Apple, non basta Tim Cook per sostituire Steve Jobs

MANAGEMENT

Il nuovo ceo dovrà fare appello agli alti quadri dirigenti per compensare il vuoto provocato dalle dimissioni dello storico timoniere della Mela. In ascesa il capo del marketing Philip Schiller e del sistema operativo mobile Scott Forstall

di Patrizia Licata
Tim Cook, succeduto ieri a Steve Jobs come numero uno della Apple, dovrà fare appello a tutta l’expertise degli alti quadri dirigenti dell’azienda per riempire il vuoto lasciato nella casa della Mela dal carismatico e innovatore Jobs, secondo i primi commenti degli analisti.

Cook, 50 anni, con 13 anni di esperienza in Apple, ha fatto carriera a Cupertino fino a diventare Chief operating officer nel 2005. Ma la sua promozione al ruolo di Ceo chiama in causa anche i manager direttamente sotto di lui, il cui peso sarà destinato a crescere man mano che la presenza di Jobs si farà meno marcata. 


Anche prima della nomina di Cook, del resto, gli alti dirigenti di Apple hanno cominciato ad assumere ruoli di maggiore responsabilità. Tra questi, il capo del marketing Philip Schiller e il capo del sistema operativo mobile Scott Forstall, e poi, più di recente, manager come il capo dei servizi Internet Eddy Cue e il design guru Jonathan Ive. "Apple è una grande scuola di manager che premia l’iniziativa e il merito”, sottolinea Richard Doherty, co-fondatore della società di consulenza tecnologica Envisioneering, che è stato consulente di Apple.

In particolare, Schiller è stato spesso accanto a Jobs nei lanci di prodotto, una funzione chiave nell’azienda. Quando Apple ha iniziato l'integrazione del WiFi nei suoi computer portatili un decennio fa, è stato Schiller a dare dimostrazione della tecnologia. Nel 2009, Schiller ha preso il posto di Jobs, che aveva appena avuto un trapianto di fegato, alla conferenza degli sviluppatori Apple, dove ha lanciato l'iPhone 3G. Il dispositivo è stato ben accolto e ha spinto i profitti Apple a record storici lo stesso anno. Schiller ha anche cercato di placare le proteste degli sviluppatori di applicazioni iPhone scontenti per il severo processo di approvazione della società. 
 


Un altro manager chiave in Apple è Forstall, vecchio discepolo di Jobs. La carriera di Forstall si è costruita sulla supervisione del rilascio di diverse versioni del popolare sistema operativo per i computer Mac. Ora guida il team che scrive il software che gira sui dispositivi mobili iPhone, iPad e iPod Touch.

Proprio questo lavoro sui prodotti mobili della Apple, oggi la maggiore fonte di reddito e crescita per l’azienda, ha alimentato l'ascesa di Forstall all'interno della gerarchia aziendale. Nel corso degli ultimi anni, Apple gli ha riconosciuto anche una serie di apparizioni pubbliche di alto profilo.

"Se dovessi scegliere qualcuno per diventare il volto della società, sarebbe Forstall", dichiara l'analista di Piper Jaffray, Gene Munster.

Naturalmente, nessuno può sostituire Jobs. Showman in grado di attrarre e corteggiare ugualmente consumatori e partner, la capacità di Jobs di trascinare il pubblico è così potente che è stato detto di lui che crei un "campo di distorsione della realtà". Di fronte a tanto carisma gli analisti non hanno dubbi: la gestione aziendale in Apple inevitabilmente si trasformerà in una leadership a più voci, anziché così fortemente caratterizzata da un solo grande leader.

"Non c'è stato un essere umano nel settore in grado di salire sul palco come Steve ha fatto", per l'analista di Gartner Mike McGuire.

Apple ha ancora un posto vacante che è stato creato dalla partenza del retail chief Ron Johnson. L'azienda cerca un successore che si occupi delle vendite internazionali. Quanto al ruolo di Coo che Cook lascia, non è chiaro se l'azienda lo sostituirà; se sì, il candidato più probabile è Jeff Williams, braccio destro di Cook, che dirige al momento le operazioni di iPod e iPhone di tutto il mondo, un ruolo che gli permette di pesare sul design dei prodotti.

Quanto al capo dei servizi Internet, Eddy Cue, anche lui è apparso ufficialmente più spesso negli ultimi tempi. Il suo ruolo consiste nella gestione delle complesse relazioni di Apple con le aziende della musica e dei film, ma in generale è noto per riuscire a rimediare alle situazioni più delicate: quando l'azienda ha fallito il lancio della suite di servizi Internet, MobileMe, nel 2008, Cue è stato incaricato di rimettere il progetto in carreggiata.

01 Settembre 2011