Lombardia e telelavoro. In campo Regione e Confindustria

INNOVAZIONE

Via all'intesa firmata anche da Anitec-Anie. Il presidente Formigoni: "Nuove opportunità di impiego per il territorio"

di F.Me.
"Oggi firmiamo un protocollo d'intesa perchè vogliamo ulteriormente ampliare le possibilità del telelavoro che finora ha dato risultati più che soddisfacenti, sia per i dirigenti, sia per i telelavoratori stessi". Così Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha commentato la firma del protocollo di intesa sul telelavoro con Confindustria Lombardia e Anitec, stamane, nella sede di Assolombarda.

"È da tempo che Regione Lombardia crede nel telelavoro, nel 1997 siamo stati la prima amministrazione italiana a mettere in piedi delle esperienze di telelavoro per facilitare i nostri dipendenti che avevano problemi di disabilità o di famiglia numerosa e anche per sperimentare questa nuova modalità di lavoro - ha spiegato - dal 2000 abbiamo inserito dei posti di telelavoro e oggi sono 45 strutturalmente presenti nell'organico, su un totale di 3000: non è tanto per il momento, ma è un progetto in cui noi crediamo".

"Questa opportunità del telelavoro deve interagire anche con l'aspetto della socializzazione che in molti lavori è importante, come la presenza fisica, anche e soprattutto per i dirigenti stessi - ha aggiunto - io stesso qualche anno fa ho provato a guidare la Regione per 15 giorni da una barchetta, non ho mancato una riunione nè una telefonata ma, soprattutto con i collaboratori più' stretti, ho avvertito la mancanza di contatti diretti".

Il protocollo punta a diffondere la conoscenza e l’utilizzo del telelavoro quale modalità innovativa di gestione del rapporto di lavoro, con particolare riferimento all’industria dei servizi innovativi. L'intesa è inoltre un’esperienza “pilota”, con l’obiettivo di favorire il miglioramento della qualità della vita, la crescita imprenditoriale e il rafforzamento della collaborazione tra Amministrazione Regionale e sistema delle imprese.

Per dare maggiore concretezza alle implicazioni che l’adozione del telelavoro avrebbe nelle vite di tutti i giorni dei cittadini, delle imprese e della Pubblica Amministrazione, Anitec e il Gruppo Terziario Innovativo di Assolombarda hanno commissionato all’Istituto Ispo un’indagine di percezione, condotta su un campione rappresentativo di circa 800 individui, relativa al telelavoro e alla diffusione delle tecnologie e degli strumenti utili alla sua implementazione.

In un quadro generale di grande apprezzamento per la banda larga, anche il telelavoro è risultato nella maggior parte dei casi uno scenario possibile e auspicabile. Il 41% degli occupati intervistati dichiara infatti che diverse attività della propria professione potrebbero essere svolte “tranquillamente da casa o da altro luogo, poiché non richiedono la presenza fisica in ufficio”. La quota è più elevata tra giovani, donne e classe impiegatizia.

Diversi i benefici attribuiti al telelavoro (anche flessibile), innanzitutto in termini di immagine dell’azienda. Il 70% degli occupati dichiara che “le aziende che aiutano i propri lavoratori permettendo all’occorrenza di lavorare da casa sono all’avanguardia” e il 62% ritiene che se la propria azienda “permettesse di lavorare da casa almeno ogni tanto” lo reputerebbe un gesto di grande attenzione e fiducia nei propri confronti.

Benefici anche in termini di produttività, ma con probabili ripercussioni rispetto alle possibilità di carriera. Il 59% dei lavoratori (l’84% di chi ritiene le proprie mansioni gestibili a distanza) pensa che talvolta staccarsi dal proprio ufficio possa avere conseguenza positive anche in termini di efficienza, favorendo la concentrazione e permettendo di evitare tensioni inutili.

Una minoranza (ma non risicatissima: il 40%) crede anche che la distanza fisica si possa tradurre in un deficit di visibilità, che può nuocere alla carriera (36%) e al senso di appartenenza all’azienda, facendo sentire meno partecipi.

Molto condivisi invece, da chi prefigura il telelavoro come possibile per la propria attività, i benefici per i lavoratori stessi. “Telelavorando” si potrebbero risparmiare cifre significative di denaro abitualmente utilizzati per il trasporto verso il lavoro e soprattutto la qualità della vita potrebbe migliorare molto anche i grazie agli effetti sulla riduzione dell’inquinamento.

Non stupisce quindi che il 68% di coloro che ritengono fattibile per la propria professione lavorare a distanza prenderebbero in seria considerazione un’offerta di telelavoro flessibile (in 1 caso su 5 con grande entusiasmo). Più contenuto, ma comunque maggioritario (58%), il favore per un telelavoro fisso a tempo determinato. Maggiore l’entusiasmo tra giovani, laureati, residenti nel Nordest e lavoratori dipendenti.

“Nonostante il nostro Paese sconti in molti settori una situazione di refrattarietà ai positivi cambiamenti generati dall’avanzata del Mondo Digitale – spiega Cristiano Radaelli, presidente di Anitec-Anie – La firma di questo Protocollo, che evidenzia ancora una volta la sensibilità al tema dell’innovazione mostrata dalla Regione Lombardia, potrà aprire la strada al raggiungimento degli obiettivi culturali e tecnologici posti anche a livello europeo dalla Digital Agenda.”

“L’implementazione del telelavoro in Italia incontra ad oggi obiettive difficoltà normative che comportano una carenza di tutela per le imprese e per il lavoratore – precisato tuttavia Radaelli - Si dovrà pertanto studiare una qualche forma di incentivo sia per le imprese sia per il lavoratore, senza il quale è illusorio pensare che il telelavoro possa diffondersi su larga scala nel nostro Paese.”

“Il telelavoro è una modalità interessante che, soprattutto nell’attuale contesto di un’economia che ancora fatica a riprendersi dalla crisi, si propone come un approccio efficace per conseguire significativi vantaggi - sottolinea Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia - Soffriamo però di un ritardo tecnologico che deve essere colmato. La Regione Lombardia sta cercando di affrontare la situazione con la predisposizione di un piano che completi la diffusione della banda larga e ultra larga nei prossimi anni. Si tratta di un progetto ambizioso che appoggiamo non solo per lo sviluppo del telelavoro ma anche per i suoi effetti sull’attrattività della nostra regione rispetto per esempio agli investimenti esteri”.

“Infine- continua Barcella - riteniamo importante l’obiettivo dichiarato dalla Regione di intensificare l’utilizzo del telelavoro anche per il proprio personale. Crediamo che questo possa portare all’aumento dell’efficienza organizzativa e alla riduzione dei costi dell’amministrazione e siamo pronti ad assicurare la nostra collaborazione per rendere disponibili il trasferimento delle tecnologie che facilitino lo sviluppo delle esperienze di telelavoro”.

27 Giugno 2011