Ngn, le Regioni bacchettano il governo: "Urge una strategia"

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I governatori rilevano la mancanza di ogni riferimento all'implementazione delle reti nell'ultimo decreto sviluppo: "L'Italia deve diventare una fiber nation. Mettiamo a fattor comune gli investimenti"

di Federica Meta
La Conferenza delle Regioni bacchetta il governo sulla banda larga. E lo fa sottolineando la mancanza nel decreto sviluppo (dl 70 del 13 maggio 2011) di ogni riferimento all’implementazione delle reti. “In merito alla banda larga – si legge nel parere espresso dalle Regioni - il nostro Paese sconta dei ritardi strutturali in termini di sviluppo della rete, che hanno reso anche l’obiettivo minimo (la banda larga universale) un obiettivo troppo impegnativo nel termine del 2010, e ora impongono con urgenza una strategia per la realizzazione di una moderna infrastruttura di rete in fibra ottica in grado di portare la banda ultra larga in tutte le zone del Paese”.

Secondo i governatori per risolvere la questione serve un approccio approccio integrato e sistemico: da un lato occorre intervenire per azzerare in tempi brevi il digital divide infrastrutturale, dall’altro occorre ragionare per realizzare una rete Ngn (Next Generation Network) in fibra ottica per non trovarsi impreparati al futuro e rendere anche il nostro Paese una “fiber nation” sulla scorta delle economie più avanzate.

“Anche qui è necessario lavorare congiuntamente in modo da mettere a fattor comune investimenti e progetti per colmare i ritardi nella copertura della rete nelle diverse aree del Paese al fine di accrescerne la competitività – prosegue il documento - Anche in materia di ricerca è necessario assicurare un coinvolgimento ampio e diretto di tutti gli attori rilevanti nelle scelte e nei processi decisionali”.

Dal testo emerge l’esigenza di una strategia pluriennale e di una prospettiva di medio-lungo periodo che dia certezza degli interventi e delle risorse.  “Gli investimenti pubblici per ricerca ed innovazione non sono ancora adeguati: essi non incentivano l’autofinanziamento privato sia perché mancano strumenti idonei alle esigenze delle Pmi, sia perché la complessità procedurale e burocratica funge, in molti casi, da barriera insormontabile. Le politiche di ricerca e formazione devono valorizzare adeguatamente le eccellenze e le competenze delle istituzioni scientifiche, promuovendo la qualificazione professionale del capitale umano”.

Per quanto riguarda l’innovazione “è necessario che il sistema pubblico nelle sue diverse articolazioni la incoraggi e per essere esso stesso espressione di innovazione, facendo leva su alcune buone pratiche quali, ad esempio, il pre-commercial procurement”.

Focus anche sui distretti tecnologici che dovrebbero diventare il fulcro del decreto. “I distretti consentono, infatti, di disporre di laboratori e piattaforme tecnologiche aperte a tutti i centri e le imprese del territorio, favorendo così la collaborazione coordinata in ambito intra-regionale ed evitando duplicazioni degli investimenti in strumentazione e attrezzature di punta presso singole istituzioni – concludono le Regioni - In tal modo, i distretti possono essere i soggetti promotori di siti strategici per la costruzione di infrastrutture di ricerca di interesse pan-europeo o globale. Per superare il localismo, i distretti tecnologici dovrebbero dunque essere inseriti in reti nazionali ed internazionali diventando così i nodi territoriali che permettono di rafforzarne la competitività su di una scala più ampia, favorendo i processi di internazionalizzazione delle imprese realizzando sinergie tra settori industriali diversi sugli stessi ambiti tecnologici”.

25 Luglio 2011