Huawei replica agli Usa: "Nessun finanziamento da Pechino"

IL CASO

Si inasprisce lo scontro acceso dalle accuse mosse dalle autorità americane sulle presunta linea di credito della Banca cinese a supporto delle attività dell'azienda. Il vp external affair, Bill Plummer: "Solo una minima frazione del nostro business ha effettivamente beneficiato dei crediti"

di Patrizia Licata
E’ ancora scontro tra Huawei Technologies e le autorità americane per i presunti aiuti di Pechino al colosso delle attrezzature di telecomunicazione cinese. Dopo le dichiarazioni di Fred Hochberg, presidente della Us Export-Import Bank, secondo cui la “crescita di Huawei è stata sensazionale perché sostenuta da una linea di credito di 30 miliardi dollari da parte della Banca cinese per lo sviluppo”, il vice president of external affairs dell’azienda cinese, Bill Plummer, ha replicato che si tratta di un’affermazione "assolutamente non corretta".

"Il sostegno della Chinese devolpment bank permette a Huawei di ridurre significativamente il costo del capitale e di offrire finanziamenti ai suoi acquirenti a prezzi e condizioni migliori rispetto alla concorrenza", secondo Hochberg.

Hochberg ha utilizzato Huawei come esempio di ciò che ha descritto come “il mutato contesto globale per gli esportatori statunitensi”, in cui la Cina e altre economie emergenti stanno dirigendo i flussi di capitale verso alcuni settori privilegiati nel tentativo di catturare quote di mercato.

Plummer ha chiarito che la Banca cinese per lo sviluppo (Cdb) ha acconsentito nel 2004 a mettere a disposizione "fino a 10 miliardi di dollari di crediti all'esportazione per potenziali clienti di Huawei, ma non direttamente per Huawei”. Quando quell’accordo è scaduto, Huawei e la Cdb hanno firmato un secondo memorandum di intesa nel 2009 per 30 miliardi di dollari in cinque anni.

Dal 2005, i clienti di Huawei hanno fatto richiesta per 4,25 miliardi dollari di crediti all'esportazione della Cdb per finanziare 35 progetti in tutto il mondo, ha continuato Plummer. "Solo 2,99 miliardi dollari di questi 4,25 miliardi sono stati in realtà estesi all'intesa del 2009. Nello stesso periodo di tempo, dal 2005 fino ad oggi, le nostre vendite globali hanno superato 110 miliardi di dollari. Si tratta di una minuscola frazione del nostro business che ha effettivamente beneficiato dei crediti per i clienti dalla China Development Bank", ha detto Plummer.

"L'idea che ci sia una linea di credito di 30 miliardi dollari per Huawei che ha guidato la nostra crescita globale è fondamentalmente errata," ha aggiunto il top executive del gruppo cinese.

"Il presidente Hochberg resta convinto che ci sia una linea di credito di 30 miliardi di dollari da parte della Banca cinese per lo sviluppo - utilizzato come buyer financing – che ha certamente contribuito alla crescita di Huawei. Un sostegno finanziario di questa portata crea opzioni e opportunità che altrimenti non potrebbero esistere", ha replicato la vice president della Eximbank, Maura Policelli.

Non è la prima volta che Huawei viene attaccata dalle autorità americane in merito a veri o presunti appoggi finanziari da parte di Pechino. Ma le contraddizioni del colosso cinese, che sta rapidamente conquistando quote di mercato a danno dei competitor occidentali, non finiscono qui perché mentre Pechino censura i social network e vieta Facebook in Cina, Huawei fa dei siti sociali uno degli strumenti chiave delle sue campagne di marketing quando si tratta di far conoscere al grande pubblico i suoi prodotti consumer, come il nuovo tablet MediaPad, per il quale ha creato una pagina proprio su Facebook, come segnala oggi Bloomberg.

Questo profilo Facebook contiene il collegamento a un video che l’azienda cinese ha inserito su un altro sito vietato in Cina: YouTube. I social network sono “molto importanti” per Huawei per superare le “enormi difficoltà” che incontra nel costruirsi un brand globale, spiega Victor Xu, chief marketing officer for devices di Huawei.

Il ruolo attribuito da Huawei nella sua campagna di marketing globale a social media come Facebook, YouTube e Twitter che sono vietati dalla censura cinese dimostra la crescente importanza che i mercati esteri (Usa e Europa) hanno per il vendor cinese, il cui obiettivo è triplicare le sue vendite annuali a circa 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Il giro d’affari internazionale ha già superato le vendite cinesi di Huawei nel 2005 e ha rappresentato il 65% del fatturato complessivo l’anno scorso.

“Se la Cina non permette alle sue aziende esportatrici di accedere a questi network, è come se le aggravasse con una tassa”, afferma Duncan Clark, presidente della società di consulenza di Pechino Bda China. “Tramite i social media, Huawei può raggiungere i blogger, i consumatori appassionati dell’hitech, chi usa intensivamente Twitter e Facebook e può avere un impatto molto maggiore e con costi molto inferiori rispetto a una massiccia campagna pubblicitaria in diversi Paesi del mondo”.

21 Giugno 2011