Tablet e smartphone. L'Italia alla prova della new mobile economy

IL CONVEGNO DEL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI

A Milano pieno di partecipanti all'evento organizzato dal nostro giornale con il patrocinio dell'Agenzia dell'Innovazione dedicato a indagare le opportunità di business per le aziende legate al fenomeno di "tavolette" e apps. Online gli atti del convegno

di Valentina Rusconi
Smartphone e tablet stanno hanno cambiato il mercato e il modo di fruire della tecnologia. Le aziende si devono confrontare quotidianamente con queste nuove modalità di fare business, cogliendo le sfide e opportunità offerti e cercando di intuire quale sarà l’evoluzione delle tendenze in atto. Sono alcuni dei temi che sono stati affrontati oggi nell’ambito del convegno “New Mobile Economy. Tablet & Smartphone, un cambiamento sociale di mercato”, organizzato da Corriere delle Comunicazioni assieme ad Accenture e Telecom Italia con il patrocinio dell’Agenzia dell’Innovazione.

Alla discussione, moderata dal professore Francesco Sacco dell’Università Bocconi, hanno partecipato esponenti dell’ecosistema mobile: Stefano Nocentini, responsabile Topmarketing di Telecom Italia, Marco Matera di Accenture, Romeo Quartiero, presidente di DS Group, Serge Pastore, direttore generale di BBJ, Antonio Bosio, direttore di Prodotti e Soluzioni di Samsung Italia, e Alessandro Macciardi di BIP.

“Si può parlare di New mobile economy e quali sono le conseguenze dal punto di vista pratico del business per le aziende?”, ha chiesto Sacco all’inizio del suo intervento, partendo proprio dallo spartiacque segnato dal sorpasso nelle vendite di smartphone sui cellulari, avvenuto a fine 2010 negli Stati Uniti e nel secondo trimestre 2011 in Europa.

"I player nuovi, Facebook primo fra tutti - ha ricordato Sacco - stanno ridisegnando i meccanismi di comunicazione e interazione tra soggetti o di acquisizione notizie. Tuttavia, l’economia che si sta configurando non è necessariamente diversa quanto più interattiva, e il fattore chiave per le aziende diventa proprio la partecipazione degli utenti, per i quali aumenta il vantaggio percepito e la fidelizzazione".

Un passaggio centrale diventa allora come il mobility si sia evoluto progressivamente in un ecosistema nel quale convergono diverse industrie: device provider come Apple o Nokia, internet player come Facebook, giganti del software (Microsoft od Oracle, per esempio), ma soprattutto i fornitori di servizi di telecomunicazioni.

Nel corso degli interventi l’attenzione si è così spostata sull’interrogativo di come si debbano muovere le aziende, soprattutto cercando di intuire quali saranno i player attorno ai quali si concentrerà questo ecosistema. La sfida non è tuttavia solo esterna, ma anche di impadronirsi di questi strumenti, di muoversi velocemente per “acquisire un vantaggio quantitativo e competitivo”, con un approccio che sia il più integrato possibile, ha sottolineato Matera, della nuova divisione Mobility Services di Accenture.

In Italia, paese con il più elevato tasso di penetrazione di smartphone al mondo, chi si propone come player di riferimento per le aziende in particolare è Telecom Italia grazie alla sua Nuvola, con la quale si rivolge anche ai mobile worker, coloro che lavorano senza un ufficio e la cui percentuale è destinata a crescere (dal 29% del 2009 al 35% atteso del 2013).

“Si aiutano le aziende a lavorare usando tutti i device, definendo nuovi modelli di business tarati su di loro”, ha evidenziato Nocentini, “si ha la possibilità di connettere la rete fissa e la rete mobile, con data center in Italia, dato che le aziende hanno bisogno di garanzie e di sapere dove sono i loro dati e quali leggi rispondono”.

Durante il convegno ricadute pratiche di queste tecnologie sono state illustrate da Quartiero, di DS Group, società specializzata nelle applicazioni per chi lavora in mobilità. Bosio, direttore di Samsung Italia, ha ricordato la richiesta di apparecchiature e prodotti, televisori in primo luogo, che permettano di interagire con il mondo esterno e di inserirsi nell’ecosistema. Pastore di BBJ, ha invece accennato ai primi progetti di sperimentazione di geolocalizzazione e geotagging.

Se il privato avanza, la Pubblica amministrazione resta tuttavia indietro. Nell’analisi, presentata alla conclusione del convegno da Macciardi, emerge una realtà “con un livello dei portali deludente”, mentre servizi che potrebbero sfruttare “le elevatissime potenzialità dei tablet e degli smartphone sono a un livello primordiale” .

29 Settembre 2011