Tremonti "scippa" gli 800 mln all'Ict

IL TESORETTO

La bozza della legge di stabilità prevede che il surplus incassato grazie all'asta Lte sia destinato al fondo per l'ammortamento dei titoli di stato e all'istruzione. Niente risorse per banda larga e progetti di digitalizzazione. Il presidente della Camera, Fini: "Sbloccare subito i fondi per il digital divide". Gentiloni (Pd): "Il governo non mantiene le promesse".

di Federica Meta
Niente tesoretto dell'asta Lte per le Tlc. I circa 1,6 miliardi aggiuntivi, rispetto all'obiettivo minimo di 2,4, incassati dallo Stato nella gara per le frequenze 4G non andranno nemmeno in parte - era previsto il 50% - al settore. Lo prevede la bozza delle legge di stabilità: i fondi in più andranno al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e all'istruzione.

Se il testo venisse confermato, quindi, le Tlc dovrebbe fare a meno di circa 800 milioni di euro di finanziamenti da parte dello Stato (l'asta Lte si è chiusa con un introito che ha sfiorato i 4 miliardi di euro, quindi i proventi in più ammontano a 1,6 miliardi, di cui la metà è per l'appunto, 800 milioni). La legge attualmente prevede infatti che il 50% dei proventi aggiuntivi rispetto ai 2,4 miliardi previsti debbano tornare al settore, mentre la bozza in questione modifica il testo originario, precisando che  ''eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di cui al presente comma sono riassegnate per il 50% al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% ad incremento della dotazione del fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n.33''.

Si tratta di un fondo ''nello stato di previsione del ministero dell'Economia e delle Finanze'' istituito ''al fine di assicurare il finanziamento di interventi urgenti ed indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell'istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi''.

La bozza non convince il Pd. Secondo Paolo Gentiloni, deputato e responsabile Forum Ict "per l'ennesima volta il governo  non mantiene le promesse sullo sviluppo della banda larga''.

''La marcia indietro del governo sui fondi per l'economia  digitale e la banda larga - aggiunge - se fosse confermata, sarebbe la  dimostrazione del caos in cui versano le strategie per lo sviluppo e il rilancio dell'economia. L'impegno preso per reinvestire una parte dell'1,6 miliardi di maggiori introiti dell'asta delle frequenze nel  settore dell'economia digitale era uno dei pochi investimenti certi  finora annunciati''.

''E come tutti sanno questi portano un beneficio non solo alle  aziende legate a internet ma all'intera economia. Rimangiarsi questa  promessa, in un settore che ha appena investito 4 miliardi per acquisire le frequenze, è la conferma -conclude Gentiloni- che il governo non ha nessuna idea di sviluppo e di rilancio dell'economia''.

Secondo Vicenzo Vita, senatore del Pd, "senza nulla togliere - ci mancherebbe - al dramma dell'istruzione pubblica
la scelta del Governo di non impegnare il surplus ottenuto con la gara per le frequenze delle tlc nel settore, è  l'ennesima dimostrazione della completa mancanza di strategia".

"E' dall'inizio di questa legislatura - prosegue il senatore - che le risorse promesse al settore dei media sono come le vacche di Mussolini. Girano da una  tabella all'altra e non si fermano mai. Attenzione perché ci  sono impegni presi per l'incremento della banda larga e il sostegno delle emittenti locali che non possono essere  delusi".

Intanto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiede che gli 800 milioni per la banda larga siano sbloccati.
"Le istituzioni devono essere consapevoli dell'importanza dello sviluppo economico attraverso il digitale -ha sottolineato Fini, nel videomessaggio inviato allo Iab Forum in corso a Milano - Mi auguro che gli 800 milioni della
legge 69 del 2009 per la banda larga, vengano sbloccati al più presto dal Cipe". Anche perché "il 2% del Pil italiano è prodotto dalla Internet economy e nell'ultimo anno il 34% delle imprese online hanno aumentato il numero di occupati".

Secondo Fini, "occorre sostenere le imprese virtuose. Ad esempio- spiega - diminuendo "l'Iva per i prodotti di carattere culturale commercializzati attraverso il web". Infine il presidente della Camera si sofferma sul potenziale
risparmio che si avrebbe se la Pubblica amministazione fosse completamente digitalizzata: "Secondo uno studio del politecnico di Milano ci sarebbe un risparmio di 40 miliardi all'anno".

12 Ottobre 2011