Asta Lte, Tremonti scettico. Scattano i tagli lineari per i ministeri

MANOVRA

Il Tesoro mette le mani avanti in previsione di un eventuale flop della gara per l'assegnazione delle frequenze di telefonia mobile e congela 2,4 miliardi di euro di spesa, ricorrendo alla clausola di salvaguardia contenuta nella legge di stabilità, in attesa dell'incasso reale

di P.A.
Asta frequenze Lte, il Tesoro si cautela su un eventuale flop e taglia preventivamente e in modo lineare i fondi dei ministeri. Un’ulteriore riduzione di 2,4 miliardi di euro, in attesa della vendita delle frequenze tivù, il cui incasso è messo a bilancio entro il 30 settembre. Un provvedimento preso da Tremonti per tutelare le casse dello Stato da un eventuale ritardo nei tempi dell’asta frequenze televisive destinate alla banda larga mobile.

Il Tesoro, secondo il Sole 24 Ore, è scettico sul rispetto dei tempi molto stretti fissati per l'incasso entro il 30 settembre. Le incertezze che pesano sulla gara dipendono in primo luogo dalle tivù locali, che non considerano congrui gli indennizzi per la liberazione dello spettro da destinare alle telco, che vivono come un esproprio. In questo contesto, con le frequenze occupate, le compagine di Tlc, secondo il Sole 24 Ore, potrebbero disertare l’assegnazione.

Con la manovra l'Economia mette le mani avanti e, in attesa che venga realmente effettuata la vendita delle frequenze Tv, ha fatto scattare la clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità di fine dicembre. Che tradotto in termini finanziari ha consentito all'Economia di destinare le somme accantonate preventivamente sulle risorse dei ministeri al miglioramento dei saldi di finanza pubblica: 1,7 miliardi nel 2011, 400 milioni nel 2012 e 300 milioni nel 2013. Una misura che suona quasi a futura memoria per le stesse amministrazioni centrali che secondo la manovra dovranno convergere verso i costi standard dal 2013, altrimenti scatterà il taglio di quei 5 miliardi che il Dl di fatto "congela".

Unico "salvagente" concesso dalla manovra ai dicasteri è rappresentato dalla possibilità di rivedere le diverse voci di spesa calibrando meglio il taglio sui diversi capitoli. E anche se l'asta delle frequenze dovesse andare bene entro la fine del prossimo anno i dicasteri non potranno comunque recuperare le somme già tagliate e già destinaste a copertura del deficit.

La legge 220 del 13 dicembre 2010 prevede di assegnare le frequenze della banda 790-862 MHz e altre risorse disponibili per servizi di comunicazione mobili e banda larga. L’introito dell’asta viene stimato in 2,4 miliardi di euro, che il ministro Romani ha recentemente ritoccato al rialzo portando le stime della basa d’asta a 3,1 miliardi, da far entrare nel bilancio statale entro il 30 settembre.

Ma in caso di scostamenti rispetto a questa previsione, il ministro dell’Economia Tremonti provvede alla riduzione lineare delle missioni di spesa di ciascun Ministero. Le misure compensative per le emittenti locali vengono fissate al 10% dell’introito dell’asta, un indennizzo giudicato insufficiente dalle emittenti, che promettono battaglia in sede legale.

Il decreto del Governo sulla manovra finanziaria prevede una serie di norme per rendere possibile la “liberazione” coattiva delle frequenze regolarmente assegnate. In altre parole, la norma prevede il ricorso allo sfratto forzoso delle emittenti locali riottose a lasciare libere entro il 31 dicembre le frequenze destinate all’asta Lte.

15 Luglio 2011