Geolocalizzazione, Twitter "estorce" i dati degli utenti

PRIVACY

Un algoritmo messo a punto dalla Northwestern University ricostruisce le coordinate degli iscritti che in fase di registrazione avevano optato per la riservatezza. Via ai primi 10mila test

di Patrizia Licata
Twitter studia un software in grado di spiare il nostro posizionamento. Il sito di microblogging, che punta a analizzare i tweet in relazione al contesto geografico e per inviare pubblicità mirate, ha scoperto che il 34% dei suoi utenti, quando fornisce all'azienda le informazioni personali, non riempie con dettagli precisi la casella “location”. Per questo Twitter ha deciso di sperimentare il funzionamento di un algoritmo che ricava il Paese in cui l’utente risiede in base a quanto scrive nei messaggi.

L’algoritmo, riporta Technology Review, è stato disegnato da scienziati della Northwestern University e della divisione ricerca di Xerox (Xerox Parc) e automatizza il processo con cui la location viene desunta dalle frasi scritte nei tweet. L’uso del software appare preoccupante proprio perché oltre un terzo degli utenti del sito manifesta un chiaro desiderio di mantenere riservata l’informazione sulla location. Il 34% non solo sceglie di non fornire l’informazione a Twitter, ma nell’apposito spazio del questionario con cui il sito raccoglie i dati personali, spesso lascia informazioni fuorvianti, misteriose o anche ostili.

Il software di Twitter, che è stato per ora applicato a un gruppo di 10.000 tweet recenti di utenti attivi del sito, non è in grado di capire l’indirizzo o il codice di avviamento postale dell’utente, ma è riuscito a determinare in quale Stato degli Usa l’utente abiti.

I ricercatori hanno scoperto che gli abitanti del Colorado, per esempio, usavano spesso la parola Colorado nei messaggi, mentre i canadesi si distinguono per l'utilizzo della parola “elk” e i residenti del Michigan per la parola "biggbi". Il linguaggio che usiamo - e in generale i nostri comportamenti e abitudini - quando siamo online rivelano molto di noi, anche più di quanto ci rendiamo conto. Non è esattamente l’era post-privacy di cui parla Zuckerberg di Facebook, ma sicuramente fidarci ciecamente del fatto che su Internet ci sia una privacy si dimostra sempre più un’illusione.

20 Giugno 2011