Kroes: "La ripresa passa attraverso l'Ict"

EXIT STRATEGY

La Commissione Ue pronta a stanziare 9,2 miliardi per il finanziamento delle infastrutture broadband e il roll out di servizi innovativi: i fondi per le reti (6,4 miliardi) genereranno investimenti per 100 miliardi

di Mila Fiordalisi
“L’Europa ha bisogno di focalizzare gli sforzi su quei settori che sono fonte certa di crescita, ora e in futuro. Ed è noto che l’Ict è uno dei settori con il maggiore potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la crescita della produttività e la spinta alla competitività”.

Passa attraverso l’innovazione la ripresa dell’Europa secondo il commissario all’Agenda digitale Neelie Kroes. La vice presidente della Commissione europea ha approfittato del palco del Digital Agenda Summit, organizzato a Bruxelles dall’Etno per delineare la “exit strategy” dell’Europa (scarica qui la relazione integrale). “Dobbiamo lottare per il futuro politico ed economico dell’Europa. La situazione è difficile. Gli Stati Membri, ma anche investitori e consumatori sono focalizzati sulle priorità di breve periodo. Ma è dimostrato che i Paesi leader in Europa per produttività sono quelli che hanno investito in Ict, un comparto che contribuisce per metà della crescita europea”, puntualizza il commissario.

Dati alla mano Neelie Kroes sottolinea che investire nella banda larga di qui ai prossimi dieci anni può generare attività per oltre un trilione di euro e creare milioni di nuovi posti di lavoro. Una crescita del 10% della penetrazione della banda larga genera un aumento del Pil fra lo 0,9 e l’1,5%. “Investire in Ict significa dunque investire in un futuro competitivo: l’Europa di domani è digitale”, ne è certo il commissario.

Certo gli ostacoli non mancano: necessaria l’individuazione di un modello di business sostenibile per le imprese del comparto: “Bisognerà lavorare tutti insieme”, aggiunge il commissario che resta però convinto del ruolo strategico delle infrastrutture. “Abbiamo bisogno delle infrastrutture giuste e in particolare delle reti Ngn, le uniche in grado di soddisfare la crescente domanda di banda in termini di servizi e applicazioni. Su questo punto siamo tutti d’accordo, ma non c’è accordo su come spingere il deployment dei network. Purtroppo le telco non sono troppo convinte di investire ingenti risorse per il roll out della fibra”.

La maggior parte degli stakeholder ritiene che ciò sia dovuto alla competizione con le attuali reti in rame e che i prezzi di accesso giochino un ruolo chiave per gli investimenti in fibra. “Gli operatori di Tlc sono divisi sul tema – ricorda la Kroes-. Gli Olo considerano troppo elevati i prezzi di accesso al rame e ritengono che gli incumbent preferiscono continuare a fare profitti sulle reti esistenti piuttosto che investire nelle nuove reti in fibra. Abbassare i prezzi sarebbe la chiave per spingere le nuove reti. Di contro gli incumbent ritengono che l’abbattimento dei prezzi possa erodere i prezzi retail per il broadband. Ciò di conseguenza renderebbe difficile applicare tariffe in grado di ripagare i costi e il rischio di investimento. Di fatto non ci sarebbe convenienza a investire nella realizzazione di un network parallelo in fibra se questo compete con un network in rame i cui costi di accesso sono considerati più competitivi. I consumatori non apprezzerebbero la differenza in termini di qualità del servizio fra le due tecnologie”.

La verità – dice il commissario- sta nel mezzo “ed è per questa ragione che abbiamo deciso di lanciare una consultazione pubblica che possa fornire risposte adeguate e possa evidenziare i modelli più adatti a favorire gli investimenti in fibra in particolare da parte degli incumbent”.

Due gli elementi chiave: da un lato si ipotizza un modello che passi attraverso il progressivo calo dei costi di accesso alle reti in rame. Dall’altro si valuta la possibilità di adattare la situazione a seconda dei progetti degli operatori e di procedere allo switch off dal rame alla fibra quando le nuove reti saranno realizzate. “Lo switch off graduale potrebbe ridurre i rischi e consentire un ritorno degli investimenti in fibra nell’arco di dieci anni: ciò sarebbe in linea con gli interessi degli investitori”.

L’approccio passa attraverso un abbattimento dei costi di accesso al rame nelle aree in cui non sono previsti investimenti significativi nella fibra. Ciò- sostiene la Kroes- stimolerebbe gli investimenti nelle nuove reti a patto però, puntualizza il commissario, che la migrazione alla fibra faccia il paio con prezzi più alti per l’accesso wholesale e retail ai nuovi network. “Questo meccanismo assicurerebbe il mercato sulla profittabilità dell’investimento”.

Bisognerà poi tenere conto del rischio di investimento e garantire un adeguato ritorno. “Per facilitare gli investimenti e sbloccare l’accesso ai fondi per le infrastrutture sul lungo periodo la Commissione europea proporrà un piano ad hoc”, annuncia la Kroes. In dettaglio la Commissione lavora a un nuovo “Connecting Europe Facility” che stanzierà 9,2 miliardi di euro per supportare gli investimenti in broadband e nello sviluppo di servizi digitali pan-europei: 6,4 miliardi saranno specificamente destinati alle infrastrutture e concessi sotto forma di equity, debito o garanzie. Stando ai calcoli della Commissione lo stanziamento per le infrastrutture dovrebbe generare investimenti per 100 miliardi, un terzo delle risorse necessarie per mettere a segno gli obiettivi della Digital Agenda.

Novità sono attese anche sul fronte regolatorio: “Favoriremo la competizione riconoscendo il rischio di investimento: i fondi saranno a disposizione per favorire la condivisione del rischio fra più parti”.

La ricetta non sarà però solo a base del “fixed broadband”. Il wireless sarà considerato un pezzo importante della nuova strategia in considerazione dell’esplosione di smartphone e dispositivi mobili. “Le attuali policy sullo spettro aiuteranno il roll out di reti mobili di nuova generazione e per questa ragione sono decisa a rendere più flessibile e coordinata la gestione dello spettro a livello europeo” .

La Kroes infine annuncia di voler rimuovere tutte le barriere per la creazione del Single Market digitale per rendere possibile l’accesso di servizi innovativi – di ehealth, education, e-gov e e-banking – da parte di tutti i cittadini europei “che devono essere correttamente informati sulla tipologia e la tariffazione dei servizi e devono avere la possibilità di cambiare operatore velocemente”.

03 Ottobre 2011