Agcom: "Robin tax non applicabile alle Tlc"

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In una segnalazione inviata a governo e parlamento, l'Authority rileva: "Tassa incompatibile con normative comunitarie e nazionali". E sottolinea: "Nel settore non si generano extraprofitti tali da giustificare la misura fiscale"

di Federica Meta
La Robin tax, ovvero la maggioranza di imposta sugli utili delle aziende operanti nel settore dell'eneregia, non è applicabile al settore delle Tlc. A ribadirlo l’Agcom in una segnalazione inviata al governo e al parlamento nella quale l’Authority ne spiega il motivo. Esprimendo apprezzamento “per la decisione del Governo di non estendere alle imprese di settore la maggiorazione di imposta sugli utili”, Agcom ricorda che il balzello sarebbe comunque stato incompatibile con il quadro legislativo nazionale e le direttive comunitarie che prevedono – si legge nel documento – che “i fornitori di servizi di comunicazione elettronica possano essere assoggettati esclusivamente al pagamento di diritti amministrativi collegati alla gestione del regime di autorizzazione e alla concessione di utilizzo delle radiofrequenze”.

Tali norme fanno il paio con la giurisprudenza comunitaria, secondo cui gli stati non possono imporre alle aziende di Tlc contributi che non corrispondano al rimborso dei costi sostenuti dalle amministrazioni o a quelli di uso delle frequenze.

“Il presupposto per I'applicazione di siffatta misura fiscale – prosegue la segnalazione - è la presenza in un determinato settore di pressioni speculative che possano far conseguire elevati extra profitti”. Un presupposto che manca del tutto al settore delle Tlc, dove le entrate delle imprese non sono collegate a prezzi di materie prime volatili ed incerte , ma a forze proprie del settore stesso: “a quelle che scaturiscono dal normale funzionamento di mercati concorrenziaIi per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni al dettaglio –spiega l’Authority - e a quelle del controllo regolamentare dell'Autorità per quanto riguarda i servizi di telecomunicazioni all'ingrosso”. Tali forze impediscono dunque che sia nei mercati al dettaglio sia all’ingrosso si creino rendite o extraprofitti; in più le tariffe all’ingrosso stabilite dall’Autorità, nel rispetto di quanto stabilito dalla Ue, permettono solo la remunerazione dei costi di fornitura efficiente del servizio e del capitale investito.

“La riprova è data dalla dinamica dei prezzi dei servizi di telecomunicazioni che, dal 1997 al 20l0, ha registrato una riduzione dei prezzi dei servizi telefonici del 33,4 per cento a fronte di una crescita del 32 per cento del livello generale dei prezzi al consumo”.

In questo quadro dunque I'applicazione della Robin tax comporterebbe I'erosione dei margini garantiti dalle tariffe all'ingrosso creando un incentivo “a traslare il maggior onere sostenuto sui mercati all'ingrosso, ai mercati al dettaglio e, in ultima analisi, sui consumatori”.

“L'applicazione della Robin Tax al settore delle telecomunicazioni – conclude Agcom - non appare compatibile con il diritto comunitario e darebbe luogo, con tutta probabilità, ad una contrazione degli investimenti delle imprese. Tale contrazione inciderebbe sullo sviluppo del sistema economico italiano, portando a un'ulteriore stagnazione - più volte sottolineata - degli investimenti nelle reti di nuova generazione fisse e mobili, che sono indispensabili per il progresso tecnologico ed economico del paese”.

09 Settembre 2011