Broadband mobile col freno. Il paradosso della gara Lte?

ASTA FREQUENZE

Agcom prevede la copertura 4G anche nelle aree dove arriverà la banda larga grazie al refarming del Gsm. Si rischia l'effetto boomerang: rallentare gli investimenti anti-digital divide e la copertura delle zone periferiche

di Mario Sette
Potremmo definirlo il paradosso della doppia copertura. Quello, cioè, per cui chi porta la banda larga mobile nelle aree di digital divide sfruttando le frequenze a 900Mhz (all’inizio riservate al Gsm, ma poi riutilizzate con tecnologia Umts) dovrà, in un breve giro temporale, coprire le stesse zone anche con frequenze a 800Mhz, se aggiudicatario di porzioni di spettro liberato dallo switch-off digitale della tv.

Si tratta dei canali che verranno assegnati agli operatori con la gara Lte in calendario entro settembre: proprio ieri in Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicate le procedure e le regole per assegnazione e utilizzo di tali frequenze predisposto da Agcom; per sabato è previsto il lancio del bando di gara da parte del ministero dello Sviluppo economico.

È proprio fra i dispositivi di diffusione dell’Lte elaborati di Agcom, se verranno proposti tali e quali dal bando del ministero, che si trovano i meccanismi che rischiano di determinare un vero e proprio paradosso: penalizzare chi investe in larga banda mobile prima dell’arrivo dell’Lte. Col prevedibile risultato di rallentare investimenti e diffusione del broadband nelle zone di digital divide.

Esattamente il contrario, a ben vedere, di quelli che sono gli obiettivi più volte espressi da Agcom di accelerare il superamento del digital divide nell’intero Paese. Ed anche in contrasto con gli obiettivi dell’Agenda Digitale europea che si propone di portare almeno 2 megabit/s di banda larga in tutta Europa entro il 2013.

Appare difficile che la scadenza europea possa essere rispettata in Italia senza l’apporto del broadband mobile. Tanto più affidandosi soltanto all’Lte. L’asta per gli 800Mhz è sì programmata per settembre, ma le frequenze non saranno rese disponibili prima del gennaio 2013, sempre che vengano liberate dalle tv che ora le occupano.

Ecco quindi che diventa di grande interesse la possibilità del “rifarming” delle frequenze del Gsm per accelerare la diffusione del broadband mobile nelle aree periferiche. Non a caso, anche sulla base di tali considerazioni, lo scorso dicembre Agcom ha concesso la possibilità del rifarming a Vodafone: dopo tale via libera la società guidata da Paolo Bertoluzzo ha potuto lanciare il piano dei “1.000 Comuni”: altrettante piccole collettività locali periferiche dove in tre anni verrà portato Internet mobile a 2 megabit/s. Proprio di recente, anche Tim ha fatto una analoga richiesta ad Agcom. Il via libera dell’Authority è atteso per le prossime settimane.

Agcom non nega la possibilità di sviluppare il broadband con i 900Mhz ma prevede che, sette anni dopo la messa a disposizione delle nuove frequenze, gli operatori coprano l’intero territorio anche con frequenze a 800Mhz. Un termine che viene giudicato dai diretti interessati troppo perentorio e penalizzante per gli investimenti a 900Mhz che, in particolare nelle zone di digital divide, avrebbero invece bisogno di un arco temporale di “protezione” più lungo per diventare interessanti. Altrimenti vi è un rischio di un drastico rallentamento di tali investimenti.
Agcom, a sua volta, vuole mettere dei precisi paletti per spingere la costruzione delle nuove reti in tutte le aree del Paese evitando penalizzazioni proprio delle aree più marginali. Dall’altra parte si risponde che portare 2 megbit/s è comunque una iniziativa anti-digital divide, pienamente rispondente agli obiettivi dell’Ue, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. Quanto all’efficienze dell’uso delle nuove frequenze assegnate, si osserva che fra gli obblighi previsti da Agcom vi sono altri meccanismi che la assicurano, come ad esempio l’obbligo per l’aggiudicatario di rispondere a ragionevoli richieste di accesso di terzi.

Insomma, l’obbligo di ricopertura a 800 Mhz non ha ragioni di esistere: è ridondante rispetto alle norme previste per l’Lte e nel contempo rallenta lo sviluppo della banda larga mobile. Un altro caso in cui il meglio è nemico del bene? Sarebbe un bel paradosso.

21 Giugno 2011