Romani: "Primo obiettivo: eliminare il digital gap"

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"Nel medio termine il nostro impegno riguarderà l'implementazione delle reti in fibra ottica. Il rapporto Caio è un'importante base conoscitiva"

«Abbiamo due obiettivi: uno a breve termine che è cancellare il digital divide. L’altro a medio termine che è di implementare le reti di nuova generazione”. Paolo Romani, viceministro per le Comunicazioni delinea così gli impegni del governo dopo la presentazione del rapporto Caio. “Caio ha fatto un ottimo lavoro. Ora abbiamo una importante base conoscitiva per aprire la discussione sul futuro delle nostre reti elettroniche”.

Si va alle calende greche?

Niente affatto. Anche perché abbiamo ben chiaro che una rete di Tlc veloce, con una connessione a banda larga di almeno 50 Mb/s a casa degli italiani, è un’arma competitiva che fra qualche anno sarà decisiva. Non dimentichiamo che si tratta di un investimento di 10 miliardi di euro e che interviene nel vivo della rete di accesso. Vi sono moltissime questioni da analizzare: il reperimento delle risorse, l’azione pubblica, gli investimenti privati, il ruolo dell’incumbent, la concorrenza. Intanto, si parte con la lotta al digital divide.

Compromesso al ribasso?

No: è il primo step, un passo necessario e propedeutico allo sviluppo delle reti di nuova generazione. Iniziamo da dove c’è una chiara situazione di emergenza. Il digital divide è una tassa che grava su cittadini e imprese limitandone le opportunità. Caio ci ha presentato dati allarmanti: il 13% della popolazione, e cioè quasi 8 milioni di italiani, non ha una connessione a Internet a banda sufficiente. Ciò significa essere esclusi dai servizi della società dell’informazione. Se le cose restano così, saranno vani anche gli sforzi del ministro Brunetta e di ministri come quelli di Sanità, Istruzione, Giustizia e altri di mettere la PA online. Di qui la necessità di cancellare al più presto il digital divide.

Se ne parla da anni.

Ma ora abbiamo le idee chiare e i fondi necessari. Vogliamo dare a tutti gli italiani, entro il 2012, una velocità compresa fra i 2 e i 20 Mb/s. E vogliamo assicurarli al 95,6% della popolazione grazie agli investimenti nelle tecnologie fisse. L’accesso radio, a capacità garantita, verrà assicurato al 3,9% della popolazione con le piattaforme wireless oggi disponibili.

Sono disponibili anche le risorse?

Sì. Il 26 maggio il Senato ha definitivamente approvato uno stanziamento di 800 milioni di fondi Fas. Manca solo il via libera finale del Cipe. Mi auguro arrivi presto, magari entro questo mese. Abbiamo poi 264 milioni già adibiti alla realizzazione del progetto larga banda: consentiranno di intervenire nella rete di backhaul. Infine, ci sono 188 milioni da investire per lo sviluppo delle aree rurali. Abbiamo fatto i conti. Per coprire il digital divide servono 1.471 milioni.
Così ne mancano 219...
Ma non investirà solo il pubblico. Anche i privati sono chiamati a partecipare. Gli interventi verranno realizzati con il meccanismo del project financing. Questo ci consentirà di erogare contributi in favore degli operatori che intenderanno partecipare.

Come gli sceglierete?

Faremo gare ad evidenza pubblica a livello territoriale. Il progetto rappresenta anche un importante intervento anticongiunturale: verranno impegnate 50.000 persone in quattro anni per i lavori di manodopera e progettazione. Coinvolgeremo 4.000 ingegneri, 11.000 tecnici, 13.000 operai qualificati, 15.000 operai comuni, 6.000 impiegati. In tutto saranno 33.000 interventi con ricadute positive anche per una larga fascia di indotto. È un progetto di sistema che porterà benefici a tutti. Abbiamo calcolato che ne deriverà un incremento del Pil di 2 miliardi di euro.

Sapete già la destinazione dei fondi?

Sì. 763,85 milioni per le opere civili; 617,66 milioni per forniture di hardware e software; 89,81 milioni per le attività di progettazione.

Per fare cosa?

Estendere la fibra sostituendo l’attuale rete in rame, anche nelle aree oggi servite da Adsl Lite dove gli apparati minidslam verranno sostituiti. Investiremo 564 milioni per connettere 2.900 centrali in fibra ottica e altre 1.000 con ponti radio. Il rinnovo di 8.000 centrali vale 161 milioni di euro. L’opera più onerosa, 747 milioni, sarà la bonifica della rete di accesso incrementando la connettività sia fissa che mobile. Regioni ed Enti locali hanno investito in proprie reti. A volte anche in modo confuso.
È evidente che dobbiamo trovare un coordinamento. Le stesse Regioni e gli Enti locali ne sono consapevoli. La cabina di regia sarà presso il nostro Dipartimento. Infratel Italia ne sarà il braccio operativo. C’è un convitato di pietra: Telecom Italia. Non sappiamo nemmeno se fra qualche tempo potrà chiamarsi ancora “Italia”. Allude ai rumor sulla fusione con Telefonica? Per quanto ci riguarda, Telecom deve rimanere italiana. L’ho detto a Bernabè e anche ad Alierta.

Altrimenti, bisognerà scorporare la rete?

È una delle ipotesi di Caio. E non è nemmeno all’ordine del giorno. Concentriamoci sul digital divide.

22 Giugno 2009