Telefonia mobile al bivio. Futuro garantito solo con il traffico dati

IL RAPPORTO DELL'ISTITUTO LEONI

Il comparto è l'unico che genera profitti nell'universo Tlc. Ma i margini di redditività sono sempre più risicati. E l'Italia non può rischiare di perdere il business

di Alessia Grossi
“Il futuro del mobile è colmare il gap di capacità che permane nel fisso così da tenere il passo della prevista esplosione del traffico dati”. La tesi è sostenuta dall'’Istituto Bruno Leoni nel Report "Telefonia Mobile" che in oltre 100 pagine suddivise in quattro capitoli indaga il mercato mobile in Italia e nel mondo prendendo in esame lo scenario competitivo, gli investimenti e le offerte dei vari player. (scarica il testo integrale del Rapporto)
A suggerire la linea per il futuro sono gli stessi numeri messi nero su bianco nel rapporto: i dati mobili - si legge - sono l’unico comparto delle telecomunicazioni per il quale si preveda una crescita sostenuta di qui al 2010.
L’incremento su base annua del traffico dati su rete mobile, infatti, tra il primo trimestre 2007 e il primo trimestre 2008 è stato addirittura del 120%: dai 1.390 TB del primo trimestre 2007 ai 3.129 TB dell’analogo periodo 2008.
Secondo gli analisti  “il mercato italiano si caratterizza, inoltre, per l’importanza relativa dei dati che garantiscono il 26% dei ricavi, un dato più che doppio rispetto al 12% del 2002”. Un dato inferiore solo a quello del Giappone, e superiore a quelli di Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Spagna e Francia. Ma quali sono le "vie" per rendere profittevole il traffico dati? “Potenziamento dei network ed evoluzione delle tecnologie di trasporto”, è la risposta dell'Istituto Leoni. Un esempio di innovazione che potrebbe sostenere il futuro della telefonia mobile e che desta “molta curiosità” è “l’introduzione delle femtocelle, antenne di telefonia mobile installabili presso l’utente finale, con il duplice vantaggio di alleggerire le infrastrutture radio della rete pubblica e di permettere la fornitura di servizi fisso-mobile altamente integrati”.
Insomma, la salvezza del mercato mobile - che pure secondo il Report finora “ha prodotto benessere ed innovazione in quanto scarsamente regolato, scevro da protezionismi, aperto all’iniziativa, ma che ha comunque accumulato un gap considerevole in termini di concorrenzialità, capacità d’investire, apertura al futuro – è il traffico Internet. Il rischio altrimenti sarebbe quello di “trasformare il modello vincente in una altro reperto archeologico”.
Al contrario “la telefonia mobile in Italia dovrebbe essere riconosciuta per quello che è: una delle poche cose che davvero funzionino in questo paese. Trasformarlo in una brutta copia del mercato del fisso sarebbe un crimine” conclude il Rapporto.
Ma il rischio è vicino. Perché a fronte di un livello di investimenti tra i più alti, la telefonia mobile ottiene il un Roce di appena il 9 per cento, il minore del lotto, insieme a quello dell’industria dell’energia elettrica”, ben diverso da quello dell’high tech o del software che – stando ai dati - “registrano tassi di remunerazione del capitale ben oltre il 20%” a fronte di investimenti limitati.
L’opportunità di accelerare sul traffico dati, poi, è chiara anche tenendo presente le stime di Deutsche Bank, che prevede che “entro il 2013, la quota di mercato del primo operatore storico Tim, è destinata a scendere da circa il 40% a poco più di un terzo del mercato; e anche Vodafone potrebbe andare incontro a un simile ridimensionamento, al contrario di Wind e di H3G che nel complesso dovrebbero guadagnare un paio di punti percentuali”.
“Dal punto di vista socio-economico, poi, - si legge nel Report - è senz’altro interessante considerare l’impatto che una capillare diffusione delle tecnologie mobili più avanzate potrà avere in un paese come l’Italia, che in tema d’internet ha storicamente denotato un cronico ritardo, imputabile – da un lato – a una scarsa alfabetizzazione informatica e – dall’altro – a un annoso fenomeno di digital divide”.
Indubbia per l’Istituto Leoni – la crescente rilevanza del telefonino nella società dell’infomrazione tenendo presente che secondo un altro Rapporto, quello di Pew Internet Research, il cellulare diventerà entro il 2012 il principale strumento di accesso a internet”. Per ora l’andamento è chiaro: “il 2010 sarà l’anno del sorpasso della banda larga mobile su quella fissa con un totale di oltre due miliardi di linee mobili a banda larga nel 2013”.

10 Giugno 2009