Netflix vola in Borsa, ma il business è sostenibile?

L'ANALISI

Annunciata l'espansione in 43 Paesi dell'America centro-meridionale, ma gli analisti frenano: troppo alti i costi per l'acquisto dei contenuti

di Patrizia Licata
La scalata di Netflix non sembra conoscere soste ora che il valore delle sue azioni ha superato anche i 300 dollari nelle contrattazioni di ieri al Nasdaq (per poi scendere intorno ai 290 a fine giornata). Il titolo del servizio di noleggio video online è cresciuto del 65% quest’anno, ma negli ultimi giorni è volato anche grazie all’annuncio di nuovi progetti di espansione internazionale, in particolare in America centro-meridionale.

Netflix permetterà ai suoi iscritti residenti in America Latina di guardare non solo programmi tv e film americani, ma anche spettacoli, film e telefilm di produzione locale e globale, e non solo sul televisore, ma anche su altri device elettronici come i lettori Blu-Ray, i computer e gli smartphone. I servizi di Netflix saranno accessibili in inglese, spagnolo e portoghese.

Una crescita sensazionale, che preoccupa gli operatori del cavo e le telco, che temono una fuga di utenti dalle loro rispettive offerte video verso la piattaforma di Netflix. Ma anche gli analisti cominciano a temere che il modello di business del sito di video rental americano possa non essere sostenibile nel lungo termine.

Espandersi in tante altre nazioni (43, ha annunciato Netflix) vuol dire acquistare contenuti e accordarsi con i detentori dei diritti su film, telefilm, show televisivi. Secondo Michael Pachter, analista di Wedbush Securities, i costi di Netflix per acquistare contenuti potrebbero moltiplicarsi da 180 milioni di dollari nel 2010 a 1,98 miliardi nel 2012.

“Netflix continua ad essere una grande storia di successo”, commenta Eric Wold di Merriman Capital. "Ma ci sono fattori di incertezza nel futuro e secondo me il titolo non crescerà ancora molto”. Wold ha ridotto il suo rating su Netflix da buy a neutrale, perché l’azienda si prepara a entrare in un periodo di “ridotti margini operativi”, dice l'analista, visto anche che spenderà 70 milioni di dollari per espandersi in America Latina. Inoltre Wold stima 300 milioni di dollari annui di costi per rinnovare i contratti esistenti per trasmettere i contenuti del canale via cavo Starz, uno dei partner di punta di Netflix.

L'azienda americana di video rental ad aprile ha riportato per il primo trimestre 2011 utili di 60 milioni di dollari, in crescita dell’88% rispetto all’anno prima, fatturato di 719 milioni, in crescita del 46%, e 23,6 milioni di utenti, in Usa e Cabada, in aumento del 69%. In America Latina ci sono 45 milioni di abbonati alla banda larga, perciò il mercato sembra maturo per i servizi di Netflix. Ma gli analisti di Wall Street restano cauti sul titolo: i più scettici prevedono un crollo fino a 210 dollari, se non addirittura 170.

A mettere il freno sarebbe il modello di business basato sullo streaming: come spiega Michael Pachter di Wedbush, oggi Netflix offre il piano streaming-only senza limiti a soli 7,99 dollari al mese. Pagando di più si possono affittare Dvd o avere accesso a video online, ma è l’offerta base quella che viene scelta dalla maggior parte degli iscritti al sito e questo sta riducendo le entrate medie per utente della società.

Più ottimista Justin Patterson di Morgan Keegan, che ha alzato il price target su Netflix da 267 a 295 dollari per azione, convinto che l’azienda benefici di un marchio ormai ben noto, una posizione di leadership sul mercato e la capacità di espandersi ancora, negli Usa e in altri Paesi: secondo Patterson, Netflix arriverà presto anche in Europa occidentale.

13 Luglio 2011