Google, trimestre oltre le attese: revenue a +32%, utili a +36%

TRIMESTRALE

Battute le stime di alcuni osservatori di mercato, scettici sulle potenzialità del "motore" di tenere testa alla crescita dei costi sostenuti per lo sviluppo di nuove iniziative, Android in testa. A trainare il business le entrate pubblicitarie tramite AdSense e il giro d'affari oltreoceano che oggi pesa per il 54%

di Patrizia Licata
Google, la più grande azienda della Internet search, continua a crescere, nonostante lo scetticismo di alcuni osservatori di mercato che pensavano che il colosso del web non potesse continuare a sostenere a lungo il peso di costi sempre più alti. L’azienda di Mountain View ha invece riportato per il secondo trimestre vendite pari a 6,92 miliardi di dolllari (escludendo le revenues trasferite ai siti partner), al di sopra dei 6,57 miliardi previsti dagli analisti sentiti da Bloomberg e con una crescita del 39% sull’anno precedente.

Le revenues complessive sono cresciute del 32% in un anno a 9 miliardi di dollari, mentre le entrate dai siti partner, tramite AdSense, sono aumentate del 20% a 2,48 miliardi. Le vendite fuori dagli Stati Uniti hanno rappresentato il 54% del totale, guidate dalla Gran Bretagna con un fatturato di 976 milioni di dollari. L’utile operativo è di 2,88 miliardi, contro 2,37 miliardi di un anno prima, e l’utile netto è migliorato del 36% a 2,51 miliardi.

Il Chief executive officer Larry Page, che ha preso il posto di Eric Schmidt ad aprile, si sta espandendo con forza in nuovi mercati come il mobile e il display advertising pur cercando di preservare la tradizionale leadership nella ricerca Internet, che ancora oggi genera la maggior parte del giro d’affari per Google. I prezzi delle ad, su base per-click, sono cresciuti più velocemente lo scorso trimestre (del 12% contro il +8% del trimestre precedente), un segno che le aziende tornano a voler pubblicizzare i loro prodotti online.

“Se Google va bene vuol dire che anche l’economia è in salute; questi risultati rappresentano un segnale positivo”, commenta Gene Munster, analista di Piper Jaffray. “Credo che i miglioramenti nel business della pubblicità proseguiranno nei prossimi trimestri”.
Google quest’anno dovrebbe arrivare a controllare il 9,3% del mercato del display advertising negli Stati Uniti, divenendo il terzo provider dietro Yahoo! e Facebook, secondo EMarketer. Google ha in pratica raddoppiato lo share in due anni: aveva il 4,5% nel 2009.

Anche i costi di Big G aumentano, però, col lancio di nuove iniziative (come Google Plus), il potenziamento di Android (Page ha detto che ogni giorno vengono attivati 550mila nuovi device col sistema operativo di Google) e l’assunzione di nuovo personale. Lo staff è aumentato di quasi 2.500 unità, o il 9,3%, quest’anno, e oggi conta più di 28.700 persone.

Ma Larry Page ha cavalcato proprio i solidi risultati del secondo trimestre per difendere gli investimenti della sua compagnia e mettere a tacere le critiche: il Ceo ha sottolineato l’immediato successo ottenuto da Google+, lanciato in versione sperimentale lo scorso mese, che già conta 10 milioni di persone unitesi al network che condividono più di un miliardo di messaggi e foto al giorno, ha detto Page.

Quanto ad altri investimenti che potrebbero esulare troppo dal core business di Google (come lo sviluppo dell’automobile che si guida da sola), Page ha assicurato: “Gestiamo in modo molto attento il denaro dei nostri azionisti: non mettiamo in gioco il futuro dell’azienda con questi progetti”.

Il co-fondatore di Google ha anche difeso le recenti trasformazioni ai vertici dicendo che la nuova struttura manageriale ha migliorato di molto l’operatività di Google, liberandola dalla pesante burocrazia che cominciava a rallentare la circolazione delle idee innovative.

Page però non ha potuto nascondere che l’aumento degli stipendi che Big G ha di recente garantito per evitare la fuga di talenti verso la concorrenza si è fatta sentire sui conti: le spese operative sono cresciute nell’ultimo trimestre del 49%.

15 Luglio 2011