Europa: per le Tlc è corsa contro il tempo

FOCUS

Elezioni del Parlamento alle porte. La riforma rischia di slittare

di Mila Fiordalisi
È una corsa contro il tempo quella verso l’approvazione, da parte dell’Europa, del Telecom Package, l’atteso pacchetto di misure che dovrà ridefinire il quadro regolatorio continentale in materia di telecomunicazioni alla luce del rinnovato scenario tecnologico e delle esigenze di operatori di mercato e cittadini.
I lavori vanno avanti dal 2002 anche se è a partire dal mese di novembre 2007 - data a cui risale la realizzazione, nero su bianco, della bozza di legislazione - che si è cominicato a delineare concretamente il nuovo scenario regolatorio. Ora però resta davvero poco tempo per non rischiare di rimandare a data da destinarsi l’approvazione definitiva del pacchetto. La deadline è aprile 2009: in calendario c’è la decisione finale, in sessione plenaria a Strasburgo, da parte di Parlamento, Consiglio e Commissione, sul Telecom Package. Ma se l’approvazione definitiva non dovesse arrivare ad aprile si rischia di mandare all’aria tutto il lavoro fatto. La fine del mandato parlamentare europeo si avvicina – sono fissate ai primi giorni di giugno 2009 le votazioni nei singoli Stati membri – e se il pacchetto Telecomunicazioni non sarò licenziato per tempo la discussione slitterà inevitabilmente al dopo elezioni, con tutte le implicazioni del caso sia sul fronte temporale sia su quello dei contenuti, considerato che la “squadra” che ha a lungo lavorato sul caso non sarà più la stessa.
Le questioni sul piatto sulle quali bisogna ancora trovare un accordo comune non sono molte, in termini numerici, ma sono le più importanti: accesso alle reti Ngn e assegnazione delle frequenze derivanti dallo switch off televisivo (migrazione dall’analogico al digitale) sono i due più intricati nodi da sciogliere. Stando alle parole del Commissario europeo per la Società dell’Informazione Viviane Reding “il 70% del lavoro è stato fatto”. Ma non tutti concordano: durante la conferenza che ha riunito a Praga, lo scorso 17 febbraio, i ministri delle Tlc dei 27 Stati membri, sono stati presentati una serie di emendamenti al testo iniziale della Commissione già revisionato dal Parlamento europeo a settembre 2008 e successivamente recepito dalla Commissione il 6 novembre e nuovamente dal Consiglio il 27 novembre. “Ma parlare di un accordo vicino è ridicolo - sottolinea un diplomatico europeo che preferisce restare anonimo -. Sul 90% del testo non c’è concordanza di opinioni. Dunque siamo parecchio lontani dal traguardo”.
Come dovrà essere regolato l’accesso alle reti a banda larga di nuova generazione? È meglio optare per il modello suggerito dal Consiglio europeo, su proposta della Commissione, che prevede un “premio” (risk premium) per chi realizzerà le infrastrutture? Oppure dovrà prevalere la linea parlamentare orientata alla condivisione del rischio (risk sharing) da parte di tutti gli attori in campo? Nel modello Commissione-Consiglio cosa si intende esattamente per premio: una vacanza regolatoria oppure un riconoscimento di tipo economico? La banda larga deve essere riconosciuta in qualità di servizio universale? Questi gli interrogativi in materia di Ngn e broadband ancora a caccia di risposta. A cui si aggiungono quelli, altrettanti spinosi, relativi al delicato tema della riallocazione dello spettro radio. È ipotizzabile una riassegnazione delle risorse con una regia comunitaria oppure ogni singolo Paese potrà operare in base alle specifiche esigenze? Le frequenze liberate come dovranno essere utilizzate? Quali i soggetti “titolari” delle risorse?
Come se non bastasse al tutto si somma la sopraggiunta crisi economica. Lo slittamento dei tempi di approvazione della riforma fa paura: il settore delle telecomunicazioni ha contribuito alla produzione di un quarto del prodotto interno lordo in Europa negli ultimi dieci anni. Il forte rallentamento del business della telefonia fissa ha però già messo in crisi i conti dei colossi del settore che guardano alla banda larga in qualità di fonte di nuove revenue. Ma gli investimenti sulle reti di nuova generazione sono al palo e non solo perché manca liquidità: i maggiori operatori in particolare aspettano che si faccia chiarezza sulle regole prima di investire eventuali risorse. Intanto però si allontano sempre di più gli obiettivi di Lisbona.


Gli altri articoli sono pubblicati sul numero 5 del quindicinale Corriere delle Comunicazioni

 



05 Marzo 2009