Cisco pronta a tagliare fino a 10mila posti

RISTRUTTURAZIONE

Varato un maxi piano di ristrutturazione che interesserà circa il 14% dello staff. Obiettivo: risparmiare un miliardo di dollari e tornare a fare profitti

di Patrizia Licata
Sono ancora tempi duri per Cisco Systems, la più grande azienda mondiale delle attrezzature di rete, alle prese con una concorrenza sempre più agguerrita sia da parte dei rivali occidentali che dei nuovi vendor asiatici. Dopo essersi disfatta di alcune attività non-core, ora la compagnia di San Jose potrebbe ridurre il suo personale di 10.000 unità, pari a circa il 14% dell’attuale staff, per tornare a far crescere i profitti, secondo quanto rivelato da fondi confidenziali all’agenzia di stampa Bloomberg.

Si tratterebbe nel dettaglio di licenziamenti (fino a 7.000) che andranno effettuati di qui ad agosto e cui si aggiungerebbero altri 3.000 pre-pensionamenti.

“Forniremo ulteriori dettagli sul piano di riduzione dei costi nel prossimo incontro con gli analisti a inizio agosto”, ha dichiarato Karen Tillman, portavoce dell’azienda di San Jose. Le fonti di Bloomberg chiariscono che il pacchetto di pre-pensionamento volontario è stato offerto a circa 5.800 dipendenti. E' una misura che costa - almeno 500 milioni per i benefit che sono garantiti a chi sceglie di uscire dall'azienda prima del tempo - ma che dovrebbe far maturare risparmi per almeno un miliardo di dollari nell'anno fiscale 2012.

Gli analisti concordano con la strategia di Cisco: “Lo staff è sproporzionato. Devono licenziare”, commenta Brian Marshall di Gleacher & Co. Cisco attualmente impiega più di 73.000 persone nel mondo.

Proprio la Gleacher and Miller Tabak & Co. ha fatto sapere ieri che secondo le sue analisi Cisco eliminerà almeno 5.000 posti di lavoro nel tentativo di rilanciare la propria crescita. Ciò ridurrebbe le spese operative di circa 1 miliardo di dollari l’anno e farebbe salire gli utili del 2012 dell’8%, conferma Marshall.

Lo share di Cisco del fatturato mondiale nel settore switch è sceso del 5,8% nel primo trimestre 2011 (ora si attesta al 68,5%), in base a dati di Dell’Oro Group, mentre nelle vendite globali di router l’azienda californiana ha perso il 6,4% e ora controlla il 54,2% del mercato. Il fatturato è previsto in crescita del 7% quest’anno a 43 miliardi di dollari, una performance meno brillante di quella del 2010 (+11%), secondo gli analisti sentiti da Bloomberg.

12 Luglio 2011