmo che ci lasciassero agire con le norme che sono già state ampiamente definite. Ci hannoi coinvolto in questo 'esercizio' di tavolo ma deve trovare la condivisione dell'interesse di tutti. E bisogna togliersi dalla testa che senza gli investimenti pubblici non si può fare nulla".

Va giù duro Bernabè anche sul caso Metroweb: "Mi chiedo come si inserisce nel tavolo Romani l'acquisito di una partecipazione nella società da parte di F2i, uno dei principali veicoli partecipati dalla Cassa depositi e prestiti".

Sulle esternazioni del presidente Telecom Italia è arrivato il commento del presidente della Commissione Trasporti e Tlc della Camera, Mario Valducci dal palco del convegno Telco 2011 organizzato a Roma da Business International. "C'è una complessità di rapporti tra il governo e il principale operatore telefonico e questo crea una non facilità nel procedere sull'implementazione e l'operatività delle reti di nuova generazione".

"Nonostante le difficoltà del Tavolo Romani - prosegue Valducci - si deve insistere per trovare un percorso comune perché l'Italia non può permettersi il lusso di avere più di una rete di nuova generazione per motivi fisici oltre che economico-finanziari: la volontà del governo è quindi di trovare un accordo". Nel riconoscere che "fare una rete unica partendo da un soggetto privato comporta passaggi complessi, difficili e in molti casi in salita", Valducci dice che "se al momento della privatizzazione si fosse scelta la strada del mercato elettrico con la separazione della rete tutto adesso sarebbe più facile".

Oscar Cicchetti, direttore Strategy di Telecom Italia, replica però sull'ultimo punto affermando "non lo ha fatto nessuno in nessuna parte del mondo''. A giudizio del manager di Telecom, quindi, il problema italiano non è nelle infrastrutture ma nella carenza di domanda''.

Intervenendo al convegno promosso da Business International su Telco 2011, il consigliere dell'Agcom Nicola D'Angelo osserva che "la situazione si sta complicando". "Si stanno contrapponendo due pesi: da una parte una visione che assegna alla responsabilità del governo la promozione degli investimenti, e un'altra che dice che deve essere il mercato ad agire". E in merito alle dichiarazioni di Bernabè, D'Angelo dice che "non è una cosa di poco conto quello che è successo oggi".

"La rete non è ferma, si muove e anche tanto", sottolinea il direttore Technology di Telecom Italia, Giuseppe Roberto Opilio, in risposta alle affermazioni del consigliere D'Angelo secondo il quale "l'Italia è ferma". "L'anno scorso - dice Opilio - abbiamo steso 5.400 km di cavo in rame e 3mila in fibra; quest'anno se ne aggiungermo 3.400 km in fibra e 5mila in rame". Opilio interviene anche sul tema della Ngn e in particolare delle architetture di rete:  "Il sistema point to point, preferito dagli operatori alternativi, consuma 13 volte tanto l'energia necessaria per quello Gpon indicato da Telecom Italia come la soluzione da percorrere".

09 Giugno 2011