Frequenze, quello squilibrio inaccettabile fra tv e Tlc

L'ASTA LTE

L'asta Lte si è conclusa con 4 miliardi incassati dallo Stato. Un ottimo risultato, scrive l'economista Tommaso Valletti, che avrebbe potuto essere migliore se le emittenti non occupassero tanto spettro a prezzi irrisori

di Tommaso Valletti*
Si è conclusa l’asta per le frequenze iniziata un mese fa. È stato messo a gara un “pacchetto” di 255 MHz, collocati in vari punti dello spettro elettromagnetico e in parte provenienti dal cosiddetto dividendo digitale. Le frequenze più appetibili sono risultate quelle nella banda intorno a 800 MHz, seguite da quelle nella banda a 2600 MHz: entrambe sono finite nelle mani degli operatori telefonici, che le utilizzeranno per le future generazioni di comunicazioni mobili a elevate velocità (4G e Lte). L’incasso totale è vicino ai 3,95 miliardi di euro.

Un risultato a doppia faccia
Il risultato è ottimo, perché genera incassi e soprattutto perché libera risorse frequenziali sottoutilizzate. Indica, però, anche uno squilibrio inaccettabile tra operatori televisivi e altri soggetti (operatori telefonici in questo caso). Le frequenze intorno a 800 MHz sono pressoché identiche a quelle che stanno per essere assegnate agli operatori televisivi. Gratuitamente e tramite un “concorso di bellezza” (beauty contest).

Fare due conti è utile. Le frequenze 4G, da sole, hanno incassato 2.962.300.000 euro, ovvero poco meno di 50 milioni per MHz. Nel penultimo rilancio, H3G, poi battuta definitivamente da Wind dopo più di trecento tornate di gara, aveva messo sul piatto 467.500.000 euro per 5MHz accoppiati. Di frequenze di quel tipo non ce n’erano più, per cui Wind offrendo di più ha vinto e H3G ha perso.
E sfilarne qualcuna alle reti nazionali? Ogni multiplex televisivo occupa lo stesso spazio frequenziale che H3G non è riuscita a ottenere. Ci sembra che H3G abbia perlomeno segnalato che aveva in mente di farne qualcosa di quelle frequenze – adesso invece è un operatore azzoppato rispetto ai suoi rivali e si parla anche di una sua uscita dal mercato. Oppure, senza discriminare nessuno, non sarebbe ancor meglio fare una gara aperta a tutti, sia agli operatori telefonici sia a quelli televisivi e, come si dice, “vinca il migliore”?

E invece no. Le Tv continuano a pagare zero o cifre irrisorie per le frequenze. Moltiplicano a dismisura i canali che possono trasmettere, con contenuti che a dire il vero non si vedono.
Resta il nodo del pluralismo. Noi di “bellezze” al beauty contest ne abbiamo viste ben poche. Oltre ai soliti noti, c’è Prima Tv di Tarak Ben Ammar e soprattutto c’è Sky Italia, che è ben posizionata per ricevere un multiplex. Ci sembra una magra e ironica consolazione salutare Rupert Murdoch, visto come il fumo negli occhi da Mediaset, come il salvatore del pluralismo nazionale, ben sapendo i seri problemi che il suo giornalismo sta causando nel Regno Unito.

*Professore Ordinario di Economia all'Imperial College London e all'Universita' di Roma "Tor Vergata". Research Fellow del Cepr di Londra e membro della Competition Commission (UK)
L'articolo è stato tratto dal sito www.lavoce.info

30 Settembre 2011