Brevetti Nortel, Google vittima di concorrenza sleale?

ANTITRUST USA

L'antitrust americano starebbe considerando l'apertura di un'inchiesta sulla vendita dei brevetti canadesi alla coalizione di aziende che include i sistemi operativi mobili rivali di Android

di Patrizia Licata
Una volta tanto non è Google il gigante “cattivo” nel mirino dell’antitrust. Come noto, nei giorni scorsi sei dei maggiori rivali del motore di ricerca di Internet –Apple, Microsoft, Research in Motion, Emc, Ericsson e Sony — si sono uniti e hanno vinto il prezioso portafoglio di brevetti di Nortel Networks, mettendo sul piatto un’offerta (4,5 miliardi di dollari) che ha di gran lunga superato quella presentata in precedenza da Google (900 milioni).

Ora però le autorità federali antitrust americane vogliono capire se Google, spesso accusata di abusare della sua leadership nella ricerca Internet, sia a sua volta vittima di una concorrenza sleale da parte della coalizione di aziende che si è aggiudicata i brevetti Nortel perché queste “potrebbero in modo scorretto bloccare lo sviluppo del suo sistema operativo mobile Android”, come riferito da fonti confidenziali al Washington Post.

Inoltre, secondo gli esperti, l’asta dei brevetti Nortel dimostrerebbe le falle del sistema brevettuale americano, dove anche le idee più vaghe e generiche possono ottenere il marchio dal governo e restare protette per anni. Così le aziende si armano di veri arsenali di brevetti per avviare o, al contrario, scongiurare costose cause legali. Il risultato, continuano gli esperti, è che le aziende dotate di ricchi portafogli di brevetti possoni usarli per affondare i rivali, mentre le aziende che ne sono prive rischiano di essere “fatte a pezzi” in tribunale.

La battaglia combattuta sul campo dei brevetti è iniziata solo in anni recenti e precisamente quando la lotta per dominare l’arena della telefonia mobile è diventata più serrata. Google Android ha rapidamente conquistato l’ambita posizione di sistema mobile più utilizzato al mondo, superando gli Os di Apple iPhone e dei BlackBerry di Rim.

Di qui un'accesa battaglia per scalzare il predominio di Android che si è presto allargata dal mercato ai tribunali. Apple è in causa con Htc, Samsung e Motorola, tutti produttori di telefoni con piattaforma Android. Oracle ha chiesto 6,1 miliardi di dollari in una causa contro Google, sostenendo che Android violi i suoi brevetti Java. Microsoft ha fatto causa a Motorola per la sua linea di telefoni Android.

In questa corsa ai brevetti la telco canadese in bancarotta Nortel Networks ha subito acquisito un ruolo di primo piano, grazie a un portafoglio di circa 6.000 brevetti che coprono un’ampia gamma di tecnologie mobili e Internet. Google, che ha un patrimonio di brevetti esiguo se paragonato a quello di altre aziende tecnologiche che esistono da più anni, ha offerto in primavera 900 milioni di dollari per comprare la proprietà intellettuale di Nortel.

Nella corsa si è inserito poi un gruppo chiamato Rockstar Bidco mettendo sul piatto una cifra nettamente più alta: 4,5 miliardi di dollari. Dietro questo nome si celavano le grandi rivali di Google della telefonia mobile.

La vendita ha subito suscitato le preoccupazioni degli esperti e delle autorità americane che vigilano sulla concorrenza. L’American Antitrust Institute ha mandato una lettera al Justice Department chiedendo di avviare un’inchiesta sulla vendita dei brevetti Nortel alla coalizione anti-Google.

“Perché il portafoglio Nortel vale cinque volte di più per questo gruppo di aziende messe insieme che per Google da sola?”, obietta Robert Skitol, avvocato antitrust della law firm Drinker Biddle. “Perché tre concorrenti orizzontali possono collaborare e allearsi in questa operazione, anziché competere tra di loro?”.

Non è chiaro che cosa le sei aziende della coalizione faranno con i brevetti Nortel o come li divideranno tra loro. Potrebbero anche venderli ad altre aziende, tenerli come arma difensiva contro potenziali cause o usarli per muovere causa a rivali come Google.
“Ma ciò che colpisce è che ci sono tre delle quattro maggiori piattaforme per smartphone che si uniscono contro la quarta”, nota Brian Kahin, senior fellow della Computer & Communications Industry Association. “I brevetti dovrebbero servire per il proprio profitto economico, non come strumento legale”.

11 Luglio 2011