Teleperformance, Apollonj Ghetti: "L'Albania non sostituirà l'Italia"

CALL CENTER

"Non chiuderemo bottega per andare a Tirana", assicura l'amministratore delegato il quale però evidenzia le difficoltà del comparto: "Abbiamo perso clienti importanti a causa della crisi. E la mole di informazioni reperibili online può compromettere il lavoro degli operatori"

di Ariel F. Dumont
Teleperformance Italia non metterà la chiave sotto lo zerbino e non manderà a casa i suoi dipendenti. Così annuncia la direzione dell’azienda francese, attiva nel settore dei call center, dopo aver firmato un accordo con le parti sociali.  Due i punti salienti dell’intesa: il ricorso alla cassa integrazione per un periodo di sei mesi per 900 dipendenti distaccati presso le sedi di Roma e Taranto e l’apertura di un ufficio per le “partenze volontarie”. Sono già 227 gli operatori che hanno accettato di lasciare il posto a fronte di un assegno di due o tre mesi di stipendio.
Una soluzione, questa, vantaggiosa per l’azienda. Secondo la legge in effetti, un’azienda che licenzia parte del suo personale per motivi economici, non può assumerne altro per i sei mesi successivi.

Per azienda e i sindacati si tratta di un buon accordo. Per le associazioni sindacali il dato importante è che l’azienda abbia rinunciato ai licenziamenti. Ad aprile scorso, invocando un calo delle attività e quindi del suo fatturato, Teleperformance aveva annunciato il licenziamento in tronco di 1400 operatori. Una decisione che aveva spinto i sindacati ad alzare le barricate mentre i dipendenti manifestavano davanti alle sedi italiane dell’azienda francese.

“Abbiamo perso alcuni clienti importanti, come ad esempio l’Enel, che rappresentava per noi 400 posti di lavoro”, si giustifica Lucio Maria Apollonj Ghetti amministratore delegato di Teleperformance Italia, senza parlare – rileva l’Ad - "delle difficoltà dei call-center colpiti dalla crisi e dall’aumento dei dati disponibili su Internet".
“Basta fare una piccola ricerca per trovare tutte le informazioni che uno desidera – gli fa eco Gabriele Piva, direttore delle risorse umane - Di conseguenza, gli operatori diventano superflui”.

Rimane anche il problema di una concorrenza poco rispettosa delle regole. “Abbiamo cominciato a firmare dei contratti a tempo indeterminato tre anni fa – prosegue Piva - Dobbiamo quindi pagare i contributi il che rappresenta un costo per l’azienda che influisce i nostri risultati. Ma tutte le società non hanno un atteggiamento simile. Alcune moltiplicano i contratti a tempo, altre non firmano proprio un bel niente”.

Per quanto riguarda la questione albanese che aveva scatenato le reazione dei sindacati dopo che la direzione della società aveva paventato la possibilità di delocalizzare le attività proprio in Albania, Apollonj Ghetti. Promette che “l’Albania non sostituirà mai l’Italia da un punto di vista professionale. Non chiuderemo bottega per andare a Tirana”. Resta il fatto che Teleperformance ha aperto i suoi primi call center a Tirana e Durazzo già due anni fa. Tirana rappresenta per l’azienda una grande opportunità, soprattutto per quanto riguarda i costi.

“Lo stipendio di un operatore italiano assunto regolarmente equivale grosso modo a 850 euro al mese in cambio di 30 ore di lavoro a settimana – rivela una fonte sindacale - In Albania, la retribuzione è poco più dello stipendio percepito da un funzionario dello Stato, ovvero 470 euro al mese sempre per 30 ore a settimana”. Gli albanesi, per di più, sono per la maggior parte laureati e sono disposti a lavorare anche di notte e durante il week-end senza pretendere un bonus.

15 Luglio 2011