I sindacati spingono sulle Ngn. 'Serve un Patto per le nuove Tlc'

BANDA LARGA

Garantire banda ultralarga all'80% della popolazione entro il 2015

di Alessia Grossi
Occorre un "Patto per il futuro del Paese", un "Patto per le nuove Tlc" che coinvolga tutti i poteri interessati. Questo il punto cardine della proposta redatta da Slc-Cgil e Cgil (scarica il testo integrale) sul futuro delle Tlc nel nostro Paese e su cui le organizzazioni sindacali intendono avviare un confronto pubblico nelle prossime settimane con le grandi aziende di Tlc e informatiche, le associazioni di categoria, grandi Camere del Lavoro, Cisl Uil e le istituzioni locali e nazionali, il Ministero della PA e l'Innovazione, quello delle Attività produttive e i principali partiti ed esperti del settore.

Il futuro della Ngn secondo Slc-Cgil nasce infatti dal confronto politico e sindacale sull'aumento delle capacità produttive delle imprese in relazione alla capacità del sistema paese di dotarsi di una nuova rete ad alta velocità nel minor tempo possibile. Una rete che faciliti lo sviluppo di un terziario avanzato fatto di contenuti, servizi amministrativi, sociali, e per la produzione che integrerà sempre di più funzioni pubbliche e private. Tre sono le risposte fondamentali da dare rispetto allo sviluppo delle reti di nuova generazione in Italia e uscire così dalla paralisi, secondo Slc Cgil. Come costruire la Ngn in termini remunerativi per chi investe. Come alimentare la domanda di nuovi servizi che - si legge nella proposta - "educhi" all'innovazione. E - ultimo non ultimo - "come far uscire Telecom Italia dallo stallo in cui è".

La risposta a tutto questo è un "patto", appunto, che metta al centro una scadenza, un "vero e proprio switch off" per la banda ultra larga. Cioè entro il 2015 l'80% della popolazione italiana e delle imprese deve essere dotato di banda ultra larga e il restante 20% di banda larga.

Per la costruzione dell'offerta Slc-Cgil propone al Governo e all'Agcom la liberalizzazione graduale delle tariffe all'ingrosso per la connessione alla Ngn. In pratica un "investimento in consorzio" da parte di pù soggetti pubblici come gli enti locali o privati, che riconosca al titolare la possibilità di "determinare i prezzi di accesso all'ingrosso in proporzione alla quantità di servizi offerti al mercato, nel tempo secondo specifiche tabelle di remunerazione". A tutto questo andrebbe aggiunto un vincolo pubblico che garantirebbe da subito "una tariffa a prezzo sombilico/franchigia" a tutti i servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni, per le reti civiche e per i soggetti del privato sociale.  Tutto da integrare con un "potenziamento delle capacità trasmissive degli operatori mobili grazie all'utilizzo di maggiore ampiezza di banda. La proposta prevede, infatti, che le reti mobili siano integrate con quelle fisse sia nel caso di utilizzo della fibra fino al palazzo che in aree di carsa densità di popolazione. Insomma, una Ngn che sia una "rete basata sulla "convergenza" e regolata a livello istutuzionale dal "Comitato italiano per la Ngn" in coerenza con gli stessi impegni di Telecom. La domanda deve mettere insieme i diversi piani delle imprese da Wind a Vodafon, da Fastweb a Telecom Italia, Siemens, Ericsson e Zte, incentivando cioè le diverse forme consortili tra aziende. Obiettivo: "Evitare sprechi e dispersioni di energie". A tale fine la proposta Slc- Cgil spinge anche affinché il comitato si riunisca al più presto aprendosi agli Enti locali e a tutti i titolari di reti fisse e mobili.

Una domanda che nasca dall'educazione all'innovazione.
"Una cabina di regia" , un "Comitato nazionale per lo sviluppo della domanda di nuovi servizi" è la soluzione che le organizzazioni sindacali propongono per "dare un impulso deciso a chi è in ritardo" come le PA, gli  Enti locali, il Sistema Sanitario, le grandi imprese, i consorsi di Pmi, ad esempio, perchè si dotino di un piano per la digitalizzazione dei loro servizi. Prima: la Cgil che lo propone al suo sistema di servizi. Sarebbe del comitato la responsabilità di uno "switch off parallelo" e l'incarico di permettere una maggiore penetrazione dei pc nelle famiglie italiane, l'alfabetizzazione informatica, la diffusione della moneta elettronica. In più la proposta prevede anche l'avvio di un confronto con la Conferenza Stato-Regioni.

Non ultimo la Slc-Cgil affronta il nodo Telecom Italia, azienda "da mettere in sicurezza nei prossimi mesi" - si legge nella proposta - perché possa essere in condizione nei prossimi anni di "raddoppiare gli investimenti sul mercato domestico ed internazionale". Per far questo - secondo le organizzazioni sindacali - occorre risolvere la questione degli assetti proprietari, ma anche una ricapitalizzazione da parte degli stessi soci o con l'emissione di uno specifico bond di garanzia pluriennale grantito dai ritorni degli stessi investimenti sulla Ngn. Non da meno Telecom sarebbe così in condizioni di valorizzare anche le professionalità e l'occupazione con l'implementazione di nuovi servizi e assunzioni in tutte le aree del paese per sviluppare la domanda.

09 Giugno 2009