Telefonica, 6.500 esuberi in Spagna entro il 2013

RISTRUTTURAZIONE

Via al piano licenziamenti che costerà 2,7 miliardi ma da cui la compagnia di tlc si aspetta di ridare slancio alla divisione domestica. Accordo raggiunto con i sindacati: la telco pagherà i sussidi di disoccupazione

di Patrizia Licata
Telefonica vara un piano di 6.500 esuberi entro il 2013, per un costo di 2,7 miliardi di euro tasse escluse: si tratta di una riduzione del personale che colpisce quasi il 20% della forza lavoro spagnola (35mila dipendenti) del colosso delle telecomunicazioni e che fa parte della strategia con cui Telefonica sta cercando di potenziare la redditività della divisione domestica, una volta il traino del suo business ma che oggi cresce a rilento a causa della diminuzione del traffico su rete fissa, dell’intensificarsi della concorrenza e anche della crisi economica spagnola.

Il costo dell’operazione di ristrutturazione è stato calcolato intorno ai 415mila euro per dipendente, ha comunicato la telco nei documenti presentati al regolatore spagnolo, e verrà registrato in bilancio come spese straordinarie una tantum per il personale.

Telefonica ha tuttavia fatto sapere agli investitori che i suoi obiettivi sul dividendo non saranno toccati dai costi della ristrutturazione e che si attende notevoli vantaggi collegati con i tagli alla forza lavoro che non sono ancora stati inclusi negli obiettivi di redditività e operatività degli anni 2011-2013.



In merito ai licenziamenti, Telefonica ha raggiunto all’inizio del mese un accordo con i sindacati spagnoli che prevede 45 giorni di paga per ogni anno che il dipendente ha lavorato per Telefonica più una liquidazione. L’azienda ha anche acconsentito a coprire i costi del sussidio di disoccupazione per i dipendenti interessati che altrimenti sarebbero stati a carico dello Stato – ovvero dei contribuenti spagnoli. Un'importante concessione al governo – insieme alla riduzione degli esuberi dagli 8.500 annunciati a giugno agli attuali 6.500 - dopo le pesanti critiche di Madrid che, in un momento in cui il tasso di disoccupazione in Spagna tocca il 21% (il più alto dell’euro zona), non vede affatto di buon’occhio le aziende che licenziano.

18 Luglio 2011