Agenda digitale, De Brabant: "Scegliere progetti da realizzare in 12 mesi"

AGENDA DIGITALE

Il presidente di Between rilancia sull'Ict come perno della exit strategy. E incalza: "Non c'è più tempo, passare all'azione"

di Mila Fiordalisi
Action: è questa la parola scelta da Between per connotare l’edizione 2011 della due giorni che a Capri vedrà riuniti, come da tradizione ormai, i principali top manager delle aziende dell’Ict (telco e Ott) rappresentanti del mondo politico-istituzionale – ci saranno i ministri Brunetta e Romani – e regolatorio, esperti e consulenti e, quest’anno, anche un nutrito gruppo di rappresentanti del mondo bancario.
Il principale tema all’ordine del giorno è quello dell’Agenda digitale, o meglio, della definizione delle linee d’azione da intraprendere affinché il nostro Paese possa salire davvero sul treno dell’innovazione dandosi una direzione precisa in nome della crescita, dello sviluppo e, ça va sans dire, della ripresa. “Non c’è più tempo”, allerta il presidente di Between François de Brabant. “Bisogna passare all’azione e mettere a punto una roadmap fatta di progetti e iniziative da concretizzare di qui ai prossimi 12 mesi”.
Presidente, la situazione si fa difficile. La nuova ondata della crisi certamente si ripercuoterà su un mercato, quello dell’Ict, già sofferente. Mancano le risorse da investire, la spesa è in calo…
Appunto, è ora di darsi una mossa, non c’è più spazio per le chiacchiere, a meno di non voler rendere ancora più drammatica la situazione. Il lavoro da fare ora è ragionare sulle azioni che consentano di dare una spinta al mercato dell’Ict e soprattutto di far incontrare la domanda con l’offerta. E definire azioni, mi preme puntualizzarlo, è diverso dal fare appelli. Abbiamo chiesto ai partecipanti alla convention di Capri di proporre iniziative precise che siano concretamente realizzabili nei prossimi 12 mesi.
Nel nostro Paese dunque la domanda non si incontra con l’offerta…
In Italia esistono due differenti mercati. Si sta assistendo a un’enorme crescita della domanda di terminali innovativi quali tablet e smartphone. I consumatori acquistano più del previsto e l’informatizzazione individuale dunque sta accelerando. Un altro fenomeno interessante è quello delle app, strettamente connesso con i nuovi device. Ebbene, il sistema Paese non riesce a marciare alla stessa velocità.
La domanda italiana si incontra di fatto con l’offerta estera: sono gli over the top, Google, Facebook & co a incontrare la domanda. A dimostrazione che il sistema Italia non riesce ad agganciare questo sviluppo. Bisogna quindi definire le Action per recuperare terreno.
Come?
I modelli di business devono inevitabilmente cambiare. La filiera dell’Ict deve riposizionarsi. Non è pensabile un’offerta ancora basata sulla vendita di pc, connettività e licenze. La domanda non va più in questa direzione. Bisogna inventarsi un modo nuovo di innovare: siamo di fronte a una serie di discontinuità impressionanti e la filiera nazionale dell’Ict non può non adeguarsi. Il cloud ad esempio rappresenta decisamente una rottura con il passato: ma bisogna far capire ad aziende e PA quali sono concretamente i benefici, non ragionare con i listini alla mano, altrimenti la tecnologia continuerà a essere percepita con un “extra” di cui si può fare a meno, soprattutto da parte della PA, in cui l’attenzione ai costi si fa sempre più pressante. L’innovazione sta anche e soprattutto nella progettualità, non è più tempo di informatizzare silos verticali, serve trasversalità e la trasversalità richiede una capacità progettuale superiore. Bisogna fare “intelligence” per creare innovazione.
Dunque i player dell’Ict hanno una grossa responsabilità…
Diciamo che l’Ict deve responsabilizzarsi. La nascita di Confindustria Digitale mira proprio a dare una sterzata. Per vincere la sfida bisognerà che l’Ict si renda credibile, che modifichi il suo approccio, che l’offerta si moduli in base alle esigenze del mercato e non più sulla tecnologia. Se l’Ict in questo Paese non è adeguatamente riconosciuta, se non la si ritiene una leva strategica per la ripresa e per lo sviluppo evidentemente qualcosa non ha funzionato. Insomma un po’ di autocritica non guasta. Siamo di fronte a una sfida difficile, e quindi serve una riflessione seria. C’è in palio lo sviluppo del mercato dell’Ict e la crescita del Paese. Non è poco. E non c’è più tempo da perdere. Action!

04 Ottobre 2011