Un "grande occhio" per la Cina. Anche Cisco tra i fornitori?

IL CASO

L'azienda nel mirino dei media Usa: risulterebbe tra le società occidentali chiamate a realizzare il progetto "Peaceful Chongqing" che prevede l'allestimento del più vasto sistema di videosorveglianza al mondo. Ma le leggi americane non consentono l'esportazione nel Paese asiatico di tecnologie per il controllo della criminalità

di Patrizia Licata
Fare business in Cina può avere le sue contraddizioni. Un gruppo di aziende occidentali tra cui Cisco Systems è pronto a partecipare alla costruzione di un nuovo ambizioso progetto di sorveglianza nel Paese asiatico, una rete che coprirà tutta la città di Chongqing con ben 500.000 telecamere. Per le autorità cinesi si tratta di soluzioni di vigilanza che hanno lo scopo di prevenire la criminalità, ma per gli attivisti dei diritti umani potrebbe essere un nuovo strumento in mano alla repressione governativa per colpire il dissenso.

Il sistema, che verrà costruito nel corso dei prossimi due o tre anni, è tra i più vasti e sofisticati progetti nell’ambito della videosorveglianza in Cina, forse anche nel mondo, secondo quanto scrive oggi il Wall Street Journal. Ribattezzato "Peaceful Chongqing", prevede di coprire mezzo milione di incroci, quartieri e parchi per quasi 400 chilometri quadrati, una superficie oltre il 25% più estesa di New York City.

Il progetto mette in luce come i produttori occidentali di tecnologia possano ritrovarsi a vendere le loro attrezzature in Cina, Medio Oriente e altri Paesi per utilizzi apparentemente di sicurezza, ma in realtà politici. I prodotti in questione vanno da software per la censura su Internet a sofisticate attrezzature di rete. La Cina in particolare ha attirato le critiche perché considera il dissenso politico un reato ed è nota per l’utilizzo della tecnologia come strumento per soffocare l’opposizione.

Gli Stati Uniti hanno proibito l'esportazione di prodotti per il controllo della criminalità verso la Cina (per esempio, attrezzature per prendere le impronte digitali) dopo la repressione del 1989 di piazza Tiananmen. Ma le restrizioni degli Usa non coprono la vendita di tecnologie come le telecamere che possono essere utilizzate in molti modi – per controllare gli ingorghi di traffico ma anche le manifestazioni a favore della democrazia.

Il Wsj ha visionato il progetto Peaceful Chongqing e rivela che il ruolo di Cisco sarà fornire attrezzature di rete essenziali per gestire grandi e complessi sistemi di sorveglianza, ma non ci sono indicazioni che l'azienda americana stia vendendo alla Cina prodotti disegnati specificamente per il controllo della criminalità.

Cisco è stata introdotta nel progetto cinese di Chongqing dalla società di sicurezza Hikvision Digital Technology Co., main contractor del progetto, e non è chiaro se la sua partecipazione sia stata finalizzata. Cisco non ha confermato per ora il suo coinvolgimento ma ha dichiarato al Wsj di non aver "venduto videocamere o soluzioni di videosorveglianza in nessuno dei nostri progetti per le infrastrutture pubbliche in Cina".

L'azienda ha anche sottolineato di attenersi rigorosamente ai controlli sull'esportazione imposti dagli Usa dopo Tiananmen e di non fornire alcuna attrezzatura in Cina “personalizzata in alcun modo" per essere utilizzata a scopi repressivi.

Il progetto di Chongqing ha attratto l’interesse di diverse aziende americane, tra cui il produttore di software dell’Alabama Intergraph. Per il Wsj, anche Hewlett-Packard intende candidarsi a partecipare. L’amministrazione di Chongqing investirà nel sistema di videosorveglianza più di 800 milioni di dollari, mentre altri 1,6 miliardi arriveranno da una fonte che le autorità della città cinese non hanno specificato.

05 Luglio 2011