Bernabè: "Robin Tax? C'è già l'asta delle frequenze"

LA MANOVRA

Il presidente di Telecom Italia dice no all'eventuale estensione del balzello alle società di Tlc. Contro la tassa anche Bessada e Parisi. E sulla manovra: "Basta ai continui cambiamenti"

di Mila Fiordalisi
No alla Robin Tax per le tlc: Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, si dice contrario al balzello che potrebbe riguardare anche le società di tlc nell'ambito della manovra finanziaria. A margine dei workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio Bernabè ha risposto ai giornalisti evidenziando l'impegno delle telco nell'ambito dell'asta frequenze: "Credo che ci siano già abbastanza risorse che vengono date allo Stato", ha detto il presidente di Telecom Italia il quale ha inoltre puntato il dito contro i continui aggiustamenti alla manovra di governo: "I mercati hanno bisogno di certezze, non di continui cambiamenti".

A fare eco a Bernabè anche l’Ad di Telecom Italia, Marco Patuano. "Non vedo motivo per cui ci dovrebbe essere la Robin Tax nel settore delle telecomunicazioni”. "Abbiamo in corso una gara sulle frequenze di quarta generazione che determinerà un incasso decisamente succulento per il governo". Quanto alla possibilità di chiedere un'esenzione dalla Robin Tax Patuano ha replicato: "In questo momento non mi sembra ci sia la volontà di applicarla per cui faccio fatica a chiedere l'esenzione".

Con l’occasione l’Ad ha chiarito che, per il momento, Telecom Italia non prevede di effettuare altre acquisizioni in Brasile, dopo aver rilevato recentemente due reti di trasporto nel paese sudamericano. "In Brasile - ha ricordato Patuano-  abbiamo fatto acquisizioni di infrastrutture, abbiamo comprato due reti di trasporto e siamo molto contenti. Per il momento in Brasile stiamo bene così". E se in America Latina non intende muoversi, in Italia l’operatore potrebbe realizzare altre piccole dismissioni, dopo la cessione di Loquendo all’americana Nuance.

Patuano infine ha commentato anche la situazione economica italia. "Se devo dire la verità, quello che guardo con attenzione e' il percorso verso la crescita e lo sviluppo. Su questo c'è da fare".

Tornando alla Robin tax va ricordato che la levata di scudi contro il balzello vede in campo anche altri manager delle Tlc che in occasione della prima versione della manovra, nei primi giorni di agosto, si sono espressi a sfavore dell'eventualità di un esborso da parte delle telco. ''E' assolutamente inaccettabile': con queste parole l'amministratore delegato di Wind, Ossama Bessada, ha commentato l'ipotesi di una possibile estensione alle telco dell'addizionale per le imprese energetiche. ''Io penso che per un'azienda che investe un miliardo di euro l'anno in infrastrutture e rete per il Paese, sia totalmente inaccettabile una tassa del genere, non giustificabile da ogni punto di vista in particolare considerando che lo Stato incasserà svariati miliardi dal settore delle telecomunicazioni nell'ambito della gara per le frequenze''. Se l'ipotesi venisse confermata potrebbero essere a rischio gli investimenti: "Potremo pensare anche a questo'', ha detto Bessada.

“L'azione lobbistica delle principali aziende del settore energetico, volta ad estendere la Robin Tax ai settori regolati, non ha nessun senso logico né economico e la sola approvazione di un parere della Commissione parlamentare sta già provocando la reazione negativa dei mercati sui titoli Tlc", è il parere di Stefano Parisi, Presidente di Asstel.

“Chiediamo al Governo e al Parlamento di chiarire quanto prima la situazione al fine di evitare ulteriore allarme sui mercati. La Robin tax è ingiusta e distorsiva, indipendentemente dai settori cui viene applicata; nell'interesse del sistema economico nazionale andrebbe eliminata. Cercare di estenderne l'ambito di applicazione per ridurre l'impatto su specifici soggetti, come stanno chiedendo le aziende del settore energetico, non rende questa misura più accettabile, né meno dannosa. È del tutto inedito, nella dinamica della rappresentanza di interessi del sistema Confindustriale, che aziende di un settore chiedano di estendere misure fiscali penalizzanti per le imprese alle aziende di altri settori produttivi.
Le aziende del settore energetico dovrebbero preoccuparsi di ottenere l'eliminazione di una tassa ingiusta e non chiedere di estenderla ad altri settori regolati, senza alcuna logica se non quella del mal comune mezzo gaudio.

Parisi ha inoltre evidenziato le differenze tra il settore energetico e quello delle telecomunicazioni. "Nel nostro settore c'é una consolidata dinamica competitiva che vede una continua riduzione dei prezzi, con effetti negativi sui ricavi e sui margini, con impegni di investimento rilevantissimi per la modernizzazione del paese, mentre il quadro competitivo nel settore energetico è ancora caratterizzato da una sostanziale stabilità nelle offerte e da una alta profittabilità per le imprese. Ed è questa la logica, seppur non condivisa, della Robin Tax: colpire i settori ad alta profittabilità a causa delle ridotte condizioni concorrenziali; settori, come quello energetico, le cui reti sono state realizzate in passato dallo Stato, non certo dalle imprese private in concorrenza".

02 Settembre 2011